A Testa Alta – Il coraggio di una donna: anticipazioni seconda puntata del 14 gennaio 2026
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Questa sera, 14 gennaio 2026, su Rai 1 va in onda il film di Neri Marcorè che rende omaggio, in un certo senso, a Ricardo Zamora, già dal titolo. Un nome che non appartiene solo alla storia del calcio, ma alla leggenda. Campione indiscusso, sex symbol, artista, e uomo dalle mille contraddizioni, Zamora è stato molto più di un portiere: la sua vita sembra una sceneggiatura hollywoodiana, ma tutto è reale.
La storia, ambientata nella Milano degli anni Sessanta, segue le vicende di Walter Vismara, un tranquillo ragioniere di Vigevano con una vita ordinata che all’improvviso cambia quando la sua fabbrica chiude e lui trova lavoro in una nuova azienda milanese. Il suo capo, il Cavalier Tosetto, è ossessionato dal calcio e obbliga ogni settimana i dipendenti a partecipare a partite aziendali tra scapoli e ammogliati.
Pur odiando il calcio, Walter si dichiara portiere per non perdere il posto, venendo preso in giro dai colleghi che lo soprannominano “Zamora” in riferimento al leggendario portiere spagnolo. Tra sfide sul campo, umiliazioni, una storia d’amore con la segretaria Ada e l’aiuto di un ex portiere caduto in disgrazia che lo allena, Walter intraprende un percorso di crescita personale, imparando a confrontarsi con le sfide della vita fuori e dentro il campo.
Nato a Barcellona nel 1901, Ricardo Zamora Martínez è stato uno dei primi grandi fuoriclasse spagnoli. Catalano di nascita ma portiere del Real Madrid, Zamora incarnava un paradosso vivente: ostile alle politiche della monarchia e del regime di Francisco Franco, non rinunciò mai alla carriera nei “Reali”, guadagnandosi il soprannome di El Divino.
La sua fama non era solo calcistica: bevitore di cognac, fumatore incallito, contrabbandiere di sigari e persino attore nel cinema muto, Zamora era un uomo capace di trasformare ogni gesto in spettacolo. Perfetto nei dettagli, dal maglioncino a collo alto ai guanti e ai parastinchi, sembrava più un gentleman inglese che un atleta, ma in campo era un portiere dalle capacità sovrumane.

La vita di Zamora fu segnata da episodi straordinari e pericolosi. Durante la guerra civile spagnola, fu dato per morto dai giornali e finì persino in prigione per dissidenza politica. Fu salvato dalla sua abilità con il pallone: giocando con le guardie carcerarie ottenne la libertà e riuscì a fuggire in Francia, sfuggendo a un destino tragico.
Non meno memorabile fu la sua partecipazione ai Mondiali del 1934 in Italia, dove la sua assenza nello spareggio con l’Italia alimentò leggende di trattative politiche e pressioni esterne. Anche in queste situazioni, Zamora restò fedele a se stesso, dimostrando che il suo talento e il suo carattere erano inscindibili. Sul terreno di gioco, Zamora era un portiere fuori dal comune. Le sue uscite spericolate, i rinvii potenti e la capacità di ipnotizzare gli avversari con lo sguardo lo resero leggendario. Non sorprende che persino Eduardo Galeano lo definisse “il terrore degli attaccanti”, e che il poeta Pedro Montón Puerto gli dedicasse un’ode.
Il suo talento contribuì ai successi del Real Madrid negli anni ’30, con due campionati di Liga e due Coppe di Spagna. Dopo la carriera da giocatore, Zamora diventò allenatore, vincendo titoli con l’Atlético Madrid e guidando brevemente la nazionale spagnola.

Ricardo Zamora si spense nel 1978, a Barcellona, lasciando dietro di sé un’eredità che trascende il calcio. La sua vita è stata raccontata come mito: un portiere divino, un uomo dal carisma straordinario e un simbolo della Spagna sportiva e culturale del Novecento. Ancora oggi, il suo nome evoca ammirazione e fascino, tanto che persino Stalin, sentendo il suo nome, pensò subito al grande portiere.
Questa sera su Rai 1 in prima serata Zamora di Neri Marcorè.
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