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Presentato nella sezione Panorama del Festival di Berlino il mocumentary sulla pop star britannica Charli XCX. Alla conferenza stampa alla Berlinale, Charli XCX, nota soprattutto per aver composto la colonna sonora di Cime tempestose di Emerald Fenner, ha riflettuto sul fatto di interpretare una versione esasperata di se stessa nel mockumentary The Moment, scherzando sul suo approccio al ruolo: «Ho fatto Method da quando sono nata», ha detto ridendo. Il film la vede protagonista nei panni di un’alter ego alle prese con un dilemma cruciale: restare fedele alla propria visione artistica o cedere al lato più commerciale e oscuro dell’industria.
La trama del film segue la cantante mentre affronta le pressioni dell'industria musicale, la fama improvvisa, conflitti creativi e la gestione delle proprie fragilità emotive. Nel cast, Alexander Skarsgård, Rosanna Arquette, Kate Berlant, Jamie Demetriou, Hailey Benton Gates, Isaac Powell, Rish Shah, Kylie Jenner e Rachel Sennott, spesso in versioni romanzate di se stessi.
Parlando del personaggio, Charli ha ammesso che molti aspetti del film sfiorano la sua esperienza reale nell’industria musicale: «Gli scenari che mostriamo nel film non sono veri. Ma con circostanze diverse, potrebbero esserlo. E credo di esserci andata molto vicina, soprattutto dopo così tanti anni nella musica».

E ancora: «Mi sono allenata per interpretare questo ruolo per tutta la vita, in un certo senso. Molto Method, fin dal giorno in cui sono nata. E ho reagito davvero in modi simili a quelli che si vedono nel film. Ho avuto un crollo nel retro di un van fumando un milione di sigarette? Sì. Avevo parecchio materiale da cui attingere».
Presentato in anteprima al Sundance Film Festival, The Moment è diventato la distribuzione limitata più veloce della storia di A24, con oltre 50 proiezioni sold out nei principali mercati statunitensi e un pubblico in larga parte under 35. Dopo il debutto americano, il film è arrivato in Europa proprio con la presentazione alla Berlinale, dove ha attirato fan in coda per ore davanti allo Zoo Palast nonostante le temperature rigide.
L’artista ha sottolineato l’importanza di presentare il film a Berlino, lodando il festival per «non sottrarsi ai film politici, ai film con una vera angolazione sociale, ai film di registi visionari che hanno qualcosa da dire». E ha aggiunto: «Sono i film che amiamo e che vogliamo sostenere. Sono solo all’inizio in questo settore, ma mi sento appassionata nel lavorare in questi spazi».
Alla domanda se The Moment segni davvero la fine dell’era “Brat” (il termine slang reso popolare dall'album del 2024 di Charli XCX, che descrive una ragazza ribelle, sfacciata, imperfetta e sicura di sé, che ama fare festa e trasgredire le norme convenzionali), Charli è stata netta: «Per me è finita. E non puoi temere la fine quando è già finita». Citando il film, ha ribadito: «Nel film, Charli decide di liberarsi di “Brat” e di uccidere “Brat”. Eravamo consapevoli che questo film fosse probabilmente il punto finale della campagna dell’album».
Dopo il fenomeno culturale della “brat summer”, che nel 2024 aveva travolto musica e moda fino a influenzare persino la campagna presidenziale statunitense, Charli sembra voler chiudere quel capitolo alle sue condizioni. «Spetta al mondo deciderlo, ma per me è finita», ha dichiarato ai giornalisti.

La cantante britannica ha realizzato la colonna sonora del film Cime tempestose, l’adattamento cinematografico del celebre romanzo di Emily Brontë, diretto da Emerald Fennell e con protagonisti Margot Robbie e Jacob Elordi, attualmente nelle sale. Il progetto è una raccolta di tracce create per rispecchiare l’atmosfera emotiva, passionale e tormentata della storia, con sonorità che oscillano tra pop contemporaneo e toni più oscuri e cinematografici.
Oggi lo sguardo di Charli XCX sembra rivolto sempre più al cinema: oltre a The Moment, ha preso parte ad altri progetti presentati al Sundance come The Gallerist e I Want Your Sex, e sarà nel remake horror Faces of Death. Valutando il senso del film, ha concluso: «Abbiamo sempre riflettuto sulla durata dell’arte, sull’idea della tensione che nasce dal restare troppo a lungo in uno spazio culturale, dal rischio di trattenersi oltre il momento giusto». Un discorso che suona come una dichiarazione d’intenti: cambiare pelle, prima che sia il pubblico a chiederlo.
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