intimacy coordinator
Il ruolo dell'intimacy coordinator al cinema - foto via Shutterstock/guruXOX

Intimacy coordinator: chi è, cosa fa e perché è una figura centrale nel cinema contemporaneo

Il ruolo, le responsabilità e l’importanza della figura che tutela consenso e sicurezza nelle scene intime sul grande schermo
A cura di Letizia Rogolino
Articolo pubblicato il:
27 Febbraio 2026

Negli ultimi anni la figura dell’intimacy coordinator è passata dall’essere quasi sconosciuta a diventare uno dei ruoli più discussi sui set cinematografici e televisivi. A riportarla al centro del dibattito sono stati casi molto diversi tra loro. Durante la presentazione di Challengers, film di Luca Guadagnino, per esempio, la protagonista Zendaya ha sottolineato quanto sia stato importante avere sul set un professionista per gestire le scene più intime.

Pochi mesi dopo, con l’uscita di Anora, vincitore della Palma d’Oro a Cannes, l’attrice Mikey Madison ha invece dichiarato di aver scelto di rinunciare all’intimacy coordinator per una questione di “autenticità”. Due posizioni opposte che raccontano bene quanto questa figura sia ancora oggetto di discussione.

Quando nasce l’intimacy coordinator

La presenza strutturata degli intimacy coordinator sui set risale al 2018, nel pieno dell’onda lunga del movimento MeToo, che ha scoperchiato un sistema di abusi di potere e molestie radicato, soprattutto a Hollywood. Tra le prime realtà a rendere obbligatoria questa figura in caso di scene di sesso o nudità è stata la casa di produzione HBO, che nel 2018 ha imposto la presenza di un intimacy coordinator su tutte le proprie serie. In seguito, la pratica si è diffusa rapidamente anche su altre piattaforme e in altri paesi.

Nel 2019 fece discutere la scelta di inserire un intimacy coordinator nella seconda stagione di Sex Education, serie che affronta apertamente la scoperta della sessualità adolescenziale. Nel 2023, The Idol ha persino messo in scena una delle prime rappresentazioni meta-televisive di questa figura, raccontando anche le polemiche che la circondano. La diffusione non si è fermata agli Stati Uniti: nel 2021 si è parlato del primo intimacy coordinator nell’industria di Bollywood, mentre in Italia nel 2022 è nata Intimacy Coordination Italia, oggi composta da 12 professionisti.

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Scene da intimacy coordinator al cinema - foto via Shutterstock/SummerDanae

Cosa fa davvero un intimacy coordinator

Secondo il sindacato americano SAG-AFTRA, l’intimacy coordinator è «un difensore, un collegamento tra interpreti e produzione, e un coreografo o consulente di movimento nell’ambito della nudità e dell'intimità simulata». È una definizione ampia, che però restituisce bene la natura ibrida e complessa di questo ruolo.

In concreto, l’intimacy coordinator accompagna l’intero processo produttivo: lavora sul consenso informato fin dalle audizioni, chiarisce in anticipo cosa verrà mostrato in scena e con quali modalità, traduce le indicazioni della regia in movimenti coreografati e sicuri. Nulla è lasciato all’improvvisazione. Le scene di initimità simulate come quelle d’azione, vengono costruite passo dopo passo, con soluzioni tecniche precise: barriere protettive, coperture intime, accorgimenti di ripresa che permettono di ottenere l’effetto desiderato senza esporre inutilmente i corpi degli attori.

Ma il suo intervento non è solo tecnico. L’intimacy coordinator tutela anche il benessere emotivo degli interpreti, assicurandosi che si sentano ascoltati e rispettati. E non si occupa esclusivamente di scene esplicitamente sessuali: può intervenire anche in situazioni considerate sensibili, come sequenze di violenza verbale, momenti che coinvolgono minori o passaggi legati all’identità sessuale e di genere.

Il principio che guida tutto il suo lavoro è uno: ogni scelta deve essere consensuale, consapevole e concordata. Il consenso, come spiegano molte professioniste del settore, non è un semplice “sì” messo nero su bianco in un contratto, ma un processo continuo che accompagna le riprese e che, in qualsiasi momento, può essere rimesso in discussione o ritirato.

Dal “caso Ultimo tango” alle nuove accuse sui set

Per capire perché questa figura sia diventata necessaria, basta ricordare uno dei casi più citati nella storia del cinema: la cosiddetta “scena del burro” in Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci, con Marlon Brando e Maria Schneider. Anni dopo, Schneider raccontò di non essere stata informata della modalità con cui sarebbe stata girata la scena.

Più recentemente, il dibattito è tornato d’attualità dopo le accuse di molestie rivolte da Blake Lively al coprotagonista e regista Justin Baldoni durante le riprese di It Ends With Us. Alcune intimacy coordinator statunitensi hanno osservato che una figura esperta sul set avrebbe potuto prevenire l’imbarazzo e chiarire prima i limiti reciproci.

Ma l’intimacy coordinator non interviene solo nelle scene più esplicite. In Aftersun, film del 2022 diretto da Charlotte Wells, per esempio, la professionista Adelaide Waldrop ha seguito anche le scene di contatto fisico tra il personaggio interpretato da Paul Mescal e la giovanissima co-protagonista, allora undicenne. In Italia, un esempio recente è Il ragazzo dai pantaloni rosa, che coinvolgeva diversi attori minorenni in scene considerate delicate.

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Scene da intimacy coordinator al cinema - foto via Shutterstock/zef art

Le critiche: “toglie spontaneità?”

Non sono mancate le voci critiche. Jennifer Aniston, parlando delle scene intime in The Morning Show con Jon Hamm, ha raccontato di aver rifiutato l’assistenza di un intimacy coordinator, ritenendolo imbarazzante. Anche Sean Bean si è detto scettico. Di parere opposto sono attrici come Emma Thompson, che ha lavorato con un intimacy coordinator in Good Luck to You, Leo Grande, e Kate Winslet, che ha dichiarato che la sua esperienza da giovane sarebbe stata diversa con una figura di questo tipo al suo fianco.

Anche Matilda De Angelis ha raccontato con ironia la sua esperienza sul set di The Undoing, osservando come talvolta l’approccio possa risultare troppo invasivo. Una critica che evidenzia un altro nodo: negli Stati Uniti la professione non è ancora pienamente regolamentata e metodi e sensibilità possono variare molto.

La situazione in Italia

In Italia, l’associazione Intimacy Coordination Italia lavora per definire linee guida condivise e standard professionali. La formazione, spesso legata all’accademia britannica Moving Body Arts, include primo soccorso psicologico, studio delle disabilità, gestione del trauma. Un passaggio fondamentale è arrivato con il primo contratto nazionale per attrici e attori, introdotto a fine 2023, che all’articolo 21 prevede il diritto di richiedere la presenza di un intimacy coordinator sul set.

Parallelamente, realtà formative come Anica Academy hanno iniziato a strutturare percorsi professionali specifici, colmando un vuoto che fino al 2022 veniva spesso coperto con professionisti stranieri.

È davvero una figura “necessaria”?

La domanda resta aperta. Per alcuni attori affermati, abituati a gestire in autonomia le scene intime, può sembrare superflua. Ma il punto – spiegano le associazioni di categoria – non è il singolo interprete. È l’intero ecosistema produttivo. Così come esiste uno stunt coordinator per una scena di lotta senza mettere a rischio nessuno, l’intimacy coordinator costruisce in modo tecnico e concordato le scene di intimità, proteggendo corpi, limiti e sensibilità. Non c’è nulla di “spontaneo” nel cinema: ogni gesto è ripetuto, studiato, illuminato, montato.

In un’industria che oggi racconta identità, corpi e sessualità con maggiore complessità rispetto al passato, l’intimacy coordinator rappresenta uno strumento per esercitare la creatività in modo più consapevole. Il futuro di questa professione dipenderà dalla capacità di trovare standard condivisi e dalla maturità dell’industria nel riconoscere che la tutela del consenso non è un ostacolo artistico, ma una condizione di lavoro. E, forse, anche di libertà espressiva.

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Letizia Rogolino
Redattrice

Giornalista e copywriter, appassionata di cinema, serie TV e viaggi. Cinefila incallita e anima vagabonda, amo perdermi tra i road movie, il mare e le atmosfere degli anni '80. I dolci sono il mio comfort food, guidare mi rilassa, correre all’aria aperta mi rigenera. E quando posso, suono il banjo. Racconto storie, luoghi ed emozioni con la stessa curiosità con cui esploro il mondo.

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