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Lo scorso 5 marzo Anthropic ha pubblicato uno studio sul rapporto fra intelligenza artificiale e lavoro. Nello specifico, l'azienda americana madre di Claude e di altri strumenti basati sull'IA ha indagato quali sono i mestieri potenzialmente più soggetti a un'eventuale automatizzazione. Dai risultati emerge un'esposizione elevata in alcune professioni, ma le conseguenze sulla disoccupazione sembrano al momento ancora limitate.

Per comprendere l'impatto dell'intelligenza artificiale sul mercato del lavoro, Anthropic ha preso in considerazione tre fattori: il database O*NET delle professioni negli Stati Uniti, i dati di utilizzo dei modelli IA di Anthropic e una stima precedente sulla capacità teorica dei modelli di linguaggio per velocizzare determinati compiti.
Rientra fra le particolarità di questo studio il metodo di analisi denominato "Observed exposure", che intreccia le capacità teoriche dell'IA (ciò che potrebbe fare in teoria), con i dati reali di utilizzo nelle attività lavorative (ciò che viene utilizzato concretamente nel lavoro). Quello che emerge è uno scarto notevole, soprattutto in determinate attività teoricamente automatizzabili ma oggi ancora gestite perlopiù da lavoratori umani.
Per esempio, nel campo dell'informatica e della matematica i dati di utilizzo reale indicano che la copertura reale da parte dell'AI è di circa un terzo rispetto a quella teorica, divario che è ancor più notevole nel settore del management, del business e della finanza. Le ragioni sarebbero diverse, sia perché molte attività richiedono ancora la supervisione umana, sia perché tali tecnologie non sono ancora abbastanza diffuse, accolte e apprezzate, soprattutto in determinati contesti lavorativi.
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Secondo lo studio di Anthropic fra i lavoratori più esposti all'uso dell'intelligenza artificiale ci sono i programmatori informatici (copertura delle attività da parte dell'AI del 75%), gli addetti al servizio clienti e all'inserimento dei dati (rispettivamente del 70 e del 67%), attività prettamente digitali caratterizzate da compiti ripetitivi facilmente automatizzabili.
Come anticipato, sono molto esposte anche le figure manageriali e i professionisti più istruiti, compresi architetti, ingegneri e le persone del settore legale/giuridico, nonostante l'impatto effettivo attuale sia decisamente basso al momento, a differenza di quello teorico. Discorso simile vale per il settore artistico, dei media e delle scienze sociali. Ciò nonostante, secondo lo studio non ci sono evidenze di un aumento della disoccupazione negli Stati Uniti dal 2022, cioè dopo l'introduzione di strumenti come ChatGPT.
Viceversa, le professioni meno esposte sono invece quelle in cui l'uso dell'IA è assente o particolarmente limitato. Ovvero tutte quelle mansioni che richiedono presenza fisica, manualità e interazione diretta con l'ambiente. Pensiamo a cuochi, meccanici, bagnini, baristi, operai o autisti, per esempio.
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Per maggiori informazioni, è possibile consultare lo studio di Anthropic al seguente indirizzo: anthropic.com/research/labor-market-impacts.
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