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Il turismo in Italia gode di ottima salute e non è merito solo del Giubileo. Se l'Anno Santo di certo ha dato un'ulteriore spinta all'arrivo di pellegrini e turisti nel Belpaese, le previsioni per il 2026 in Italia appaiono essere più che lusinghiere. Molto si sta parlando infatti di un'indagine realizzata da parte dell'Istituto Demoskopika che ha analizzato tendenze e flussi turistici per quanto riguarda arrivi e pernotti in questo 2026 nel nostro Paese. Il dato che subito colpisce è quello relativo ai piccoli borghi, ovvero i paesi con meno di 5.000 abitanti. La stima infatti parla di oltre 21,3 milioni di arrivi previsti nel 2026, per un aumento del 5,3% rispetto allo scorso anno.
Numeri importanti che fanno capire come i piccoli borghi ormai siano una realtà importante del turismo in Italia. Questi centri infatti rappresentano l'ossatura del Paese, custodendo al tempo stesso usi e tradizioni che sono il patrimonio genetico della nostra nazione. Stiamo parlando infatti di paesi - nati nel Medioevo o persino prima - che sono delle autentiche perle sparse per il territorio. Camminando tra i loro vicoli acciottolati e le case in pietra, si percepisce un legame profondo con la storia e la tradizione locale che con energia cerca di resistere di fronte alla modernità dei nostri tempi. Il segreto del successo turistico dei piccoli borghi in Italia probabilmente risiede proprio in questo: sono luoghi diversi, come sospesi nel tempo, dove i visitatori possono abbandonare le frenesie della città per riscoprire la bellezza dei ritmi lenti e dei paesaggi quasi incontaminati.
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Numeri da record per i piccoli borghi per quanto riguarda il turismo in Italia. Questa è la sentenza relativa al 2026 da parte della ricerca effettuata da Demoskopika che prevede un'ulteriore impennata di presenze in questi centri. Considerando nel complesso tutti i 2.600 comuni in Italia che contano meno di 5.000 abitanti, come detto le stime per il 2026 parlano di 21,3 milioni di arrivi turistici in questi piccoli centri. Il dato più lusinghiero però è un altro. Il dossier infatti parla anche di circa 79,9 milioni di presenze totali nelle strutture ricettive dei borghi - un aumento del 6,9% rispetto al 2025 - per una permanenza media stabile di circa 3,7 giorni.
Che significa questo? La tendenza dei viaggiatori in questo 2026 non sarebbe tanto quella di fare una semplice toccata e fuga in questi borghi, ma di soggiornare anche diverse notti. Non si tratta così di turisti che arrivano, visitano il paese, pranzano e poi ripartono, oppure di visitatori attratti magari da una sagra o da qualche altro evento, ma di persone che decidono di trascorrere le vacanze in questi piccoli centri, magari per poi visitare il territorio circostante. Non a caso i numeri complessivi dei piccoli borghi sono simili a quelli fatti registrare dalle grandi città d'arte nostrane, rappresentando quasi il 15% del totale del turismo in Itala.

Sempre restando in tema dell'analisi di Demoskopika, nel 2026 saranno oltre 10 milioni i turisti stranieri nei piccoli borghi, in pratica la metà del totale. Questo perché il patrimonio storico, architettonico, artistico, culturale e anche enogastronomico del nostro Paese, è qualcosa di inestimabile. Scegliere questi borghi per le vacanze significa voler scoprire - o riscoprire - luoghi autentici, sostenibili, lontani dalle logiche dell'overtourism e dei social, che spesso ci spingono in massa verso le destinazioni più in voga del momento.
Il boom turistico previsto per il 2026 così non è frutto di una moda passeggera, ma è l’esito di un cambiamento profondo nei desideri dei viaggiatori e nella valorizzazione di territori che per troppo tempo sono stati - colpevolmente - considerati marginali. Il merito va dato alle amministrazioni che hanno investito sul recupero, il restauro e la conservazione dei borghi, con i cittadini che in molti casi hanno deciso di investire sul proprio territorio realizzando un'efficiente rete ricettiva e di servizi. Il risultato è che la spesa turistica generata dai visitatori nei piccoli comuni potrebbe raggiungere i 16 miliardi di euro nel 2026, pari all’11% della spesa turistica complessiva in Italia (+10,1% rispetto all’anno precedente). Se città come Roma, Venezia o Firenze rappresentano il cuore del turismo in Italia, i piccoli borghi sono la spina dorsale e finalmente stanno avendo il giusto successo che meritano.
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