Weekend romantico, le mete europee migliori ed economiche
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Lotta all'overtourism, ma a che prezzo? Con la fine della pandemia, negli ultimi anni il turismo in Europa ha raggiunto numeri senza precedenti. Se da una parte quest'impennata è stata una manna per le città e anche per i vari Stati - il settore del turismo rappresenta una buona fetta del Pil di molti Paesi, Italia naturalmente compresa -, dall'altra parte si stanno generando degli effetti collaterali difficili da gestire. Il più noto e discusso è quello dell'overtourism, ovvero quando il numero dei visitatori supera la capacità sostenibile di una città o un territorio, provocando problemi agli abitanti, ai beni culturali e anche ai turisti.
Secondo i dati più recenti pubblicati da Bruxelles, nel 2025 l’Unione Europea ha raggiunto un record di oltre 3,08 miliardi di notti trascorse in strutture ricettive, con un incremento del 2% rispetto all’anno precedente. Tra questi arrivi quasi 750 milioni sono stati visitatori provenienti da Paesi non comunitari. Questi numeri testimoniano come il turismo nel Vecchio Continente sia in costante espansione e, in diverse città, questo comporta anche un impatto enorme sui centri urbani, sul patrimonio culturale e sulla qualità della vita delle comunità locali. Per combattere l'overtourism così sono state messe in campo diverse misure: nuove tasse di soggiorno per finanziare la preservazione dei beni, tariffe d’ingresso per attrazioni e in alcuni casi un numero chiuso per gestire i flussi turistici. Queste misure, sebbene concepite per preservare siti storici e quartieri urbani, si traducono però in un aumento complessivo dei costi per i visitatori europei e internazionali.
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Occorre partire però da un presupposto: l'overtourism è veramente una iattura per molte città, anche italiane. Vediamo allora tre casi emblematici. Venezia con oltre 25 milioni di visitatori all’anno soffre un rapporto tra turisti e residenti che mette sotto pressione infrastrutture e servizi essenziali. A Barcellona di recente ci sono state tensioni sociali per l'invasione dei turisti, mentre a Dubrovnik, autentica perla della Croazia, si registrano numeri impressionanti; fino a 36 visitatori per ogni residente, tanto da rischiare il declassamento del suo centro storico da parte dell’UNESCO.
In questo scenario le contromisure sono ben note. Molte amministrazioni europee infatti stanno adottando limitazioni ai flussi e misure di gestione dei visitatori. Allora ecco regolamentazioni per l’accesso a siti di interesse con sistemi di prenotazione o limiti di ingresso per mitigare concentrazioni estreme, restrizioni agli affitti turistici nei centri storici, ticket di ingresso nelle città e tasse di soggiorno, con i soldi incassati che servono per la cura dei beni storici e culturali del territorio. Tutto questo servirà a combattere l'overtourism? Questo ancora è da capire, mentre è certo invece l'aumento dei costi per i visitatori.

Iniziamo dall'Italia. L'ultima legge di Bilancio ha prorogato anche al 2026 gli aumenti della tassa di soggiorno, con i Comuni che possono applicare così una tariffa massima di 12 euro a notte nelle città d'arte e di 7 euro in tutte le altre città. A Milano così si arriva a pagare un massimo di 10 euro a notte come a Roma, a Firenze invece 8 euro e a Venezia 7,50 euro. Ora che siamo un periodo di Olimpiadi, per esempio una famiglia di quattro persone adulte che vuole fare tre notti in un hotel a quattro stelle di Milano, spenderà in totale 120 euro solo per la tassa di soggiorno. A Roma invece, da febbraio è in vigore un biglietto d’ingresso da 2 euro per l’accesso ravvicinato alla Fontana di Trevi in determinate ore, mentre per i residenti resterà gratis.
Nel resto d'Europa la situazione non è di certo migliore. Molte isole della Grecia infatti hanno pensato a una tassa di 3 euro per ogni visitatore, con tasse di soggiorno che arrivano anche a 15 euro a notte. Ad Amsterdam si applica invece una tassa di soggiorno del 12,5% del costo dell’alloggio - chi sbarca in crociera invece paga direttamente 15 euro -, tariffa che scende al 5% a Edimburgo. Insomma, se pensiamo anche agli aumenti generali per trasporti e alloggio, nel 2026 andare in vacanza può essere un salasso dal punto di vista economico.
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