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Negli scorsi giorni una giuria popolare di Los Angeles ha condannato Meta e Google, ritenute responsabili della dipendenza da Instagram (di Meta) e YouTube (di Google) che una donna avrebbe sviluppato durante l'infanzia. È una sentenza importante che potrebbe fare storia, perché molto probabilmente creerà un precedente significativo nella questione relativa alla dipendenza da social.

Nota come K.G.M., le iniziali del suo nome, la donna che ha denunciato Meta e Google è una ventenne californiana che aveva iniziato a usare YouTube all'età di 6 anni e Instagram a 11. Secondo l'accusa i due social network avrebbero generato in lei ansia, depressione e problemi legati alla sua immagine, conseguenze di una dipendenza da social sviluppata durante l'infanzia a causa di alcune caratteristiche specifiche di quelle stesse piattaforme.
I due social network sarebbero creati apposta per generare dipendenza, per esempio attraverso la riproduzione automatica dei video, la possibilità di scrollare (scorrere) i contenuti all'infinito e con il sistema di suggerimenti basato sugli algoritmi. L'accusa ha menzionato inoltre come dannosi e studiati per lo stesso scopo i filtri per ritoccare le foto, come quelli per modificare i volti per adeguarli a determinati standard di bellezza.
Se i primi contribuiscono a rendere più difficoltoso interrompere l'utilizzo dei social, cercando viceversa di tenere gli utenti più tempo possibile sulle piattaforme, i secondi rappresentano uno strumento che potrebbe acuire problemi psicologici legati all'autostima e al rapporto con il proprio aspetto fisico.
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Il processo di K.G.M. contro le due aziende è durato circa cinque settimane e ha seguito l'esempio dei processi degli anni Novanta contro le società produttrici di sigarette, accusate di non aver tutelato i consumatori dagli effetti negativi, pur conoscendo i danni che potevano causare.
Meta e Google si erano inizialmente difese dalle accuse sostenendo che non ci fossero prove scientifiche della dipendenza creata dai social network, citando anche come riferimento legislativo la norma federale statunitense che non ritiene le piattaforme responsabili dei contenuti che vi pubblicano gli utenti.
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Tuttavia la giuria popolare di Los Angeles, come anticipato, ha condannato le due aziende prendendo una decisione che potrebbe creare un precedente importante per le centinaia di procedimenti simili in corso e, potenzialmente, per eventuali cambiamenti strutturali nel funzionamento dei social network stessi. Oltre ai danni punitivi, ancora da stabilire, Meta e Google dovranno risarcire K.G.M. per 3 milioni di dollari: la prima per il 70% dell'importo, la seconda per il restante 30%.
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