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Dove è stato girato l'ultimo film di Paolo Sorrentino, La Grazia? Dimenticate Roma decadente de La Grande Bellezza e Napoli mistica di È stata la mano di Dio. Con La Grazia, il regista napoletano porta lo spettatore in una nuova dimensione urbana, scegliendo Torino come fulcro visivo e narrativo del suo ultimo film, presentato in concorso all’82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Non è la Torino industriale degli anni ’70 né quella noir da cinema francese, ma una città dei palazzi governativi, delle biblioteche antiche e dei corridoi che sembrano sospesi tra passato e presente.
La Grazia racconta la storia di Mariano De Santis, Presidente della Repubblica, interpretato da Toni Servillo. Vedovo e cattolico, Mariano vive con sua figlia Dorotea, giovane giurista interpretata da Anna Ferzetti. Nel corso del film, il Presidente si trova a dover prendere decisioni cruciali su due delicate questioni di grazia, che si intrecciano con la sua vita privata e con i dilemmi morali che da sempre lo accompagnano. Il film esplora il conflitto tra diritto e perdono, giustizia e abbandono, e tra la grazia istituzionale e quella interiore, mostrando come anche un piccolo atto di misericordia possa cambiare la vita di una persona.

Sebbene il film dia l’impressione di svolgersi a Roma, in particolare al Quirinale, la maggior parte delle scene principali è stata girata a Torino, con sequenze aggiuntive ambientate a Roma, Milano, Mantova e in alcune zone della campagna modenese. Questa scelta permette a Sorrentino di creare un contrasto tra la monumentalità del potere e l’intimità dei dilemmi personali dei suoi protagonisti.

Torino è stata scelta da Sorrentino per la sua atmosfera austera e geometrica, perfetta per rappresentare il mondo razionale del potere in cui si muovono i protagonisti. Tra le location principali spicca il Castello del Valentino, storica residenza sabauda affacciata sul Po, simbolo di potere e raffinatezza. Altra tappa fondamentale è il Castello di Moncalieri, patrimonio UNESCO, la cui eleganza e maestosità aggiungono un senso di grandezza e solennità alle scene. Il Palazzo Chiablese, con i suoi ricchi interni settecenteschi, offre invece una versatilità scenica ideale per le riprese cinematografiche.
Anche il Museo Egizio e l’Accademia delle Scienze diventano veri e propri personaggi silenziosi del film, dove architettura e storia dialogano con la vicenda e suggeriscono riflessioni senza parole. Infine, il bowling alla Tesoriera rappresenta un momento di leggerezza e gioco, offrendo uno scorcio più quotidiano e affettuoso della vita dei protagonisti. Grazie a queste ambientazioni, il film assume un ritmo meditativo e filosofico, in cui ogni spazio contribuisce a raccontare e approfondire il conflitto interiore dei personaggi.

Nonostante Torino domini la scenografia del film, Roma è presente in sequenze chiave, in particolare a Piazza di Spagna, lungo via Condotti e nel celebre Babingtons Tea Rooms, dove la città si mostra elegante e poetica. La Capitale rappresenta così la memoria, la bellezza e il peso del passato. Brevi scene sono state girate anche tra Milano e Mantova, dove ambienti urbani e campestri arricchiscono il film, creando un contrasto tra il dramma personale e la monumentalità del potere pubblico.
Visivamente, La Grazia è un saggio d’estetica. Ogni inquadratura è pensata come un quadro, ogni carrello lento e meditativo. La musica classica e minimale, alternata a brani contemporanei come Surf Rider e cameo musicali di Gué, accompagna lo spettatore nel dubbio morale dei protagonisti. Toni Servillo e il cast non recitano: abitano lo spazio, camminano tra corridoi e piazze come se fossero pensieri incarnati, rendendo il film una meditazione sul potere di perdonare e sulle scelte umane.
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