Le nuove impostazioni restrittive di WhatsApp contro gli attacchi hacker
L'app Meta consente di blindare gli account più a rischio con una nuova misura di sicurezza. Vediamo come

Dopo le limitazioni all'accesso a Telegram, nelle scorse ore la Russia ha dato il via anche al blocco di WhatsApp, app di Meta che, come anche Facebook e Instagram, ora risulta inaccessibile per decine di milioni di utenti. Si tratta di una decisione prevista, che mira a limitare le comunicazioni nel Paese e, parallelamente, a promuovere Max, il servizio di messaggistica governativo che potrebbe diventare qualcosa di simile alla "everything app" cinese: WeChat.

Come anticipato, Max è un'app controllata dallo Stato e sviluppata dall'azienda russa VK su ordine del presidente Vladimir Putin. È preinstallata dall'inizio di settembre su tutti gli smartphone, tablet e smart TV venduti in Russia e permette di chiamare e chattare gratuitamente, facendo un po' le veci di app di messaggistica più popolari come WhatsApp e Telegram.
A differenza di queste, Max ha tuttavia delle regole sulla protezione dei dati personali molto meno stringenti, tanto che nelle condizioni di utilizzo è riportato che si riserva il diritto di trasferire i dati degli utenti ad autorità statali o enti di autogoverno locale. Di qui, le diffuse preoccupazioni riguardo al fatto il governo intenda usarla per controllare le conversazioni dei cittadini.
Max è compatibile solo con i numeri di cellulare russi (o bielorussi), e saranno decine di milioni le persone che non avendo più WhatsApp e Telegram a disposizione, finiranno per usarla. In futuro, nelle intenzioni del governo c'è un'estensione delle funzionalità dell'app, che potrebbe essere usata per fare pagamenti, accedere ai servizi pubblici e, probabilmente, per diventare qualcosa di simile a WeChat, app tuttofare cinese, anch'essa controllata dal relativo governo.
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Ben prima del blocco, si stima che WhatsApp in Russia avesse circa 120 milioni di utenti nel 2022, poi calati a 95 milioni negli ultimi mesi a causa delle pressioni statali. Numeri enormi, considerando che il Paese ha una popolazione di circa 143 milioni di persone. Eppure, il blocco di WhatsApp, e poco prima di Telegram, sembra un punto di non ritorno nel tentativo di liberarsi dalle piattaforme occidentali e fare tutto in casa, decisione giustificata dal Governo dal fatto che non fosse conforme alla legge russa.
Per farlo si è intervenuti sul blocco DNS (Domain Name System), operazione che impedisce a smartphone, tablet e altri dispositivi di tradurre "whatsapp.com" nel relativo indirizzo IP numerico che serve per connettersi al servizio. Oppure viene usato il metodo DPI (Deep Packet Inspection), più efficace perché permette di interrompere la comunicazione scartando direttamente i pacchetti contenenti firme digitali con cui riconoscere quelli relativi a WhatsApp o Telegram, per esempio.
Probabilmente è ancora possibile aggirare questi blocchi utilizzando una VPN, servizio che crittografando e nascondendo l'indirizzo IP crea un tunnel sicuro tra il dispositivo e il server. Oppure tramite servizi come Bitchat, che funziona senza Internet poggiando su reti mesh locali basate sul Bluetooth Low Energy. Ma è verosimile che la maggior parte delle persone finirà comunque per usare Max e abbandonare WhatsApp e Telegram.
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