Pretty Woman Richard Gere e Julia Roberts
Pretty Woman torna al cinema - foto via Ufficio stampa

Pretty Woman torna al cinema: ecco le curiosità più stuzzicanti sul cult che ci fa ancora sognare

La favola romantica che ci ha fatto innamorare di Julia Roberts (ma anche di Richard Gere) 36 anni fa, di nuovo in sala
A cura di Letizia Rogolino
Articolo pubblicato il:
11 Febbraio 2026

Pretty Woman, il cult del 1990 che ha conquistato milioni di spettatori nel mondo, torna al cinema il 9, 10, 11 e 14 febbraio 2026. A 36 anni dalla sua uscita, la favola moderna con Julia Roberts e Richard Gere brilla nuovamente sul grande schermo, proprio a ridosso di San Valentino. In un’epoca dominata da remake, nostalgia e grandi ritorni, questo film che non invecchia mai, guadagnerà giustamente una nuova vita grazie alla proiezione in versione restaurata 4K nel luogo per cui è nato. Il ritorno di Pretty Woman al cinema rappresenta così un’occasione imperdibile per riscoprire una delle storie d’amore più amate di sempre.

Richard Gere
Richard Gere nel 2015 alla Casa del Cinema di Roma - Shutterstock by lucacavallari

Ma perché questo film continua a essere così amato? Tra romanticismo senza tempo, scene iconiche e una protagonista diventata simbolo di emancipazione, Pretty Woman resta una delle rom-com più memorabili. Anche oggi, con Pretty Woman che torna di nuovo al cinema, in sala, l’emozione si rinnova come fosse la prima volta. Scopriamo di seguito le curiosità più stuzzicanti su questo cult.

Di cosa parla Pretty Woman

Julia Roberts sul red carpet di Venezia 82 che sorride con una mano appoggiata su un fianco - Pretty Woman cinema
Julia Roberts sul red carpet di Venezia 82 - Foto via ufficio stampa La Biennale

Diretto da Garry Marshall, il film racconta la storia di Edward Lewis, brillante e cinico uomo d’affari abituato a fare fortuna acquistando grandi aziende in difficoltà per poi rivenderle a pezzi. In viaggio a Hollywood per chiudere un’importante operazione, Edward incontra per caso Vivian Ward, una giovane prostituta dal carattere solare e spontaneo, alla quale chiede indicazioni per Beverly Hills. Colpito dalla sua personalità e dal suo fascino, le propone di restare con lui per una settimana in cambio di una generosa somma di denaro.

Totalmente assorbito dal lavoro e incapace di lasciarsi andare ai sentimenti, Edward attraversa un momento di crisi personale. Su consiglio dell’amico e avvocato Philip, invita Vivian ad accompagnarlo a una cena d’affari con il potente magnate James Morse. Grazie all’aiuto del gentile direttore d’albergo Thompson, Vivian affronta una sorprendente trasformazione. Tra eventi mondani e momenti condivisi, il rapporto tra Edward e Vivian si fa sempre più profondo, fino a trasformarsi in un amore inaspettato. È proprio questa evoluzione che rende l’esperienza di Pretty Woman al cinema ancora oggi così coinvolgente sul grande schermo.

Un casting pieno di sorprese

Prima che Richard Gere diventasse l’indimenticabile Edward Lewis, il casting di Pretty Woman attraversò una fase sorprendentemente complessa. Il ruolo del carismatico uomo d’affari fu inizialmente proposto a Sylvester Stallone e ad Albert Brooks, che però rifiutarono. La produzione prese in considerazione anche nomi di primissimo piano come Harrison Ford, Danny Glover, Denzel Washington e Bruce Campbell, immaginando versioni molto diverse del personaggio.

Anche la scelta della protagonista femminile non fu immediata: Uma Thurman sostenne un provino per il ruolo di Vivian, mentre Jennifer Connelly e Sandra Bullock declinarono l’offerta. In un primo momento i produttori puntavano su Meg Ryan, prima che Julia Roberts conquistasse il ruolo e desse al film il volto che lo avrebbe reso un cult intramontabile, oggi celebrato anche grazie al ritorno di Pretty Woman al cinema.

Richard Gere al pianoforte

Una delle scene più iconiche di Pretty Woman nasconde una curiosità sorprendente che riguarda direttamente Richard Gere. Nel momento in cui Edward si siede al pianoforte, l’attore non sta fingendo: è davvero lui a suonare e il brano ascoltato nel film è stato composto dallo stesso Gere. Un dettaglio che aggiunge autenticità e fascino a una sequenza già memorabile, resa ancora più intensa dall’esperienza di Pretty Woman al cinema.

Subito dopo arriva la celebre scena d’amore sul pianoforte, che però è meno “spontanea” di quanto sembri. I rumori prodotti dai tasti durante i movimenti degli attori risultarono troppo confusi e sgradevoli per essere utilizzati. Per questo, in fase di post-produzione, i suoni furono completamente ricreati e sostituiti, dando vita a un effetto finale molto più armonioso e cinematografico.

Risate e scherzi sul set

Il clima sul set di Pretty Woman era spesso leggero e giocoso, come dimostrano alcuni episodi diventati ormai leggendari. Durante le riprese della famosa scena nella vasca piena di schiuma, la troupe organizzò uno scherzo a Julia Roberts: mentre l’attrice era completamente immersa nel bagnoschiuma, tutti uscirono silenziosamente dal set, lasciando solo il cameraman. Quando Julia se ne accorse, scoppiò a ridere, rendendo il momento ancora più spontaneo.

Anche la scena in cui Vivian guarda I Love Lucy distesa sul pavimento nacque da un trucco del regista Garry Marshall, che per ottenere una risata autentica e incontrollabile iniziò a solleticare i piedi dell’attrice fuori campo. Il risultato fu una risata genuina, entrata poi nel montaggio finale e diventata una delle immagini più amate del film.

Il poster che inganna

Pretty Woman film
Una scena dal film Pretty Woman - foto via Ufficio stampa Nexo Studio

Può sorprendere molti fan, ma l’iconica locandina di Pretty Woman non ritrae interamente Julia Roberts. Per l’immagine promozionale, infatti, il volto dell’attrice fu applicato sul corpo della controfigura Shelley Michelle, scelta per la posa e la silhouette. Un’operazione piuttosto comune nel marketing cinematografico dell’epoca, pensata per ottenere un’immagine perfetta e immediatamente riconoscibile.

Anche Richard Gere subì una piccola “trasformazione” grafica: sulla locandina i suoi capelli appaiono più scuri rispetto al look brizzolato mostrato nel film. Un dettaglio studiato a tavolino per rendere il poster più elegante e patinato, contribuendo a creare quell’estetica da favola moderna che ancora oggi resta impressa nella memoria collettiva e che il ritorno di Pretty Woman al cinema riporta in sala.

La versione dark di Pretty Woman

All’inizio il film era pensato come un racconto decisamente più oscuro e realistico. Vivian doveva essere una ragazza alle prese con la dipendenza, e la sua amica Kit, interpretata da Laura San Giacomo, avrebbe dovuto morire per overdose. Anche il finale era lontano dalla favola romantica che conosciamo: Edward avrebbe cacciato Vivian dalla sua auto, scaraventandole addosso una pioggia di soldi, senza alcun gesto di salvezza.

Questa versione avrebbe trasformato il film in un dramma sociale, ma la scelta di cambiare direzione ha dato vita a una commedia romantica capace di conquistare il pubblico e diventare un cult senza tempo, oggi pronto a emozionare ancora le nuove (e le affezionatissime) generazioni.

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Letizia Rogolino
Redattrice

Giornalista e copywriter, appassionata di cinema, serie TV e viaggi. Cinefila incallita e anima vagabonda, amo perdermi tra i road movie, il mare e le atmosfere degli anni '80. I dolci sono il mio comfort food, guidare mi rilassa, correre all’aria aperta mi rigenera. E quando posso, suono il banjo. Racconto storie, luoghi ed emozioni con la stessa curiosità con cui esploro il mondo.

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