Quanto può arrivare a costare la benzina, stangata in arrivo?
Dopo lo scoppio della guerra in Iran si teme un forte aumento del prezzo della benzina: ecco quanto può arrivare a costare un pieno in Italia

Perché sale il prezzo del petrolio? Quali sono le previsioni sull'andamento nei prossimi mesi? Tutto domande - purtroppo - di grande attualità, visto che lo scoppio della guerra in Iran ha provocato immediatamente un netto rialzo del prezzo del petrolio e del gas e, di conseguenza, della benzina. Come ben noto tutto il Medio Oriente è ricco di queste due risorse fondamentali per tutti i Paesi al mondo, con l'Italia che storicamente è un grande importatore non potendo contare su sufficienti giacimenti propri. Giusto per fare un esempio, circa il 20% dell'approvvigionamento mondiale di greggio e GNL transita attraverso lo Stretto di Hormuz, attualmente chiuso al traffico navale a causa della guerra. Ecco che allora lo scorso 9 marzo il prezzo del petrolio per la prima volta ha sfondato il tetto dei 100 dollari al barile - 104 dollari per la precisione - dal 2022 a questa parte.
Dopo questo picco, il prezzo del greggio oggi è sceso fino a 86 dollari a barile dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che la guerra potrebbe finire presto. La previsione del tycoon però potrebbe non servire a tranquillizzare i Mercati, in agitazione da quando lo scorso 28 febbraio gli Usa insieme a Israele hanno deciso di attaccare l'Iran che, come risposta, ha iniziato a colpire con missili e droni paesi vicini come Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, da tempo considerati come vicini all'Occidente. Oltre alle infrastrutture militari, gli obiettivi dei vari bombardamenti - da parte di entrambi i fronti - sono state proprio le infrastrutture energetiche, per una sorta di guerra ibrida. In questo scenario la volatilità resta altissima e il rischio di un forte aumento del costo della benzina e delle bollette energetiche nei prossimi mesi molto alto.
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Prima di vedere perché sale il prezzo del petrolio è bene chiarire come si forma. Tutto si sviluppa sui mercati internazionali delle materie prime attraverso contratti futures dove il Brent - riferimento per l'Europa - e il WTI - per gli Usa - sono i due benchmark principali. Il costo al barile dipende da domanda e offerta globale, decisioni dei Paesi produttori (OPEC+), tensioni geopolitiche e speculazione finanziaria. Ma come si trasforma il prezzo del barile in quello alla pompa o in bolletta? Una volta che il prezzo dell'energia si forma sui mercati all'ingrosso, quel costo diventa la materia prima energetica che rappresenta in media circa il 50% della bolletta. A questo si aggiungono poi i costi per trasporto e gestione della rete (circa 20%), gli oneri di sistema (circa 15-20%) e infine tasse e IVA (circa 10-15%). Sommando tutte queste voci ecco che abbiamo il conto finale.
Tornando a quello che sta succedendo oggi a seguito dello scoppio della guerra in Iran, il prezzo del petrolio sta salendo rapidamente a causa soprattutto della chiusura al traffico marittimo dello Stretto di Hormuz. Con il traffico delle petroliere fortemente limitato, diversi produttori chiave come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iraq, hanno iniziato a ridurre la produzione poiché le strutture di stoccaggio si riempiono rapidamente. Meno petrolio in circolo quindi prezzi più alti.
Sul fronte del gas naturale la situazione è altrettanto critica. L'allarme più preoccupante arriva dal Qatar che ha paventato lo stop totale all'esportazione di energia. Il gas così è aumentato del 72% nell'ultima settimana sul mercato di Amsterdam, quello di riferimento per stabilire il prezzo a cui viene acquistato dai Paesi europei.

La domanda che tutti si pongono è una sola: quanto potrà durare e fino a dove potrà spingersi il prezzo del greggio? La risposta dipende quasi interamente dalla durata del conflitto e dal destino dello Stretto di Hormuz. Più che una domanda così quest'interrogativo sembrerebbe essere un'autentica sciarada. Oltreoceano diversi autorevoli giornali hanno scritto di forti pressioni interne su Donald Trump per terminare al più presto questa guerra proprio per paura dei contraccolpi all'economia. La scorsa settimana, Goldman Sachs ha stimato che un aumento temporaneo dei prezzi del petrolio fino a soli 100 dollari al barile potrebbe ridurre di 0,4 punti percentuali la crescita economica globale.
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