Tra critiche e applausi, il 20 marzo 2025 ha segnato l’arrivo nelle sale italiane di Biancaneve, il nuovo adattamento live-action del classico Disney del 1937. Diretto da Marc Webb, il film vede Rachel Zegler nel ruolo della protagonista e Gal Gadot nei panni della Regina Cattiva. Nel cast figurano anche Andrew Burnap, nel ruolo inedito di Jonathan, e Martin Klebba come Brontolo, mentre gli altri sette nani sono stati ricreati in CGI.
Con un budget compreso tra i 240 e i 270 milioni di dollari, Biancaneve si configura come una delle produzioni più ambiziose e costose della Disney. Tuttavia, l’accoglienza al botteghino è stata in gran parte contrastante. Negli Stati Uniti il film ha registrato un debutto da 43 milioni di dollari, un risultato inferiore alle aspettative; in Italia, invece, ha conquistato il primo posto nel weekend di apertura, incassando 3,8 milioni di euro tra il 20 e il 23 marzo.
Al di là dei dati finanziari, però, il film ha attirato anche e soprattutto un’ondata di lamentele sia dalla stampa che dal pubblico. Le accuse vanno dalla rielaborazione della storia originale a scelte narrative e stilistiche considerate poco riuscite. Tra chi lo definisce un “disastro” e chi lo accusa di essere un remake “woke” e impacciato, il live-action di Biancaneve continua a far discutere, risultando estremamente divisivo tra gli spettatori e la critica: vediamo perché.
Con il recente remake live-action di Biancaneve, che ha acceso un vivace dibattito tra stampa e pubblico e suscitato critiche e reazioni contrastanti su diversi aspetti della produzione, pare che la Disney sia sull'orlo del "disastro". O almeno questo è lo scenario descritto dai tantissimi media che stanno cavalcando l'incertezza con la quale è stata accolta l'ultima pellicola, tra cui The Times e DMNews che usano proprio la parola disaster nei loro articoli dedicati.
Uno dei punti più discussi del nuovo live-action Disney, in effetti, riguarda l’interpretazione moderna della fiaba classica, accusata di essere stata eccessivamente influenzata da un'ideologia "woke". Secondo Wired Italia, ad esempio, uno dei punti deboli di Biancaneve è l'esagerato tentativo di attualizzare la storia in chiave più inclusiva – una scelta, questa, che ha inevitabilmente alimentato anche il dibattito sul politicamente corretto e il suo approdo nel cinema.
Ulteriori polemiche sono poi nate anche attorno alla rappresentazione dei sette nani. Come riportato da The Guardian, l'attore Peter Dinklage (noto per la sua interpretazione della serie Game of Thrones) ha attaccato la Disney definendo il film come "assolutamente retrogrado". Questo poiché, secondo Dinklage, lo studio statunitense avrebbe adottato in realtà dei doppi standard, impegnandosi da un lato ad essere inclusivo nella scelta del cast, ma al contempo continuando a relegare i sette compagni di Biancaneve in un'immagine che, secondo lui, continua ad alimentare degli stereotipi antiquati. L'attore, affetto da acondroplasia (una forma di nanismo), ha aggiunto inoltre che la Disney avrebbe fatto meglio a "fermarsi" e a "ripensare a tutto il progetto".
Altra frecciata al vetriolo, riguarda il rimaneggiamento della trama, con tutte le varie modifiche apportate alla storia originale del classico del 1937. In questo senso, The Times ha sottolineato come l’eliminazione della celebre canzone Someday My Prince Will Come, che accompagnava la scena iconica di Biancaneve mentre danzava con i sette nani, e la riscrittura dell’interesse amoroso della protagonista – ora orientato verso Jonathan, un nuovo personaggio ispirato al principe originale – abbiano generato reazioni contrastanti, in particolare tra i fan più affezionati alla fiaba.
Infine, un altro carosello di critiche prevede (secondo la testata Newsweek) diversi punti in ordine sparso: la protagonista non sarebbe adatta a interpretare Biancaneve poiché di origine colombiana; il personaggio di Biancaneve viene visto come troppo femminista e ambizioso; i sette nani, creati in CGI, avrebbero dovuto essere interpretati da attori in carne e ossa; infine, la scelta di includere nel cast l'attrice israeliana Gal Gadot nel ruolo della Regina Cattiva sarebbe considerata di cattivo gusto, dato il contesto politico attuale in Medio Oriente.
Quasi a conferma delle critiche estremamente contrastanti, il film ha ottenuto risultati altalenanti anche al botteghino. Negli Stati Uniti, ad esempio, ha registrato un'apertura di 43 milioni di dollari - una cifra considerata deludente rispetto al budget di produzione stimato tra i 240 e i 270 milioni di dollari. In Italia, al contrario, Biancaneve ha addirittura conquistato la vetta del box office nel weekend di debutto, incassando 3,8 milioni di euro.
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Sebbene il termine "woke" venga spesso utilizzato in modo inflazionato nel contesto delle critiche cinematografiche, il caso di Biancaneve mette in evidenza la crescente difficoltà della Disney nel riconquistare il favore unanime di pubblico e critica. In un’epoca in cui si fa sempre più attenzione all’inclusività e alla rappresentazione, il film sembra cercare (maldestramente, a detta di molti) di adattarsi ai tempi moderni, finendo purtroppo per suscitare reazioni contrastanti sia tra i fan storici che tra i nuovi spettatori.
Il successo iniziale al botteghino italiano, però, dimostra comunque come l’interesse per i grandi classici rivisitati in chiave moderna resti ancora forte tra il pubblico amante dei pop-corn, che pare apprezzare il modo in cui la fiaba di oggi adotti un linguaggio, un messaggio e un immaginario molto diversi rispetto a quelli forgiati dalla società anni '30.
C'era una volta, allora, una meravigliosa casa di animazione di nome Disney, un regno di sogni e meraviglia in grado di ammaliare intere generazioni con le sue fiabe senza tempo. Fino a che un giorno, una strega cattiva lanciò un incantesimo fatto di incertezze e passi falsi. Tra scelte controverse e produzioni che dividono il pubblico, la magia sembra essersi incrinata. Oggi la Disney naviga in acque turbolente, cercando di ritrovare quella formula magica che un tempo l’aveva resa la regina indiscussa dell’animazione e del cinema. Perché i tempi sono cambiati (lo sono per tutti) e ora pare sia diventato più difficile rimanere a galla – soprattutto quando non funziona più l'effetto nostalgia.
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ARTICOLO A CURA DI VALERIA GIRARDI