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È probabile che i più conoscano le Apuane soltanto dal finestrino, percorrendo l'autostrada tra Carrara e Viareggio: una fila di cime bianche che, anche ad agosto, l'occhio distratto scambia per neve, prima di capire che quel bianco in realtà è marmo, e che quelle montagne vengono scavate da secoli.
Basti pensare che tra il 1518 e il 1520 fu Michelangelo in persona, su incarico dei Medici, a cercare blocchi tra i monti di Seravezza e a tracciare la strada per portarli al mare. Ciò che sfugge a chi passa a 130 all'ora è il resto: creste che sfiorano i duemila metri a pochi chilometri dalla spiaggia, un sottosuolo bucato da abissi e grotte, sentieri che salgono dagli stessi paesi dei cavatori. Ed è proprio questo, in fondo, il fascino del trekking sulle Alpi Apuane: una montagna vera che guarda, per tutto il tempo, il mare. Ma procediamo per gradi.
Le Apuane sono tutelate dal 1985, quando una legge regionale ha istituito il Parco: poco più di 20.000 ettari tra le province di Massa-Carrara e Lucca, con un crinale principale che corre intorno ai 1.700 metri e la vetta più alta, il Pisanino, a 1.946. Dal 2011 il Parco fa anche parte della rete dei Geoparchi riconosciuti dall'UNESCO, e il motivo non sta tutto in superficie. Sotto i sentieri si apre un sistema carsico fatto di grotte visitabili come l'Antro del Corchia e abissi come il Revel, il cui pozzo principale precipita per 316 metri in un unico salto. Sopra, invece, la rete escursionistica conta circa un centinaio di sentieri segnalati dal CAI. Definirla un'alternativa alle Dolomiti sarebbe esagerato; definirla una montagna minore, però, sarebbe un errore che più di un escursionista ha pagato caro.

Il nome dice già quasi tutto. Tra le due cime del Monte Forato, entrambe sopra i mille metri, si apre un arco naturale largo circa 32 metri e alto 25, attraverso il quale, in alcuni giorni di ottobre e novembre e poi di gennaio e febbraio, si verifica un fenomeno che a Barga e nella valle del Serchio conoscono bene: il sole scende dietro la roccia, ricompare nel foro e tramonta una seconda volta. Una coincidenza astronomica, non c'è che dire, con un tempismo quasi cinematografico.
Per salirci, la via più frequentata parte da Cardoso, frazione di Stazzema: il sentiero CAI 12 sale con pendenza costante fino all'arco, e si può chiudere un anello scendendo dal 124 verso la Foce delle Porchette e rientrando con l'8. Dal versante della Garfagnana, sempre con il 12, si parte invece da Fornovolasco, con circa quattro ore di cammino tra andata e ritorno e difficoltà E. In un paio di punti, in discesa, servono le mani.
Visto dal basso, il Procinto (1.177 metri) sembra un panettone di roccia appoggiato sul crinale, e la sua silhouette non doveva piacere granché nemmeno a Ludovico Ariosto, che tra il 1522 e il 1525 fu governatore della Garfagnana e ne scrisse con una certa inquietudine. Eppure è proprio qui che, nel 1893, fu inaugurata quella che viene considerata la prima ferrata d'Italia: un percorso di circa 170 metri con 283 gradini intagliati nella pietra dai cavatori di marmo, su proposta di Aristide Bruni del CAI di Firenze. Restaurata nel 2018, si percorre oggi in un'ora e mezza circa, con casco, imbrago e set da ferrata (l'antica scala di legno, che un tempo si montava su richiesta, è stata sostituita da una metallica). Si parte dal parcheggio sopra Stazzema con i sentieri 6 e 5A, passando dal rifugio Forte dei Marmi.

La chiamano la regina delle Apuane, e i suoi poco meno di 1.860 metri sono l'argomento più convincente. La salita classica parte da Piglionico, sopra Molazzana, e arriva al rifugio Rossi in circa un'ora e venti; da lì il sentiero CAI 7 porta alla vetta, con un tratto per escursionisti esperti (EE) e circa cinque ore complessive tra andata e ritorno. In cima, nelle giornate limpide, lo sguardo va dalle Apuane meridionali all'Appennino tosco-emiliano, e a sud oltre il mare, fino alla Corsica. Chi ha ancora fiato può rientrare per l'altopiano carsico della Vetricia, dove si apre l'ingresso dell'Abisso Revel.

Per chi cerca una vetta vera senza passaggi esposti, il Monte Sagro (1.749 metri) è la scelta più ragionevole. Dalla Foce di Pianza il sentiero 172 sale in circa tre ore tra andata e ritorno, con difficoltà E, e si può chiudere un anello scendendo dal 173.
La vicinanza al mare inganna. Le Apuane cambiano tempo in fretta, i sentieri in quota sono spesso su roccia e la nebbia sale dal versante tirrenico senza troppi preavvisi: prima di partire conviene controllare il meteo e lo stato dei sentieri sul sito del CAI o del Parco, e non sottovalutare i tratti segnati EE. Il Pisanino, la vetta più alta, va lasciato a chi ha esperienza – la via normale non perdona distrazioni – mentre per il Procinto l'attrezzatura da ferrata non è un optional. E chi in queste settimane volesse vedere il doppio tramonto del Forato farà bene a informarsi sui giorni giusti: la montagna, a differenza dei treni, ha orari precisi.
Scritto da Anna Furlan
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