I dipinti da vedere almeno una volta nella vita
Secoli di storia dell'arte condensati in dieci tappe
Per visitare delle grandi opere d'arte, spesso è necessario visitare le chiese, gratuite o non. A prescindere dalla propria spiritualità, è oggettivo che la storia dell’arte deve molto alla Chiesa. Se non altro perché, altrimenti, gran parte del patrimonio culturale realizzato su committenza clericale non esisterebbe. Nei secoli l’idea protocristiana delle chiese come edifici semplici e spogli è stata sostituita dalla magnificenza di edifici religiosi: sempre più grandi, sempre più alti, sempre più ricchi di opere d’arte realizzate dalle mani più esperte d’Italia, a volte d’Europa. Basiliche, duomi, cattedrali, chiese più piccole sono esse stesse delle vere e proprie opere d’arte, nelle loro strutture: basti pensare alla Basilica di San Pietro progettata, tra i tanti, anche da Bramante, Michelangelo e Bernini, o alla Cattedrale di Santa Maria del Fiori con la cupola del Brunelleschi e il campanile di Giotto.
Ad oggi è in corso un dibattito sulla gratuità dell’accesso negli edifici religiosi, come turisti. Questo perché le chiese artisticamente più importanti, negli anni, si sono dotate di botteghini e biglietti d’ingresso. Si può accedere gratuitamente durante la prima domenica del mese, se aderenti al progetto del Ministero della Cultura Domenica al museo, o durante gli orari della messa pubblica. Per una visita più approfondita, però, spesso è necessario dotarsi del ticket. Sono ormai poche le chiese gratuite con opere d’arte di altissimo valore ad essere accessibili: qui una selezione delle nostre consigliate in cui non è necessario pagare il biglietto per entrare.
All’interno della Chiesa gotica di San Domenico, nella piazza omonima di Arezzo, si trova una delle opere più importanti dell’artista duecentesco Cimabue. Questa è stata individuata come l’opera più antica a lui attribuita, la prima ad avviare un nuovo percorso, insieme a Giotto, per la storia dell’arte. Il Crocifisso di San Domenico è una croce sagomata, dipinta con tempere e oro direttamente su tavola. È datato tra 1268 e 1271.
Il Cristo è un Christus Patiens canonico, con il corpo inarcato e dolorante e gli occhi chiusi, mentre ai lati del braccio orizzontale sono raffigurati la Vergine e San Giovanni evangelista, in alto un tondo con il Cristo benedicente. Ai lati, un intricato motivo che ricorda le stoffe pregiate che circolavano tra Duecento e Trecento. Il crocifisso, restaurato solo nell’ultimo secolo, è realizzato con un forte distacco stilistico rispetto alla maniera bizantina in voga all’epoca, verso il progressivo espressionismo che anticipa le novità umaniste che avranno successo nei decenni a venire.
Giotto di Bondone è stato, tra Duecento e Trecento, uno degli artisti più influenti e proficui. Rivoluzionario nella costruzione dell’impianto tridimensionale nelle opere d’arte e figura di riferimento del papato per la decorazione di chiese, alcune delle quali oggi gratuite. Tra queste, c’è la Basilica Superiore e Inferiore di Assisi che, insieme alla Cappella degli Scrovegni di Padova, contiene l’apogeo dell’arte giottesca. La paternità dell’opera è ancora dibattuta, ma sembra che sia stato proprio Giotto a realizzare l’intero ciclo di affreschi che circonda la navata centrale della Basilica Superiore di Assisi.
Il ciclo è ovviamente dedicato all’agiografia figurativa di San Francesco d’Assisi, costruttore stesso della Basilica. Sono 28 le scene e abbracciano tutto l’operato francescano, dalla conversione ai miracoli, passando per tutti i momenti salienti della sua vita: la regola, la nascita dell’ordine, le stigmate. Anche nella Basilica Inferiore sono presenti suoi affreschi su volta, transetto e una delle cappelle. Come già in Cimabue ad Arezzo, la maniera bizantina è sempre più assente - meno oro e spazi chiusi, più consistenza e dinamismo - e si preparano le basi per l’Umanesimo.
Nella Cattedrale primaziale di Santa Maria Assunta, conosciuta anche come Duomo di Pisa, si trova un pulpito di rara bellezza magistralmente realizzato da Giovanni Pisano. La Cattedrale è l’unico edificio del complesso monumentale di Piazza dei Miracoli ad avere accesso gratuito. Per tutti gli altri monumenti è necessario dotarsi di biglietto d’ingresso, scegliendo tra varie opzioni cumulative. Il Pulpito di Giovanni Pisano è il fiore all’occhiello del Duomo, capolavoro scultoreo del primo Trecento preso a modello per i pulpiti più ricercati che verranno realizzati da qui in avanti. Terminato nel 1311, per molti secoli fu collocato prima nel Campo Santo e poi nell’Opera della Primaziale, per tornare all’interno della chiesa soltanto nel 1926.
Realizzato in marmo e alto 461 cm, il pulpito è molto articolato e presenta una decorazione complessa, raffigurante la Vita di Cristo, dall’Annunciazione al Giudizio Universale. Il linguaggio è più forte e dirompente e la forma poligonale sarà la prediletta per tutto il Trecento. A distinguere questo pulpito dagli altri, però, è l’armonia dei pannelli incurvati, quasi tondeggianti, che per la prima volta donano un senso di circolarità a questi elementi architettonici più spigolosi in passato.
Anche l’imponente Basilica di San Pietro a Città del Vaticano è tra le chiese gratuite con all’interno opere d’arte di grande rilievo più importanti d’Italia. Anticipata dal colonnato del Bernini e dalla magnificenza della Cupola michelangiolesca, la Basilica racconta alla perfezione il potere temporale e artistico del papato, principale ente mecenate dell’epoca. Tra le colonne e i marmi papali si trovano alcune sculture di incommensurabile valore. Proprio qui, infatti, si trova la celebre Pietà di Michelangelo Buonarroti.
Appena ventenne, l’artista ultimò questo opera nel 1499 ed è l’unica a portare la sua firma, incisa sulla fascia a tracolla del mantello della Vergine. In marmo di Carrara, raffigura Maria vestita ed eretta con un Cristo nudo in braccio, in contrapposizione. I corpi di Michelangelo sembrano uscire dal marmo e diventare di carne e ossa, a dimostrazione del grande studio sul corpo e sul movimento, in particolar modo sulla tensione muscolare. La Pietà è talmente realistica che il corpo di Cristo sembra sciogliersi, è crollato tra le braccia della Vergine, non è semplicemente appoggiato, come nel canone. Questa scultura segna un momento spartiacque, dopo il quale la consistenza dei corpi nell’arte figurativa non sarà più la stessa.
Non si può non concludere con la Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma, la chiesa nazionale dei francesi di Roma dal 1589. In questo edificio religioso, precisamente nella Cappella Contarelli, sono conservate 3 tele di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. Le opere sono un ciclo dedicato a San Matteo, apostolo e portatore dello stesso nome del Cardinale Matteo Contarelli, mecenate e proprietario della cappella privata. La prima di queste opere d’arte caravaggesche presenti in una delle chiese gratuite più belle di Roma è La Vocazione di San Matteo, emblema dello studio della luce sviluppato dal Merisi. Posto al centro è, invece, Il Martirio di San Matteo.
L’iconografia è quella classica, della tradizione delle Scritture: in età avanzata e colpito con la spada da un sicario del re Irtaco di Etiopia mentre stava dicendo la messa. Se si aguzza lo sguardo, si può vedere anche l’autoritratto di Caravaggio che spicca sullo sfondo scuro, tratto distintivo dell’artista. Il ciclo si conclude con San Matteo e l’Angelo, in cui l’estro caravaggesco si palesa con l’intensità dei colori e del rapporto visivo tra i due protagonisti.
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