La folle apocalisse AI di Gore Verbinski esplode alla Berlinale 2026
Un uomo arriva dal futuro in un diner di Los Angeles. Sam Rockwell, Michael Peña e Juno Temple nel cast

La Berlinale 2026 ha ospitato l’anteprima mondiale di Nightborn, il secondo lungometraggio della regista finlandese Hanna Bergholm, girato in Lituania. Il film, un horror soprannaturale, racconta la storia di Saga (Seidi Haarla) e suo marito britannico Jon (Rupert Grint), che si trasferiscono in una casa isolata nella foresta finlandese, dove Saga ha trascorso gran parte della sua infanzia.
Ma non appena nasce il loro figlio, Saga percepisce che qualcosa non va, mentre il matrimonio della coppia comincia a incrinarsi e Jon fatica a sostenere la moglie. Solo Saga sospetta la terribile verità sul neonato. Completano il cast Pamela Tola, Pirkko Saisio e Rebecca Lacey. La sceneggiatura è firmata dalla regista insieme a Ilja Rautsi, con la produzione di Daniel Kuitunen.
Alla conferenza stampa, il cast e il team creativo hanno affrontato anche il dibattito politico che ha caratterizzato questa edizione della Berlinale. Interrogata sull’importanza di prendere posizione in relazione ai conflitti globali, Bergholm ha sottolineato che «come adulti abbiamo la responsabilità di parlare contro la violenza e l’ingiustizia, perché non intervenire è comunque una scelta».
Ha aggiunto poi che è fondamentale «non dire ad altri artisti di non esprimersi quando decine di migliaia di persone vengono uccise. Nessuno può giustificare il silenzio».

Il co-sceneggiatore Ilja Rautsi ha spiegato che «l’arte non deve essere necessariamente politica, ma poiché tutto ciò che facciamo può avere un impatto, è importante fare luce sui problemi che affrontiamo. L’arte è empatia». Rautsi ha poi sottolineato che «chi può davvero risolvere i problemi, politici e milionari, spesso non fa nulla se non creare ulteriori problemi. È importante creare una forma di pressione per sensibilizzare le persone su ciò che accade nel mondo, dagli orrori in Ucraina al genocidio in Palestina».
Durante la conferenza stampa, un giornalista ha chiesto poi a Rupert Grint se avrebbe preso posizione contro «l’ascesa del fascismo nel Regno Unito», dopo essersi già espresso pubblicamente sulle posizioni anti-trans di J.K. Rowling. «Ovviamente sono contrario», ha risposto l’attore britannico. «Ma scelgo con attenzione i momenti in cui parlare. È un tema estremamente rilevante oggi. Mi sentirete intervenire.»

Grint ha poi parlato anche della prossima serie TV di HBO su Harry Potter, commentando la scelta dei giovani attori che interpreteranno Harry, Hermione e Ron: «Quando sono stati annunciati, mi ha riportato al ’99, quando ho iniziato io. È un’esperienza straordinaria ma anche surreale. Ho scritto una lettera al giovane interprete di Ron, Alistair Stout, ma la loro esperienza sarà diversa dalla mia, perché oggi c’è la pressione dei social media. È un sacrificio, soprattutto da giovani, ma non ho rimpianti.»
Sicuramente il film Nightborn è lontano anni luce dalla saga di Hogwarts, ma è curioso vedere l'attore in un ruolo così diverso da quello che ci si potrebbe aspettare. Nightborn si conferma non solo un horror soprannaturale avvincente, ma anche un’opera che invita a riflettere sull’empatia, sull’impegno civile e sul ruolo dell’arte di fronte alle ingiustizie globali. Questo sarà distribuito a livello internazionale da Goodfellas, mentre la Berlinale proseguirà fino al 22 febbraio.
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