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Una tempesta solare è prevista per il 5 febbraio 2026, a seguito di un potente brillamento avvenuto il 2 febbraio, classificato come X 8.1. L’espulsione di massa coronale (CME) scagliata dal Sole colpirà la Terra di striscio, ma le caratteristiche del fenomeno suggeriscono che la tempesta potrebbe risultare più intensa del previsto.
Il fenomeno è originato dalla grande macchia solare AR 4366, particolarmente instabile e magneticamente attiva. Tra l’1 e il 2 febbraio, questa regione ha prodotto numerose esplosioni solari, comprese eruzioni di classe X e M. Tra queste, oltre all’X 8.1, si segnala anche un X 1.36 e brillamenti M 7.25 e M 6.77 registrati il 3 febbraio. La combinazione di potenza e turbolenza rende inevitabile il lancio di un’allerta meteo spaziale.
Secondo l’Space Weather Prediction Center (SWPC) della NOAA, la tempesta è attualmente classificata come G1, ovvero minore. In genere, eventi di questo tipo hanno effetti limitati, come possibili disturbi alle comunicazioni satellitari, lievi alterazioni nei comportamenti migratori degli animali e aurore visibili a latitudini più basse. Tuttavia, data la potenza della CME generata dal brillamento X 8.1, non è escluso che la tempesta possa avere una portata superiore alle attese.

Come spiegato dall’astrofisico Tony Phillips, anche un colpo di striscio di una CME così potente può produrre effetti significativi. Gli scienziati consigliano di monitorare attentamente il fenomeno, soprattutto per le operazioni satellitari e le comunicazioni radio. Al momento, comunque, non sono previste aurore visibili nei cieli italiani, ma in altre regioni più vicine ai poli il fenomeno potrebbe essere più evidente.
La macchia AR 4366 si sta spostando verso la zona centrale del disco solare, aumentando la possibilità che futuri brillamenti possano inviare CME direttamente verso la Terra. La turbolenza magnetica della regione solare resta elevata, quindi i prossimi giorni saranno cruciali per valutare l’evoluzione della tempesta. Gli aggiornamenti ufficiali saranno forniti dai centri di ricerca solare e dai bollettini dello SWPC, che continuano a monitorare ogni nuova eruzione.
La tempesta solare del 5 febbraio 2026 è classificata come G1, quindi non dovrebbe causare disagi gravi, ma la potenza del brillamento X 8.1 e l’instabilità della macchia AR 4366 suggeriscono di seguire attentamente gli aggiornamenti. Anche un impatto di striscio può avere effetti interessanti e va monitorato, soprattutto per la sicurezza dei satelliti e delle comunicazioni spaziali.
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