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Chi è Emma Dante, Leone d’Oro alla carriera della Biennale Teatro 2026? Nel giugno 2026, durante il 54° Festival Internazionale del Teatro della Biennale di Venezia, Emma Dante riceverà il Leone d’Oro alla carriera, il massimo riconoscimento assegnato dalla fondazione culturale. Il premio è stato deliberato dal Consiglio di Amministrazione su proposta di Willem Dafoe, direttore della sezione Teatro, e celebra una delle figure più radicali, libere e riconoscibili della scena culturale italiana contemporanea.
Regista, drammaturga, scrittrice e cineasta, Emma Dante ha costruito un linguaggio artistico unico, capace di portare la Sicilia - e in particolare Palermo - al centro del teatro europeo, intrecciando tradizione e rottura, realismo e visionarietà, dolore e poesia.
La motivazione del premio sottolinea come Emma Dante sia riuscita, partendo dal cuore della sua terra, la Sicilia, a rinnovare una grande eredità culturale che va da Pirandello a Sciascia, da Camilleri a Franco Scaldati, fino all’immaginario corrosivo di Ciprì e Maresco. Un percorso artistico che non si è limitato a una ricerca linguistica originale, ma che ha dato corpo scenico a temi scomodi e profondamente radicati nella storia e nella società siciliana: la famiglia, la violenza, la marginalità, la morte, il desiderio di fuga.

Il suo è un teatro essenziale e potentissimo, capace di guardare agli ultimi, ai dimenticati, ai corpi fragili e irregolari, senza mai indulgere nel compiacimento o nella retorica. Il Direttore Artistico Willem Dafoe nella motivazione ha scritto: “Emma Dante è un’artista, una donna che, partendo da Palermo, dal cuore della sua Palermo ha saputo portare la Sicilia alla ribalta, innervando la grande lezione di Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, come pure di Ciprì e Maresco o Franco Scaldati, affrontando con coraggio non solo una ricerca linguistica unica, ma anche dando forza scenica a quei temi scomodi e dolorosi che da sempre sembrano connotare la sua terra. […] Con ironia, empatia, affetto, Emma Dante ha evocato sul palco un teatro fatto di straordinaria semplicità e umanità, capace di guardare agli ultimi, ai dimenticati, ai reietti, a quelle marginalità umane e urbane che ha raccontato come pochi altri artisti”.
Nata a Palermo nel 1967 e cresciuta tra Palermo e Catania, Emma Dante si forma all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma. Inizia la sua carriera come attrice, ma alla fine degli anni Novanta sceglie di tornare nella sua città e di dedicarsi completamente alla regia e alla drammaturgia.
A Palermo fonda la compagnia Sud Costa Occidentale e crea La Vicaria, uno spazio indipendente e autogestito che diventa il cuore pulsante della sua ricerca artistica. Un luogo libero, instabile e insubordinato, pensato come rifugio creativo lontano dalle logiche istituzionali e produttive, dove l’arte può esistere senza compromessi.
Il debutto come regista teatrale arriva nel 2001 con mPalermu, primo capitolo della Trilogia della famiglia, completata da Carnezzeria e Vita mia. In questi lavori Emma Dante indaga i legami familiari come luoghi di amore e sopraffazione, protezione e violenza, mettendo in scena relazioni lacerate, claustrofobiche, spesso disperate.
Seguono opere fondamentali come La scimia, Medea e spettacoli che ne consolidano il successo internazionale, tra cui Le sorelle Macaluso e Misericordia. Parallelamente, Emma Dante si confronta con l’opera lirica, firmando regie che fanno discutere e dividono, come la sua Carmen, innovativa e radicale, segno di una visione che non teme il conflitto con il pubblico.

Nel 2008 pubblica il romanzo Via Castellana Bandiera, vincitore del Premio Vittorini. Nel 2013 ne cura l’adattamento cinematografico, debuttando come regista e attrice per il grande schermo. Il film segna l’inizio di un percorso cinematografico che culmina con Le sorelle Macaluso, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2020 e premiato con il Nastro d’Argento nel 2021.
Accanto al teatro e al cinema, Emma Dante ha esplorato anche la scrittura per ragazzi e la riscrittura delle fiabe. Nelle sue opere, personaggi come Anastasia e Genoveffa o Biancaneve parlano siciliano, vivono in famiglie disfunzionali e si confrontano con il presente, i social network e i sogni infranti. In E tutte vissero felici e contente, i finali felici vengono smontati per restituire alle protagoniste una complessità nuova e profondamente contemporanea.
Emma Dante ha spesso definito il proprio teatro come “sfacciato”, rivendicando il coraggio come atto politico. Le sue opere mettono in discussione i modelli dominanti, a partire dalla famiglia, che descrive come uno spazio potenzialmente violento e normativo, da cui è legittimo prendere le distanze. Anche sul tema della parità di genere, la sua posizione è netta e provocatoria, sempre orientata a smascherare ipocrisie e squilibri strutturali nel mondo dello spettacolo.
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