The Weight alla Berlinale 2026, Ethan Hawke: «Vale la pena lottare contro l’avidità istituzionale»
Alla conferenza stampa del film Ethan Hawke e il regista Padraic McKinley presentano questo crime drama tra oro, avidità e sopravvivenza

Queen at Sea, Juliette Binoche alla Berlinale 2026. L’attrice francese Juliette Binoche presente a Berlino per il festival cinematografico tedesco ha dichiarato che le domande legate all’invecchiamento, al centro del suo nuovo film Queen at Sea, riguardano chiunque abbia persone care nella propria vita. «A un certo punto dobbiamo affrontare tutte le domande su come prenderci cura dei nostri genitori, su cosa significhi invecchiare. E anch’io, prima o poi, diventerò anziana. Sono interrogativi che toccano tutti» ha detto l'attrice in conferenza stampa alla Berlinale 2026 dove il film è stato presentato in anteprima.
Nel film l'attrice francese interpreta Amanda, una donna che decide di chiamare la polizia perché il patrigno continua ad avere rapporti intimi con la madre affetta da demenza avanzata. La scelta trascina la famiglia in un complesso meccanismo istituzionale, dove non è chiaro se l’intervento dello Stato finisca per aiutare davvero o per aggravare ulteriormente la situazione.

A vestire i panni della madre di Amanda è l’attrice teatrale britannica Anna Calder-Marshall, mentre il patrigno è interpretato da Tom Courtenay, candidato all’Oscar nel 1983 per The Dresser. Il film è diretto, scritto e montato da Lance Hammer, che era già stato in concorso alla Berlinale 18 anni fa con Ballast. Secondo Binoche, Hammer è «un instancabile ricercatore di verità e autenticità, sempre determinato ad affrontare un tema con la massima consapevolezza possibile».
Queen at Sea racconta una storia dolorosa in modo quasi indicibile, attraversata dalle straordinarie interpretazioni di Tom Courtenay e Anna Calder-Marshall. Affronta il tema della demenza e il delicato “fine partita” della cura, quando il coniuge che assiste è fragile quanto il malato. E pone una domanda cruciale: di chi è il diritto di decidere?

Il film, ambientato in una Londra invernale, grigia e opprimente, esplora la natura dell’intimità nella coppia e il momento in cui essa diventa un problema per i figli adulti, combattuti tra senso del dovere, protezione e giudizio morale. Un’opera lacerante che regge il confronto con titoli come Amour di Michael Haneke o Vortex di Gaspar Noé. Il finale, enigmatico e ironicamente straziante, rifiuta la consolazione di una chiusura tradizionale e si configura come un dittico sull’amore: un confronto tra le aspettative e le forme dell’intimità nelle diverse generazioni. L’ambientazione è una Londra invernale, grigia e opprimente.
La narrazione procede attraverso situazioni sempre più dolorose e ambigue, punti di non ritorno in cui parole e gesti non possono essere ritirati. Queen at Sea è un film di una sincerità tragica e invernale, che non offre risposte semplici ma costringe lo spettatore a restare dentro il dubbio, fino all’ultima, gelida inquadratura.
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