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Emma Stone e Yorgos Lanthimos tornano a collaborare, ma questa volta non per un film: il risultato è uno spot pubblicitario per Squarespace (la piattaforma multifunzione che permette di creare siti web) che sembra un vero e proprio cortometraggio d’autore. In bianco e nero, minimalista e inquietante, il video esplora temi universali come identità, controllo e ossessione digitale, a partire da un’idea semplice ma potente: cosa succede quando persino una delle attrici più famose al mondo scopre di non possedere il proprio nome online? Emma Stone nello spot Squarespace diventa così protagonista di una riflessione sul digitale.
Lo spot Squarespace, realizzato per il Super Bowl, rompe con ogni convenzione pubblicitaria: niente slogan urlati, montaggi frenetici o dialoghi prolissi, la telecamera segue solo Emma Stone, un computer e una spirale di frustrazione che cresce fino a diventare quasi surreale. Una pubblicità, questa, che mostra perfettamente il forte contrasto tra fama e anonimato digitale.

Girato con un elegante bianco e nero e una messa in scena rigorosa, lo spot racconta la tentata registrazione di un dominio personale da parte di Stone, ogni volta già occupato. Il sito “emmastone.com” risulta indisponibile, e con ogni nuovo tentativo la protagonista cade in una crescente inquietudine.
La situazione, semplice sulla carta, diventa un microcosmo disturbante: un’azione quotidiana trasformata in una piccola crisi esistenziale, tipica del cinema di Lanthimos. Situazioni ordinarie spinte all’estremo, personaggi intrappolati in sistemi opprimenti: lo stesso sguardo enigmatico del regista trova qui la sua applicazione nel mondo digitale.

Dietro la facciata ironica, lo spot affronta una questione più profonda: il controllo della propria identità online. Nello spot Squarespace persino una celebrità come Emma Stone non può accedere al proprio nome, e questo diventa una potente metafora della vulnerabilità digitale, ad evidenziare come la fama non protegga dall’anonimato digitale. Il brand sfrutta il paradosso senza didascalismi: non ci viene detto cosa fare, ma lo comprendiamo osservando la frustrazione della protagonista.
Il progetto principale fa parte di una mini-campagna che include altri brevi video, sempre diretti da Lanthimos e interpretati da Stone. Ogni clip espande l’idea narrativa, come se fossero capitoli di un racconto più ampio. Il confine tra cinema e pubblicità diventa quasi impercettibile: uno spot che non interrompe lo spettacolo del Super Bowl, ma diventa esso stesso spettacolo.
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In un contesto dove le aziende cercano di emergere a forza di clamore e effetti speciali, Squarespace adotta un approccio opposto, affidandosi al linguaggio condiviso di due nomi che ormai parlano lo stesso idioma artistico. Il risultato non è la promozione di un servizio, ma la comunicazione di un’idea: l’identità digitale come esperienza personale, raccontata attraverso il cinema.
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