Heysel 85 storia vera
La storia vera che ha ispirato Heysel 85 - foto via Ufficio stampa Berlinale/Menuetto/Toon Aerts

Heysel 85: la vera storia dietro la tragedia che ha segnato il calcio europeo

Alla Berlinale, il film sulla tragedia della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool che cambiò per sempre il calcio europeo
A cura di Letizia Rogolino
Articolo pubblicato il:
15 Febbraio 2026

Heysel 85: la vera storia dietro la tragedia che ha segnato il calcio europeo. Al Festival Internazionale del Cinema di Berlino 2026, tra i film più attesi e discussi, figura Heysel 85, il dramma storico che riporta sul grande schermo gli eventi tragici del 29 maggio 1985 allo stadio Heysel di Bruxelles. Diretto dalla regista belgo-rumena Teodora Ana Mihai, il film non è una semplice ricostruzione sportiva, ma una riflessione profonda sulla violenza degli ultras, le responsabilità organizzative e il dolore collettivo che trasformarono una finale di calcio in un massacro umano.

La finale di Coppa dei Campioni 1985

La stagione calcistica europea del 1984-85 si chiude con la finale della Coppa dei Campioni - l’odierna Champions League - tra Juventus FC e Liverpool FC. Quella che avrebbe dovuto essere una celebrazione del calcio si trasforma, nel giro di poche ore, in una delle più grandi tragedie nella storia dello sport moderno.

L’impianto sportivo, ormai obsoleto e inadeguato agli standard di sicurezza, con tribune instabili e barriere insufficienti, era stato scelto nonostante le preoccupazioni di tifosi e autorità. Il sistema di allocazione dei biglietti e la presenza di grandi gruppi di tifosi, tra cui quelli organizzati dei club inglesi e italiani, crearono una miscela potenzialmente esplosiva già prima dell’inizio della partita.

Teodora Ana Mihai
La regista di Heylse 85 Teodora Ana Mihai - foto via Ufficio stampa Berlinale/Sabina Costinel

Cosa accadde davvero allo stadio Heysel

Poco prima del fischio di inizio, il clima negli spalti si deteriora rapidamente. Gruppi di hooligans avanzano con forza verso la zona dello stadio dove molti sostenitori juventini erano stati assegnati, insieme ad altri spettatori neutrali. Senza una barriera fisica efficace e con pochissime forze dell’ordine dentro lo stadio, la pressione umana cresce a dismisura.

Mentre i tifosi cercano di fuggire dalla spinta violenta, la folla viene compressa contro un muro di contenimento. In pochi istanti quella parete cede sotto la pressione umana, dando luogo a un crollo che provoca la morte di 39 persone e il ferimento di oltre 600 spettatori. La stragrande maggioranza delle vittime erano tifosi italiani e di altri Paesi europei.

Decisioni controverse: il match si gioca lo stesso

In uno degli aspetti più controversi della vicenda, nonostante il massacro e l’evidente stato di emergenza, le autorità sportive e politiche decidono che la partita debba comunque proseguire. Juventus e Liverpool scendono in campo; Michel Platini, capitano dei bianconeri, segna un calcio di rigore che regala alla squadra torinese il suo primo trofeo europeo.

Questo proseguimento del match, considerato da molti critici come un grave errore, venne giustificato con la necessità di evitare ulteriori scontri tra tifoserie fuori dallo stadio. Tuttavia, resta una ferita aperta nella memoria collettiva di tifosi, giocatori e famiglie delle vittime.

La tragedia dell’Heysel rappresentò un punto di rottura per la gestione degli eventi sportivi in Europa. Negli anni successivi fu introdotta una serie di riforme per migliorare i livelli di sicurezza in tutti gli impianti, incluse norme più rigide sulla capienza, separazione delle tifoserie e gestione degli steward. La consapevolezza dell’importanza della sicurezza dei tifosi e degli spettatori divenne una priorità assoluta.

Nonostante ciò, la memoria della tragedia resta dolorosa per tante famiglie. Ogni anno si tengono cerimonie di commemorazione e iniziative culturali per ricordare le vittime e riflettere sugli errori che portarono a quella catastrofe.

stadio Belgio
Uno stadio in Belgio poco prima di una partita di calcio - foto via Shutterstock/Alexandros Michailidis

Il film Heysel 85

Il film presentato alla Berlinale, Heysel 85, sceglie una narrazione che intreccia fatti storici e personaggi di finzione per esplorare non soltanto il dramma collettivo, ma anche la dimensione umana di chi visse quegli attimi di terrore. La protagonista Marie, figlia e addetta stampa del sindaco di Bruxelles, e Luca Rossi, un giornalista italiano presente per lavoro, diventano il punto di vista attraverso cui lo spettatore rivive la tragedia: non solo come cronaca di una calamità, ma come esperienza emotiva e morale.

La regista Teodora Ana Mihai, già nota per la sua sensibilità narrativa in film come La Civil, imprime al racconto un tono umano, concentrandosi sulle scelte personali, le responsabilità e i dilemmi etici generati da una tragedia collettiva. La vicenda della strage dell’Heysel non è solo un capitolo tragico nella storia del calcio, ma anche una lezione sulle conseguenze della violenza, del fallimento organizzativo e della gestione delle masse in eventi di massa.

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Letizia Rogolino
Redattrice

Giornalista e copywriter, appassionata di cinema, serie TV e viaggi. Cinefila incallita e anima vagabonda, amo perdermi tra i road movie, il mare e le atmosfere degli anni '80. I dolci sono il mio comfort food, guidare mi rilassa, correre all’aria aperta mi rigenera. E quando posso, suono il banjo. Racconto storie, luoghi ed emozioni con la stessa curiosità con cui esploro il mondo.

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