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Risale al 21 marzo del 2006 il primo tweet pubblicato su Twitter, o meglio, come si chiamava allora, su Twttr, o meglio ancora, com'è denominato ora, su X. 20 anni fa Jack Dorsey, uno dei fondatori del social, scriveva "just setting up my twttr", ovvero "sto impostando il mio twttr".
Non passò molto tempo da quando il nome di Twitter cominciò a circolare ovunque, diventando una delle piattaforme più famose al mondo, fino a quando arrivò in mano a Elon Musk, che ne cambiò il nome (e non solo) in X. Per l'occasione, ne ripercorriamo brevemente la storia.

La vera storia di Twitter non inizia con quel primo tweet di 20 anni fa, ma quel momento è noto come l'abbrivo dello sviluppo di una piattaforma lanciata pubblicamente il 15 luglio seguente. Come anticipato, il nome scelto fu Twttr, ispirato a Flickr e ai 5 caratteri di lunghezza dei numeri brevi statunitensi per l'invio degli SMS. E, ovviamente, ispirato anche ai cinguettii ("to tweet", in inglese, vuol dire cinguettare).
Twitter divenne presto una piattaforma famosa in tutto il mondo con oltre 18 milioni di utenti nel 2009, contribuendo alla nascita e alla diffusione degli hashtag (#) come strumento di aggregazione di contenuti e con l'uccellino blu /icona che già nel 2007 iniziava a prendere le fattezze di quello che rimarrà il simbolo del social fino all'acquisto da parte di Elon Musk.
L'idea originaria di Dorsey? Dire al mondo cosa si sta facendo in quel momento, in non più di 140 caratteri, tratto distintivo che rimase tale fino al 2017, quando il limite fu portato a 280. A cavallo degli anni Dieci, da luogo in cui pubblicare informazioni prevalentemente personali, Twitter diventò una piattaforma alternativa ai media tradizionali in cui trovare informazioni su cosa succede nel mondo, spesso quasi in tempo reale. Memorabili il tweet dell'ammaraggio di emergenza sull'Hudson del volo US Airways 1549, o, tre anni dopo, quello della riconferma alla Casa Bianca del presidente Barack Obama.
Perché con la popolarità globale, Twitter divenne uno strumento utile anche ai giornalisti e alla politica, facendo da megafono per comunicazioni governative, campagne elettorali, ma anche potenziale strumento per la diffusione di informazioni false, nonostante i meccanismi interni di verifica, poi saltati con l'era Musk.
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Come scrivevamo, Elon Musk acquistò Twitter il 25 aprile del 2022 pagandolo 44 miliardi di dollari, in nome della libertà di parola. È stato il momento in cui il social ha subito i più grandi cambiamenti della sua storia, non solo per il mutamento di nome e di simbolo da Twitter a X, e dall'uccellino blu al logo di X su sfondo nero.
Soprattutto per una serie di rivoluzioni interne che hanno portato a licenziamenti massicci, al taglio dei sistemi di verifica e di moderazione e a una fuga di massa da parte di molti utenti, scontenti della direzione intrapresa dalla piattaforma, diventata un ambiente più tossico, spesso incline alla disinformazione e alla diffusione di contenuti violenti e antidemocratici.
Oltre al sistema di "spunte blu" a pagamento anziché riservato alle figure pubbliche verificate, fra i ritocchi più significativi dell'era Musk spicca l'integrazione dell'intelligenza artificiale di Grok, controverso chatbot sviluppato dalla sua società xAI.
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Nonostante tutto, 20 anni dopo Twitter/X rimane ancora oggi un pilastro del web contemporaneo, un social network molto influente e frequentato, capace di mantenere la sua funzione di catalizzatore della realtà, malgrado le grandi e diffuse conflittualità che lo caratterizzano.
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