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Bandcamp dice no alla musica creata con l'intelligenza artificiale. Ci sono piattaforme musicali come Spotify in cui alcune hanno già scalato le classifiche delle più ascoltate, e piattaforme come Bandcamp che, viceversa, non vogliono averle affatto le canzoni create con l'intelligenza artificiale. È infatti notizia delle scorse ore il divieto di quest'ultima, un'interdizione che coinvolge anche gli utenti stessi, chiamati a segnalare eventuale musica e altri contenuti audio apparentemente realizzati con l'AI in cui dovessero imbattersi.

"Vogliamo che i musicisti continuino a fare musica e che i fan abbiano la certezza che la musica che trovano su Bandcamp sia stata creata da esseri umani. Le nostre linee guida per l'intelligenza artificiale generativa in musica e audio sono le seguenti: musica e contenuti audio generati interamente o in buona parte dall'intelligenza artificiale non sono consentiti su Bandcamp. Qualsiasi utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale per impersonare altri artisti o stili è severamente vietato". È quanto si legge nella nota pubblicata su Reddit dalla piattaforma, che promette e chiede trasparenza a tutti i suoi utenti, sia ascoltatori che musicisti.
Per chi non lo conoscesse, Bandcamp è un servizio di streaming e di distribuzione musicale statunitense che, rispetto alle piattaforme più conosciute come Spotify, Deezer o YouTube Music, offre ampia libertà agli artisti, che possono decidere liberamente il prezzo e le modalità di distribuzione sia della loro musica che del merchandising. Una piattaforma pensata apposta per i musicisti indipendenti che li mette in contatto diretto con gli ascoltatori ma anche con le etichette musicali.
Questa nuova politica sui contenuti audio generati dall'IA, come anticipato, prevede inoltre il contributo attivo degli utenti, chiamati a segnalare a Bandcamp brani apparentemente realizzati con l'intelligenza artificiale. Un team dedicato ne valuterà poi l'origine ed eventualmente la rimozione dalla piattaforma.
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Il no di Bandcamp all'intelligenza artificiale generativa per la musica arriva in un periodo in cui i contenuti creati con l'AI sono diffusi ovunque sul web, piattaforme musicali comprese. Un no isolato, il primo nel settore, che non si accorda con le politiche di altri servizi. Prendiamo per esempio Spotify, che già nelle scorse settimane vedeva alcune canzoni fatte con l'AI in cima alle sue classifiche e playlist più popolari.
Significa poco per l'industria musicale, ma è un fatto che, salvo cambiamenti e prese di posizioni simili da parte delle principali piattaforme di streaming e di distribuzione, sarà sempre più comune imbattersi in brani siffatti. Complice anche l'accessibilità e la popolarità dei servizi (come Suno) per crearne di nuovi con l'intelligenza artificiale, in modo anche efficace ormai.
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Secondo uno studio pubblicato lo scorso novembre dalla piattaforma di streaming Deezer, circa il 34% della nuova musica caricata ogni giorno sul servizio è generata con l'intelligenza artificiale, ovvero circa 17mila brani su 50mila.
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