Pokémon Go
Pokémon Go - foto di Matthew Corley su Shutterstock

Mappare il mondo senza saperlo, giocando a Pokémon Go

30 miliardi di immagini dei videogiocatori a disposizione dei robot per le consegne. Ecco com'è andata
A cura di Pietro Paolucci
Articolo pubblicato il:
21 Marzo 2026

Se siete fra le circa 700 milioni di persone che hanno scaricato (e giocato a) Pokémon Go sappiate che, oltre a gironzolare a caccia di Pokémon, potreste aver contribuito ad alimentare un sistema di intelligenza artificiale geospaziale su cui sono basate mappe 3D del mondo reale. In pratica, senza saperlo avete mappato un pezzo di mondo per conto di Niantic Spatial, una divisione di Niantic, società madre di Pokémon Go. Mappe che ora utilizzano i robot di Coco Robotics.

Che fine fanno le immagini di Pokémon Go?

Pokémon Go su smartphone
Pokémon Go su smartphone - foto di Wachiwit su Shutterstock

Correva l'anno 2016 quando Niantic lanciò Pokémon Go, un videogioco basato sulla realtà aumentata geolocalizzato tramite GPS. Permetteva, e permette ancora, di incontrare e catturare Pokémon nell'ambiente reale o di affrontarli all'interno di palestre. Nonostante fosse un fenomeno culturale soprattutto negli anni che hanno preceduto la pandemia di COVID-19, ancora oggi la community di giocatori è piuttosto vasta.

Grazie al successo riscosso dal gioco, da quando arrivò sul mercato Niantic ha accumulato oltre 30 miliardi di immagini di strade, parchi e luoghi pubblici di milioni di luoghi nel mondo. Un enorme archivio raccolto grazie alle funzioni AR necessarie per giocare a Pokémon Go e con cui l'azienda produttrice ha creato un modello geospaziale di grandi dimensioni (LGM) che è alla base di un sistema di intelligenza artificiale capace di comprendere lo spazio fisico tramite quei dati visivi raccolti dai videogiocatori.

In altre parole, si tratta di una tecnologia che sa riconoscere e interpretare un oggetto collocato in un contesto su una mappa tridimensionale. Più nello specifico, è una tecnologia che serve oggi a far funzionare il cosiddetto VPS (Visual Positioning System), un sistema di posizionamento visivo che consente a dispositivi e robot di capire dove si trovano osservando edifici, monumenti, insegne e altri punti di riferimento dell'ambiente circostante, sia all'esterno che all'interno.

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Da videogioco a infrastruttura per la robotica

Robot Coco a Chicago
Un robot Coco su un marciapiede di Chicago - foto di ChicagoPhotographer su Shutterstock

Questo sistema AI tridimensionale è alla base della recente collaborazione fra Niantic Spatial e Coco Robotics, azienda che sviluppa robot per le consegne urbane di cibo e generi alimentari. Questa potrà servirsi della detta tecnologia per guidare i suoi veicoli autonomi, che devono muoversi in ambienti pieni di ostacoli difficili da decifrare per il caos e le continue variazioni ambientali.

Grazie alla tecnologia di Niantic l'efficacia del sistema di consegna dei robot dovrebbe migliorare in maniera significativa, soprattutto laddove il GPS fatica o non funziona proprio. "Ciò ci garantisce un accesso affidabile a servizi di localizzazione che migliorano ulteriormente la navigazione dei robot” ha affermato Zach Rash, cofondatore e amministratore delegato di Coco Robotics.

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E il consenso degli utenti? Non tutte le funzioni di Pokémon Go erano collegate alla raccolta di tali materiali. Per esempio, una delle funzioni che contribuisce all'addestramento è la scansione in realtà aumentata di PokéStop e palestre, a cui agli utenti veniva chiesto il consenso sul riutilizzo delle immagini. Il fatto che i giocatori non sapessero che l'azienda finisse per utilizzarle per scopi simili è un altro discorso, sebbene Niantic abbia dichiarato di aver fatto tutto il necessario per garantire trasparenza agli utenti.

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Pietro Paolucci
Pietro Paolucci
Redattore

Nato a Roma, è un giornalista che si occupa soprattutto di tecnologia e innovazione. Dalle lauree in Letteratura Musica Spettacolo e in Filologia Moderna si indovinano alcuni suoi interessi, ma gli piacciono anche le montagne, nuotare, la psicologia e andare nei posti che non conosce. Ha tre biciclette, quattro chitarre e altre cose che non ha tempo di rispolverare, dice. Da vecchio vorrebbe mettere piede su Marte, o quantomeno scriverne un reportage.

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