miti Odissea
I miti dell'Odissea - Foto: Shutterstock/water_italy

Odissea di Nolan: la maga Circe, Scilla, Cariddi e gli altri miti presenti nel film

La mitologia dietro al film: significato psicologico e simbolico delle creature omeriche rivisitate dal regista
A cura di Letizia Rogolino
Articolo pubblicato il:
17 Luglio 2026

I miti dell'Odissea hanno incantato intere generazioni e ora si torna a parlare dell'opera di Omero per un evento super atteso. Con l'approdo nelle sale cinematografiche di tutto il mondo, il monumentale film Odissea di Christopher Nolan ridefinisce il concetto stesso di kolossal storico e mitologico.

Il regista di Oppenheimer e Interstellar, celebre per la sua capacità di decostruire il tempo e lo spazio, ha scelto di misurarsi con l'archetipo di tutti i viaggi, traducendo in immagini di straordinaria potenza visiva le creature e le leggende nate dalla penna di Omero. Ma qual è il profondo significato simbolico dei miti che costellano il cammino di Ulisse?

I miti dell'Odissea nel film di Nolan

La grandezza dell'adattamento di Nolan risiede proprio nella sua capacità di radicare la fantasia del mito in una realtà materica e psicologica devastante. Dietro i mostri, le divinità e gli incantesimi dell'epopea si nascondono le paure ancestrali dell'essere umano, le tappe di una discesa agli inferi e la ricerca disperata della propria identità.

Scopriamo nel dettaglio l'origine, la storia e la spiegazione delle leggende più affascinanti dell'opera omerica che rivivono oggi sul grande schermo.

Scilla e Cariddi
Scilla e Cariddi - Foto: Shutterstock/vito krasnik

Il cavallo di Troia: la scintilla dell'ingegno

Sebbene la vera e propria narrazione del poema inizi ad anni di distanza dalla fine del conflitto, l'inganno del cavallo di Troia rappresenta l'evento spartiacque che definisce la figura stessa di Ulisse. Ideato dall'eroe per porre fine a un assedio durato dieci logoranti anni, il colossale destriero di legno non fu solo un espediente bellico, ma un capolavoro di manipolazione psicologica.

I troiani, convinti che si trattasse di un'offerta sacra per propiziare il ritorno a casa dei greci, decisero di abbattere le proprie mura per introdurlo nella città. Così decretarono inconsapevolmente la propria fine. Nella rielaborazione visiva contemporanea, questo episodio incarna il trionfo dell'intelligenza astuta e flessibile che supera la forza bruta, ma rappresenta anche l'atto di hybris primordiale che attirerà sull'eroe l'ira degli dei.

Miti dell'Odissea: I Ciclopi e la forza bruta

Prima ancora di incontrare il loro esponente più celebre, Omero ci introduce alla civiltà dei Ciclopi, descrivendoli come giganti primordiali con un solo occhio. Queste creature rappresentano l'antitesi assoluta della civiltà greca: non coltivano la terra, non conoscono leggi, non si riuniscono in assemblee e ignorano totalmente le regole sacre dell'ospitalità.

Nel viaggio di Ulisse, l'approdo nella terra dei Ciclopi simboleggia l'incontro con una natura selvaggia, caotica e non addomesticata dall'uomo. Sul grande schermo, la loro rappresentazione evoca un senso di minaccia primordiale, dove l'assenza di regole e la pura forza fisica mettono a dura prova la razionalità e la capacità di sopravvivenza dei navigatori greci.

cavallo di Troia
Il cavallo di Troia - Foto: Shutterstock/Alexander Lebedev

Polifemo: lo scontro ravvicinato con il mostro

Polifemo, il famigerato figlio del dio del mare Poseidone, è il protagonista di uno degli scontri più iconici dell'intera letteratura occidentale. Intrappolati nella sua grotta, Ulisse e i suoi compagni assistono impotenti alla ferocia del gigante, che divora diversi membri dell'equipaggio. Qui l'eroe mette in atto il suo piano più celebre: offre al mostro del vino purissimo per farlo addormentare, dichiarando di chiamarsi "Nessuno". Una volta accecato il ciclope con un palo infuocato, il gioco di parole impedisce agli altri giganti di correre in aiuto di Polifemo, permettendo ai greci di fuggire nascondendosi sotto il ventre delle pecore.

Questo scontro ravvicinato rappresenta la vittoria definitiva dell'intelletto sulla violenza cieca. Ma l'orgoglio finale di Ulisse, che grida il suo vero nome al gigante ormai sconfitto, segna l'inizio della sua drammatica odissea solitaria, causata dalla maledizione di Poseidone.

Miti dell'Odissea: La maga Circe

Arrivati sull'isola di Eea, i compagni di Ulisse cadono vittima dell'ospitalità ingannevole di Circe, una semidea dotata di poteri magici e farmacologici. Offrendo loro una bevanda avvelenata, la maga li trasforma in porci, privandoli della loro dignità umana e della memoria del ritorno. Solo Ulisse, avvertito dal dio Ermes che gli consegna un'erba protettiva chiamata "moly", riesce a resistere al sortilegio e a sottomettere la maga, costringendola a restituire sembianze umane ai suoi uomini.

Il mito di Circe esplora la paura della regressione allo stato animale e la vulnerabilità dell'uomo di fronte alle tentazioni della carne e alla perdita di coscienza. Nel linguaggio visivo del film, Circe diventa una figura complessa e magnetica, simbolo del potere terapeutico e distruttivo della natura.

La ninfa Calipso: l'isola dell'oblio e la prigionia d'amore

Sull'isola di Ogigia, definita "l'ombelico del mare", Ulisse trascorre ben sette anni, prigioniero della bellissima ninfa Calipso. La semidea gli offre tutto ciò che un uomo potrebbe desiderare: amore eterno, giovinezza e persino l'immortalità. A patto di rinunciare per sempre a Itaca e a Penelope.

Nonostante i doni straordinari, Ulisse trascorre le sue giornate sulla spiaggia a piangere, guardando l'orizzonte infinito. La figura di Calipso rappresenta la tentazione di una fuga eterna dalle responsabilità della vita reale. Un rifugio dorato che si trasforma in una gabbia. L'eroe sceglie deliberatamente la propria mortalità e la fatica del vivere quotidiano, pur di ritrovare la propria identità storica e familiare, dimostrando che il desiderio del ritorno è più forte di qualsiasi promessa divina.

sirene
Le sirene, sul Lungomare di Taranto - Foto: Shutterstock/Alexander Lebedev

Il canto delle Sirene: la tentazione

Le Sirene omeriche non hanno le sembianze di donne-pesce nate dalla successiva tradizione medievale. Bensì sono creature ibride con corpo di uccello e volto di donna, capaci di ammaliare i navigatori con una melodia irresistibile. Chi ascolta il loro canto perde ogni desiderio di tornare a casa e si lascia morire sulle spiagge dell'isola, circondate da ossa in decomposizione. Ulisse, desideroso di conoscere il loro segreto senza soccombere, ordina ai compagni di tapparsi le orecchie con la cera e si fa legare all'albero maestro della nave.

Il canto delle Sirene non promette piaceri carnali, ma la conoscenza totale di tutto ciò che avviene sulla Terra. Il mito descrive la pericolosa attrazione dell'uomo verso l'onniscienza, una tentazione intellettuale totalizzante che Nolan traduce in scene di straordinario impatto psicologico e sonoro.

Miti dell'Odissea: Scilla e Cariddi: l'inevitabile scelta tra due mali

Nel superare lo stretto che conduce verso la salvezza, Ulisse si trova costretto ad affrontare Scilla e Cariddi. Sono due mostri, personificazione dei pericoli mortali della navigazione in acque ristrette. Cariddi è un gigantesco gorgo marino che tre volte al giorno inghiotte e sputa l'acqua del mare, distruggendo intere navi. Mentre Scilla è un orrido personaggio a sei teste che vive in una grotta sulla scogliera opposta, pronta a ghermire i marinai di passaggio.

Consapevole di non poter evitare entrambi, Ulisse compie la dolorosa scelta strategica di navigare più vicino a Scilla, accettando il sacrificio di sei dei suoi uomini, pur di salvare il resto dell'equipaggio da Cariddi. Questo mito rappresenta la metafora perfetta del dilemma morale e della necessità di scegliere il male minore di fronte a prove esistenziali insormontabili. Un tema profondamente caro alla poetica cinematografica di Christopher Nolan.

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Letizia Rogolino
Redattrice

Giornalista e copywriter, appassionata di cinema, serie TV e viaggi. Cinefila incallita e anima vagabonda, amo perdermi tra i road movie, il mare e le atmosfere degli anni '80. I dolci sono il mio comfort food, guidare mi rilassa, correre all’aria aperta mi rigenera. E quando posso, suono il banjo. Racconto storie, luoghi ed emozioni con la stessa curiosità con cui esploro il mondo.

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