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Dal regista premio Oscar Gore Verbinski (Pirati dei Caraibi, The Ring, Rango) Good Luck, Have Fun, Don't Die ha sorpreso e divertito la Berlinale 2026. Un’avventura apocalittica, comica e fuori dagli schemi, un’esperienza adrenalinica e imprevedibile come non ne avete mai viste.
Una notte buia. Un diner affollato. Un uomo con un detonatore irrompe nel locale dichiarando di venire dal futuro. È la 117ª volta che torna indietro con lo stesso, disperato messaggio. Prima che il tempo scada, deve reclutare un gruppo di clienti del tutto improbabili per fermare un’imminente apocalisse guidata dall’intelligenza artificiale e salvare l’umanità dalle derive dei social media.
Il problema? Tutto gioca contro di loro: estranei diffidenti, adolescenti con il cervello fuso dagli schermi e mostruosità algoritmiche fuori controllo. Eppure, se questa banda di antieroi riuscirà nell’impresa, forse il mondo avrà ancora una possibilità. Forse. O forse no.

È il caso del ritorno al grande schermo di Gore Verbinski, premio Oscar per Rango, che dopo dieci anni torna in sala con Good Luck, Have Fun, Don’t Die, ora nelle sale americane, mentre non si conosce ancora la data di uscita in Italia. In realtà, Verbinski non è mai rimasto fermo. Dopo il suo ultimo film, il thriller psicologico ambientato in una spa svizzera A Cure for Wellness (2016), ha sviluppato diversi progetti: dallo spin-off degli X-Men dedicato a Gambit, fino al progetto animato Cattywumpus, inizialmente pensato per Netflix.
Ciò che lo ha spinto davvero a tornare dietro la macchina da presa è stata però l’opportunità di lavorare senza freni, su una sceneggiatura originale e totalmente fuori dagli schemi: la storia di un uomo proveniente da un futuro distopico che piomba in un diner di Los Angeles — il celebre Norms — per reclutare un gruppo di clienti disillusi e salvare il mondo dalla minaccia definitiva dell’intelligenza artificiale.

Ad affiancare il regista in questa corsa contro il tempo c’è un cast corale e sorprendente composto da Sam Rockwell, Haley Lu Richardson, Michael Peña, Zazie Beetz, Asim Chaudhry e Juno Temple, chiamati a interpretare una banda improbabile di antieroi catapultati in una missione più grande di loro. Un ensemble eterogeneo che amplifica il tono caotico, ironico e adrenalinico del film, trasformando l’apocalisse tecnologica in un’avventura tanto folle quanto imprevedibile.

Il percorso di Good Luck, Have Fun, Don’t Die è stato tutt’altro che immediato: otto anni di sviluppo, dalla prima intuizione alla trasformazione definitiva per il grande schermo. L’idea nacque dalla mente di Matthew Robinson, co-regista e sceneggiatore di The Invention of Lying, sotto forma di un pilot televisivo di 26 pagine intitolato Don’t Trust Anyone Under 30.
All’inizio, il concept ruotava attorno a una scena ambientata in un’aula universitaria, dove uno studente di lettere cercava disperatamente di coinvolgere i compagni parlando di libri. Un’intuizione interessante, ma troppo esile per sostenere una serie TV. Robinson riprese allora il progetto, ampliandolo con una nuova linea narrativa: l’arrivo di un “uomo del futuro” e una struttura a episodi e vignette più articolata. Il film è stato finanziato da Constantin con un budget netto di circa 20 milioni di dollari e girato in Sudafrica per contenere i costi tecnici.
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