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Marty Supreme: chi era davvero il campione irrequieto interpretato da Timothée Chalamet. Dietro Marty Supreme, il nuovo film di Josh Safdie con Timothée Chalamet protagonista, in uscita il 22 gennaio 2026, c'è una storia vera. Ambientato nella New York degli anni Cinquanta, il film prende ispirazione dalla parabola di un personaggio reale che ha trasformato il ping pong in un mezzo di affermazione personale e sociale.
Tra ambizione sfrenata, invenzioni geniali e una carriera costruita contro ogni pronostico, Marty Supreme rilegge una vicenda autentica con uno stile ipercinetico, intrecciando mito, realtà e spettacolo in uno dei progetti più attesi del momento. Scritto da Ronald Bronstein insieme a Josh Safdie, e prodotto da questi insieme a Timothée Chalamet, Eli Bush e Anthony Katagas, Marty Supreme vi aspetta in sala da giovedì 22.
Quest’avventura di formazione segue l’ascesa di Marty Mauser (Timothée Chalamet), ragazzo irrequieto e determinato, dominato da una devozione quasi ossessiva per il ping pong. Impiegato nel retro di una bottega da calzolaio, coltiva l’ambizione di imporsi nel giovane universo del tennis da tavolo, arrivando a ideare e brevettare una pallina tutta sua, la “Marty Supreme”, emblema di una volontà ostinata di affermazione in un ambiente che lo sottovaluta.

Il ping pong diventa così strumento di riscatto e mezzo di auto-definizione. Tra imbrogli, scommesse, amori clandestini e aspirazioni smisurate, Marty supera i confini del suo quartiere e approda sulle scene internazionali, da Londra a Tokyo fino a Parigi, trasformando una passione in una carriera di successo. Con un linguaggio cinematografico vorticoso, il film costruisce il ritratto di una figura fuori misura, animata da un’ambizione leggendaria e pronta a tutto pur di lasciare il segno.
Dietro Marty Supreme c’è la figura reale di Marty Reisman, icona del tennistavolo americano e personaggio fuori da ogni schema. Nato a New York nel 1930 e cresciuto nel Lower East Side, Reisman imparò a giocare lontano dai circuiti ufficiali, tra parchi e sale improvvisate, trasformando il ping pong in uno strumento di riscatto personale. Campione nazionale più volte tra gli anni Cinquanta e Settanta, conquistò anche cinque medaglie mondiali e rimase competitivo fino a età avanzata, diventando nel 1997 il più anziano vincitore di un titolo nazionale. Scrittore, showman e provocatore, morì nel 2012 lasciando dietro di sé un mito sportivo e culturale.
Marty Supreme non è un biopic tradizionale, ma una rielaborazione libera della vita di Reisman. Il protagonista Marty Mauser ne riprende lo spirito da outsider, l’astuzia e il gusto per la performance, ma il film si concede ampie licenze narrative. Safdie usa elementi autentici – l’infanzia newyorkese, le partite a soldi, il successo tardivo – per costruire un racconto più ampio, che mescola sport, ambizione e avventura urbana. La realtà diventa materia grezza da trasformare in mito cinematografico, privilegiando l’energia del personaggio rispetto alla precisione storica.

Reisman non fu solo un grande atleta, ma un vero intrattenitore. Celebre per le partite giocate per denaro, i trucchi psicologici sugli avversari e uno stile teatrale, incarnava l’idea dello sport come spettacolo. Gestì club storici di New York, frequentati da artisti e intellettuali, scrisse libri e apparve persino in tv, alimentando la propria leggenda. È proprio questa dimensione eccentrica e carismatica ad aver affascinato Josh Safdie e Timothée Chalamet. Più che la cronaca di una carriera, Marty Supreme racconta l’epopea di un uomo che ha trasformato il ping pong in una forma di vita e di arte.
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