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Nel cuore dell’Alto Adige, tra le pendici boscose della Val d’Isarco, sorge un castello poco conosciuto ma ricco di fascino: il Castello di Gernstein, noto anche con il nome di Castel Tina. Immerso nella tranquillità della valle del Rio Tina, nei pressi del paesino di Latzfons e a pochi chilometri dalla suggestiva Chiusa (Klausen), questo castello è una vera gemma nascosta tra le montagne dell’Alto Adige.
La costruzione del Castello di Gernstein risale al XII secolo, intorno all’anno 1180. A edificarlo fu Heinrich Garre, un ministeriale del vescovo di Bressanone, da cui deriva il nome originale della struttura, “Gerrenstein”. Inizialmente, la funzione del castello non era solo residenziale ma soprattutto strategica: sorgeva lungo un’importante via di comunicazione della Val d’Isarco e controllava le vicine miniere di rame, come quella di Villandro, risorsa preziosa nel Medioevo.
Durante il XIV secolo, la storia del castello si fa più movimentata. Passa nelle mani della famiglia von Voitberg, ma nel 1356 viene assediato e riconquistato dal principe-vescovo di Bressanone a causa di una rivolta dei sudditi. Successivamente, nel 1389, il castello viene ceduto ai signori di Villandro, che lo mantengono fino al Cinquecento, quando diventa proprietà dei conti Heydorf.
Col passare del tempo, Castel Tina cade in rovina, dimenticato e abbandonato, fino a quando – alla fine dell’Ottocento – viene acquistato dal generale prussiano Friedrich von Gerstein-Hohenstein. Questi ne avvia un’importante ricostruzione in stile neogotico, dando nuova vita alla fortezza. Dopo la Prima guerra mondiale, nel 1919, il castello passa allo Stato italiano, per poi diventare proprietà privata negli anni ’70.

Nonostante oggi il Castello di Gernstein non sia visitabile internamente, la sua struttura esterna conserva tutto il fascino del passato. Posizionato su un sperone roccioso e circondato da fitti boschi, il castello si affaccia sulla valle con una serie di piccole torri di avvistamento e mura che ne evidenziano la funzione difensiva.
La ristrutturazione ottocentesca gli ha conferito un aspetto romantico e neogotico, molto apprezzato dagli appassionati di architettura storica. Una particolarità interessante riguarda il nome alternativo del castello, “Castel Tina”, che deriva dal Rio Tina, il torrente che attraversa la valle dove è situato l’edificio.
Anche se il castello è chiuso al pubblico, è possibile ammirarlo durante una passeggiata o un'escursione. Il modo più suggestivo per raggiungerlo è partire da Latzfons e percorrere i sentieri che attraversano la Valle del Rio Tina, come il sentiero n. 3, ideale per chi ama il trekking immerso nella natura.
In auto, si può arrivare da Chiusa, seguendo le indicazioni per Latzfons, e poi percorrendo un tratto a piedi. Il paesaggio intorno regala scorci pittoreschi e silenziosi, perfetti per fotografie o per una pausa lontano dai luoghi più turistici.

A completare l’esperienza, non può mancare una visita a Chiusa, uno dei borghi più belli d’Italia. Con le sue case pittoresche, le stradine acciottolate e l’atmosfera da cartolina, Chiusa è stata soprannominata “la città degli artisti” per aver ispirato numerosi pittori e poeti tra Ottocento e Novecento.
La città ha una lunga storia documentata già dal 547 d.C., quando il monaco Cassiodoro visse sul vicino monte Sabiona, dove oggi si erge l’omonimo monastero, raggiungibile a piedi con una breve camminata panoramica. Da vedere anche la Chiesa di Sant’Andrea, la Torre del Capitano, e il Museo Civico, ospitato nell’ex convento dei Cappuccini.
Durante il periodo natalizio, Chiusa si anima con i mercatini tradizionali, dove si possono gustare i piatti tipici tirolesi – dai canederli ai formaggi di malga – e acquistare artigianato locale, magari sorseggiando un bicchiere di vino della Val d’Isarco.
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