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Alla Berlinale può capitare che, durante una pausa tra una proiezione e una conferenza stampa, ti possa sedere un attimo nella hall del Grand Hyatt Hotel - base operativa del festival - per lavorare un po' al computer e ti passi accanto Ethan Hawke come se niente fosse. Poi l'attore si ferma alla reception a fare il check-in: a pochi centimetri dietro di te.
Questo è successo a me il giorno della presentazione ufficiale del film The Weight di Padraic McKinley, un crime drama ambientato poco dopo la Grande Depressione nell’Oregon del 1933, tra natura selvaggia, avidità e disperazione.
Con Ethan Hawke, Russell Crowe, Austin Amelio e Julia Jones nel cast, The Weight richiama il western classico e il cinema d’avventura introspettivo degli anni Settanta e convince in gran parte per le location e le interpretazioni carismatiche dei protagonisti.

Samuel Murphy, vedovo e padre devoto, è determinato a proteggere la figlia Penny dalle dure realtà della crisi economica. Quando uno sfratto li lascia senza casa, un atto di autodifesa si trasforma in condanna: Murphy viene arrestato e inviato in un campo di lavoro nella contea di Deschutes.
A gestire il campo è il corrotto direttore Clancy, interpretato da Crowe con uno sguardo ambiguo e opportunista. Clancy conosce bene la situazione di Murphy: la figlia, affidata allo Stato, rischia l’adozione prima del suo rilascio. L’unica via d’uscita è accettare una missione segreta.
Il governo di Roosevelt sta chiudendo le miniere e confiscando l’oro per contrastare la crisi. Clancy e i suoi complici progettano di trafugare un carico di lingotti e trasportarlo attraverso territori impervi in un viaggio di sei giorni. Murphy deve scegliere tre detenuti di fiducia per affrontare l’impresa in cambio della libertà anticipata. Ad accompagnarli, uomini armati pronti a uccidere se anche un solo lingotto dovesse sparire.
Tra i compagni di viaggio spiccano il sospettoso Rankin (Austin Amelio), il pragmatico Singh (Avi Nash) e il giovane Olson (Lucas Lynggaard Tønnesen), figura tragica e vulnerabile. Julia Jones interpreta Anna, una giovane nativa americana fuggita da un istituto oppressivo, che si unisce al gruppo per sopravvivere. Determinata e orgogliosa, rifiuta qualsiasi ruolo subordinato, diventando una presenza morale forte all’interno del gruppo.

In conferenza stampa Hawke ha fatto riferimento al film dicendo: «Parla di un gruppo di persone che pensano di non avere nulla in comune, che si uniscono per combattere l’avidità e la malvagità istituzionale, per scoprire di avere molto più in comune di quanto credessero — e che vale la pena lottare per questo. Amo il fatto che sia questo ciò che stiamo offrendo al mondo come risposta».
McKinley ha spiegato che il significato del titolo The Weight ha un doppio livello simbolico: da una parte si riferisce al peso fisico dell’oro che i personaggi devono trasportare, e dall’altra al peso emotivo e morale che ogni uomo porta dentro di sé, in particolare quello del protagonista, un padre disposto a tutto per la figlia.
Il regista ha confermato che la decisione di far apparire il titolo solo dopo circa 12 minuti di film è stata voluta e deliberata per sottolineare la perdita del senso della “leggerezza”. Hawke infatti, dal canto suo, ha sottolineato di come abbia interpretato il titolo come “il peso dell’amore”, ovvero ciò che si è disposti a fare per chi si ama e come lo si traduce concretamente nei propri gesti.
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