Funivie insolite e dove trovarle
Alla Svizzera il primato delle più spettacolari. Ecco quali
Negli ultimi cinque anni il numero degli impianti sciistici dismessi in Italia è raddoppiato. Il paesaggio alpino italiano, infatti, dopo anni di vibrante di attività sciistica, sta subendo una trasformazione silenziosa ma significativa.
L'aumento delle temperature globali e la conseguente scarsità di neve hanno portato alla chiusura di un numero allarmante di impianti sciistici: questo fenomeno, se da un lato rappresenta una sfida economica per le comunità montane, dall'altro apre un ventaglio di opportunità per una riconversione in chiave green. Ma cosa sta succedendo?
Le statistiche indicano una progressiva diminuzione delle nevicate, senza alcuna indicazione di cambiamento di tendenza. Ciononostante, gli investimenti in tecnologie per la neve artificiale e in nuove funivie rimangono elevati. È ovvio che questo meccanismo si autoalimenti, rischiando di lasciare un'eredità di numerose infrastrutture abbandonate una volta che verrà interrotto.
Importantissimo è il Piemonte, con 76 siti dismessi, tra cui spicca il caso di Monte Grosso, a Garessio, in provincia di Cuneo. Ma seguono alla lista, di impianti sciistici dismessi anche la Lombardia, che si aggiudica un totale di 33 impianti, tra cui i vecchi tralicci e stazioni sul Monte Poleto, ad Aviatico, in provincia di Bergamo, e l'Abruzzo, che invece ne ha 31, con l'impianto e la seggiovia chiusi a Campo di Giove nella Majella occidentale. Il Veneto, invece, si posiziona terzo con casi come lo skilift e l'impianto a Sella di Ciampigotto a Vico di Cadore, in provincia di Belluno, attivi fino al 2017, e molte altre regioni seguono con numeri significativi.
Secondo Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, la crisi degli impianti sciistici dismessi è direttamente collegata alla crisi climatica. In particolare, si osserva un’enorme diminuzione delle nevicate e un rapido scioglimento dei ghiacciai, entrambi fenomeni accentuati dall'aumento delle temperature.
I dati forniti dalla Fondazione CIMA (Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale) sono anch’essi gravissimi: il 13 febbraio 2025 sulle Alpi è stato registrato un deficit di neve del 71% rispetto alle medie storiche. La situazione è ancora più grave sugli Appennini, dove la riduzione dell'innevamento ha raggiunto il 94%. Anche ad altitudini superiori, tra i 2000 e i 3000 metri, gli Appennini hanno subito una perdita di neve del 78.
Parallelamente alla diminuzione delle nevicate naturali, ovviamente si registra un aumento costante della produzione di neve artificiale. Attualmente, le piste da scii artificiali hanno una superficie totale di oltre 1,8 milioni di metri quadrati. Ma anche questo fenomeno ha conseguenze devastanti per il pianeta. La creazione di questi bacini comporta infatti la deforestazione di aree precedentemente intatte, oltre alla necessità di installare sistemi di pompaggio e tubature, con conseguenti impatti ambientali significativi.
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