Musei gratis maggio 2026: tutte le date e cosa vedere
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Mostra Ettore Scola a Palazzo Braschi. Il legame tra Ettore Scola e il suo pubblico non si è mai spezzato, e oggi quel filo invisibile torna a tendersi grazie a questo atteso evento espositivo. A un decennio dall'addio al grande regista, il Museo di Roma a Palazzo Braschi apre le porte a un percorso emozionale intitolato Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati.
Visitabile dal 2 maggio al 13 settembre 2026, l’esposizione rappresenta un viaggio immersivo nell'universo creativo di un uomo che ha saputo trasformare la cronaca e i tic degli italiani in arte cinematografica immortale.
Non si tratta di una semplice rassegna di cimeli, ma di un’indagine profonda che attraversa lo sguardo e l’umanità di uno dei protagonisti più raffinati della nostra cultura, capace di restare impresso nell'immaginario collettivo con la forza dei suoi racconti.
Il percorso espositivo intreccia costantemente la dimensione personale con quella immaginifica, restituendo la complessità di un autore che fu molto più di un regista. Ettore Scola viene qui svelato nella sua veste di sceneggiatore instancabile, acuto disegnatore e osservatore quasi antropologico della società.
Attraverso documenti mai mostrati prima, la mostra mette in luce il processo di trasformazione che portava uno schizzo su carta a diventare una scena di culto. Manoscritti, appunti e sceneggiature originali si mescolano a oggetti iconici della sua quotidianità professionale, come la storica macchina da scrivere, le sedie da set e i primi ciak.
Tra i pezzi più suggestivi spicca il trench indossato da Federico Fellini sul set di C’eravamo tanto amati.

La narrazione della mostra si apre ricostruendo la formazione del Maestro, nato nel 1931 a Trevico ma cresciuto nel vivace quartiere Esquilino di Roma. È in questo contesto che Scola affina quella capacità di leggere le contraddizioni della realtà che lo porterà, giovanissimo, nella redazione del giornale satirico Marc’Aurelio.
In questo ambiente fondamentale incontra figure del calibro di Steno e Fellini, dando inizio a una carriera da sceneggiatore che ha segnato la Commedia all'italiana. Dalle collaborazioni con Alberto Sordi ai testi per pellicole leggendarie come "Il sorpasso", il passaggio alla regia nel 1964 appare come la naturale evoluzione di uno stile ironico e civile.
Una parte consistente dell'esposizione è dedicata alla relazione simbiotica tra il regista e Roma, una Capitale che Scola ha raccontato senza mai cedere all'edulcorazione.
Pur essendo nato in Irpinia, è stato un romano d'adozione capace di catturare l'anima autentica della città, dalle borgate fino alle terrazze della borghesia.
Nei suoi film, Roma non è mai un semplice sfondo, ma una vera protagonista che respira e muta insieme ai personaggi. Questo legame profondo, testimoniato da fotografie e bozzetti di scena, evidenzia come la città sia stata per lui un laboratorio sociale permanente. Uno spazio ideale dove mettere in scena il divenire del tempo, tra speranze del dopoguerra e disillusioni della modernità.

La mostra promossa da Roma Capitale e curata da Silvia Scola insieme ad Alessandro Nicosia nasce con l’intento di parlare a un pubblico universale. L'obiettivo è quello di abbattere le barriere del tempo, rendendo l'opera di Scola accessibile anche ai più giovani.
Grazie al supporto di materiali provenienti da Rai Teche e dall’Archivio Luce, il visitatore viene accompagnato da installazioni multimediali che rendono la fruizione partecipata e attuale.
A completare questo tributo, un catalogo arricchito da testimonianze d'eccezione. Come quelle di Fanny Ardant e Giuseppe Tornatore, che permettono di approfondire l'eredità di un umanista che, con leggerezza e riflessione critica, ha saputo spiegarci chi siamo stati e chi stiamo diventando.
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