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Sostenibilità, capacità tecnologica e bellezza: sono questi i pilastri della metropolitana di Napoli, le promesse, sempre mantenute, di un’opera d'ingegneria in cui la tecnica si fonde all’arte in un perfetto equilibrio di forma e sostanza riconosciuto – a più riprese – su scala globale. Il lavoro di architetti di fama internazionale ha dato luogo a un vero e proprio museo diffuso accessibile a tutti, un’attrazione turistica in grado di competere con Spaccanapoli o Piazza del Plebiscito e di ridefinire, così, il concetto di mobilità urbana. Le Stazioni dell’Arte (venti in totale) del capoluogo partenopeo, gestite dal Comune di Napoli e da ANM, rientrano tra i più rilevanti interventi di architettura e arte pubblica degli ultimi venti anni: realizzate a partire dal 2001, mirano a riqualificare il tessuto cittadino, dotandolo di servizi non solo efficienti ma anche di innegabile richiamo estetico. Le oltre 250 installazioni contemporanee presenti, che portano la firma di autorevoli artisti del panorama mondiale, trasformano infatti le stazioni in spazi espositivi dalla forte connotazione identitaria. Non più luoghi destinati al passaggio fugace, bensì spazi contemplativi, laddove meno ce li si aspetta, che invitano a fermarsi: siti culturali in grado di modificare la percezione sociale degli ambienti condivisi nel quotidiano e ampliare la proposta artistica di Napoli e rinnovarla, nel (e, letteralmente, dal) profondo. Ecco, quindi, le Stazioni dell’Arte, protagoniste delle linee 1 e 6.
Da Piscinola a Piazza Garibaldi, dove si interconnette con le Ferrovie nazionali e l'Alta Velocità, passando per la zona collinare del Vomero e il centro antico della città, la linea 1 copre 18 Km e conta 19 stazioni in totale. La sua genesi risale al 1963, ma è solo negli anni ’90 che vede la luce la prima tratta (Vanvitelli-Colli Aminei); l’idea – poi progetto – di avviare un connubio tra urbanistica e arte è appena successiva: nel 1995 la giunta comunale affidò, sotto il coordinamento del critico Achille Bonito Oliva, ad architetti già celebri in tutto il mondo, come Alessandro Mendini, la realizzazione delle Stazioni dell’Arte. Ne abbiamo selezionate tre, emblematiche della perfetta sintesi tra estro creativo e funzionalità.
La stazione di Toledo, inaugurata nel 2012, è la più bella d’Europa, secondo il quotidiano inglese The Daily Telegraph, e perfino del mondo per la CNN. L’ultima arrivata, tra le Stazioni dell’Arte della linea 1, è insomma anche la regina della rete. Il visionario progetto dell’architetto catalano Oscar Tusquets Blanca ha interessato anche l’area sovrastante, pedonalizzata e riqualificata. A un primo livello domina il nero, allusione all'asfalto della città contemporanea, che esalta l'apparizione dei grandi mosaici di William Kentridge; man mano che si scende muta lo scenario: adesso è il giallo a predominare, colore caldo che richiama la terra, fino a lasciare spazio, arrivati a quota 0, al blu del mare, immancabile nella cornice di Napoli. Gli occhi vengono qui rapiti dal Crater de luz, un grande cono che attraversa in profondità tutti i livelli della stazione, collegando il piano della strada con la spettacolare hall costruita 40 metri sottoterra. La stazione è illuminata dall’opera Relative light di Robert Wilson in cui migliaia di LED programmati sulla gamma cromatica degli azzurri creano suggestive e variabili armonie luminose.
Il progetto della stazione Materdei, firmato dall’Atelier Mendini, ha coinvolto Piazza Scipione Ammirato, trasformata in verdeggiante isola pedonale, nonché il resto del quartiere, abbellito con nuovi arredi urbani. A sovrastare l’ingresso, aperto nel 2003, è una guglia, in acciaio e vetro colorato, che conferisce luminosità all’atrio, interamente rivestito da mosaici che accompagnano i cittadini nella graduale discesa fino alle banchine. Le scale sono dominate da una grande stella gialla e verde, che definisce l’ambiente dal punto di vista cromatico e spaziale. I mosaici interni di Sandro Chia omaggiano Bagnanti di Cézanne, mentre al piano inferiore un altro mosaico, realizzato da Luigi Ontani, si distingue per i rilievi in ceramica; lungo le discenderie, invece, prendono vita le pennellate di Domenico Bianchi, l’esplosione di colori di Sol Lewitt e, infine, le raffinate serigrafie di Robert Gliglorov, Anna Gili, Stefano Giovannoni, Denis Santachiara, Innocente Maria Scardoni, George Sowden e Mathelda Balatresi.
Tra le Stazioni dell’Arte, impossibile non menzionare quella edificata secondo progetto di Gae Aulenti. La fermata Museo, inaugurata nel 2001, spicca per l’intonaco rosso e la pietra vesuviana, scelti con un obiettivo specifico: materiali e colori richiamano infatti la struttura del vicino Museo Archeologico Nazionale, da cui il nome. L’ingresso accoglie i passeggeri con un calco in vetroresina dell’Ercole Farnese, opera dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, mentre l’atrio secondario ospita un’imponente testa di cavallo bronzea, detta “Carafa”. l corridoi di collegamento tra la stazione e il Museo Archeologico lasciano spazio agli scatti in bianco e nero di Mimmo Jodice. Il senso della storia, protagonista della stazione, è affidato anche a un’altra collezione fotografica ritraente le sculture di Ercolano, presenti nell’adiacente museo. Per rinsaldare ulteriormente il legame con i ritrovamenti archeologici, leitmotiv di tutti gli ambienti, nel 2005 ha visto la luce “Stazione Neapolis”, un’esibizione dei reperti rinvenuti durante i lavori di scavo per la costruzione della linea 1.
La linea 6 nasce nel 2007 come metropolitana leggera per collegare Fuorigrotta a San Ferdinando. A causa della brevità del percorso e dello scarso utilizzo, dopo soli 6 anni, la tratta fu chiusa. Seguirono dei lavori di ampliamento e manutenzione che consentirono la riapertura nel luglio 2024, con l’estensione da Mergellina a Municipio (oggi capolinea). Tutte le fermate della rete – otto in totale –, grazie al sapiente restyling di architetti e artisti, fanno parte del circuito delle Stazioni dell’Arte. Ci soffermiamo sulla più giovane, Chiaia, inaugurata (e premiata) nel 2024.
Vincitrice del “Prix Versailles 2024”, la stazione di Chiaia risulta seconda solo alla “Grand Central Madison” di New York. Il progetto di Uberto Siola collega due livelli differenti della città. A quota 36 metri figura il primo ingresso, a piazza Santa Maria degli Angeli, mentre a circa 25 metri si pone quello di via Chiaia, in prossimità dell’omonimo ponte. Tutta la stazione è edificata secondo un gioco di volumi diversi e sovrapposti funzionale al passaggio della luce naturale. Si parte da una forma cilindrica per poi proseguire con una volumetria cubica e terminare, arrivati alle banchine, con una cupola semisferica. L’allestimento artistico, opera del britannico Peter Greenaway, intende far vivere ai passeggeri un viaggio dalle suggestione mitologiche, che comincia da Santa Maria degli Angeli, totalmente rinnovata, dove trova spazio la statua di Zeus con ventiquattro braccia alate, a rappresentare le ore del giorno. Una volta entrati, l’ambiente della stazione si colora di bianco e blu: è il regno degli abissi di Nettuno, preannunciato dalle parole di Ovidio impresse sul parapetto della rampa elicoidale. Segue la rappresentazione della dea della terra e dell’agricoltura, Demetra, immersa nei toni del verde; qui un grande cubo ospita riproduzioni di statue della collezione Farnese esposte al Museo Archeologico Nazionale. Man mano che si scende, predominano, con incalzante nitidezza, l’arancio e il rosso: è il chiaro segnale che si è giunti negli Inferi, l’ultimo livello della stazione. I passeggeri lasciano la banchina sotto lo sguardo di Plutone – restituito da una grande cupola con cento occhi.
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