A dieci anni dal sisma: in Abruzzo e Marche riaprono luoghi storici e cantieri
L'iniziativa pone l’attenzione sul processo di restauro del patrimonio culturale danneggiato in seguito ai terremoti del 2016. Gli appuntamenti

Quali sono i presidi Slow Food Abruzzo? Visto che stiamo parlando di una regione rinomata per le sue eccellenze enogastronomiche, appare facile porsi questa domanda. Prima però occorre chiarire un altro quesito che può balenare in testa a molti: cos'è un presidio Slow Food? Cerchiamo allora di spiegare subito di cosa stiamo parlando. I presidi Slow Food sono dei progetti che tutelano piccole produzioni tradizionali che sono a rischio di scomparire. Tutto è nato nel 2003 per merito dell'omonima fondazione che poi negli anni ha portato avanti questi progetti che, con il tempo, hanno assunto sempre più valore e significato.
Entrando più nello specifico, ogni presidio riunisce un gruppo di agricoltori, allevatori o artigiani operanti nel settore. Tutti questi devono seguire un disciplinare rigoroso di produzione. In questo modo salvano razze animali autoctone, antiche varietà di ortaggi e legumi e tecniche di lavorazione tramandate da generazioni che, altrimenti, rischierebbero di andare perdute per sempre. Oltre a essere una tutela, i presidi Slow Food sono anche una sorta di marchio di qualità che aiuta l'economia dei territori coinvolti. Occorre ricordare infatti che garantisce un reddito equo a chi lavora la terra con metodi tradizionali e sostenibili.
In questo scenario, sono diversi i presidi Slow Food Abruzzo. Questa regione infatti è una delle più ricche di biodiversità agroalimentare. Bastano pochi chilometri per passare dalle montagne - leggere alla voce Gran Sasso e Majella - alle dolci colline fino alla costa adriatica. Questa grande diversità di ambienti ha permesso la sopravvivenza di varietà vegetali e razze animali uniche, spesso legate addirittura a singoli borghi o vallate. Vediamo allora quali sono i presidi Slow Food dell'Abruzzo e in quale zona nascono.
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In totale sono 20 i presidi Slow Food Abruzzo attivi. Un numero che colloca l'Abruzzo tra le regioni italiane più virtuose del Belpaese in questo campo. Questo non significa solo che ci sono tante eccellenze enogastronomiche, ma anche che c'è una forte volontà di tutelare la biodiversità alimentare e il duro lavoro dei piccoli produttori. Andiamo allora a conoscere uno per uno quali sono i presidi Slow Food appartenenti all'Abruzzo.

È uno dei rari formaggi italiani lavorati con caglio di maiale anziché di vitello. Si produce a Farindola - sulle pendici del Gran Sasso in provincia di Pescara - con latte crudo di pecore allevate al pascolo.
Nasce sull'altopiano di Campo Imperatore nel territorio dell'aquilano. È un formaggio di latte di pecora prodotto ancora oggi seguendo i ritmi della transumanza estiva.
Piccola, scura e dal sapore intenso, questa lenticchia cresce oltre i mille metri sulle pendici del Gran Sasso intorno al borgo di Santo Stefano di Sessanio.
Coltivato sull'altopiano di Navelli - una terra famosa anche per lo zafferano -, questo cece piccolo e saporito cresce in un terreno arido e ventoso, ideale per la sua concentrazione di sapore.
Si coltivano nella conca di Paganica vicino all'Aquila. Sono legumi di piccola taglia adatti ai terreni montani della zona.
Prende il nome dal fiume Tavo tra le province di Pescara e Chieti. È un fagiolo dalla forma sferica e dalla buccia sottile, un tempo assai diffuso lungo tutta la vallata.
È un grano tenero antico coltivato nelle zone montane abruzzesi fino a 1300 metri di altitudine. Resiste bene al freddo e si usa per pane, pasta e dolci tradizionali.
Ad Atessa - in provincia di Chieti - questo fico viene essiccato al sole secondo un metodo tramandato da secoli per ottenere un prodotto dolce e aromatico, spesso farcito con mandorle.

Coltivato nel comune di Altino in Val di Sangro, si tratta di un peperone dalla polpa dolce e croccante, tradizionalmente conservato sott'olio o essiccato.
Nasce a Fara Filiorum Petri in provincia di Chieti. È una cipolla piatta, bianca e dal sapore delicato, legata secondo la tradizione locale a un'antica coltivazione monastica.
Tipica della zona di Bagno nell'entroterra aquilano, è una varietà locale coltivata da poche famiglie che ne custodiscono il seme. Insomma, una sorta di "tesoro".
Simile a una carota bianca dalle radici ramificate, cresce a Capitignano - nell'Alto Aterno - ai confini tra Abruzzo e Lazio proprio nel cuore del Parco del Gran Sasso e Monti della Laga.
Questa varietà di oliva si coltiva sulle colline di Casoli ai piedi della Maiella. Dà un olio dal gusto fruttato e leggermente piccante, un must per gli amanti del genere.
È un vitigno a bacca bianca coltivato soprattutto nelle colline teramane. Da questa uva si ottengono vini bianchi freschi e passiti dal profumo intenso.

Salume spalmabile a base di carne di maiale, peperoncino e semi di finocchio, tipico dell'area di Vasto in provincia di Chieti. Si conserva stagionato in budello naturale.
Prende il nome dall'antica popolazione dei Frentani che abitava l'area tra Lanciano e Vasto. È un salume magro, aromatizzato con pepe nero e finocchietto selvatico.
Tipica del territorio dell'Aquila, unisce carne magra e fegato di maiale aromatizzati con agrumi, aglio e spezie secondo una ricetta contadina antica.
Conosciuta anche come vino cotto, nasce a Roccamontepiano in provincia di Chieti. Si ottiene cuocendo a lungo il mosto d'uva Montepulciano fino a ridurlo e trasformarlo in un liquore dolce da dessert.
Comprendono i mieli uniflorali di santoreggia, sideritis e marrubio, prodotti da apiari posti oltre gli 800 metri sulle montagne dell'Aquilano.
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