La lotta all’overtourism è una stangata ai turisti
Ecco gli aumenti in Europa nel 2026, fra tasse di soggiorno e ticket d'ingresso

Turismo Europa 2026, come la geopolitica ridisegna i flussi. Il turismo in Europa nel 2026 riflette le nuove dinamiche geopolitiche globali. Meno turisti statunitensi, più viaggiatori asiatici, in particolare da Cina e India. Secondo la European Travel Commission, gli arrivi dall’Asia compenseranno un potenziale rallentamento della crescita dei viaggiatori provenienti dagli Stati Uniti, con un aumento complessivo degli arrivi internazionali nel continente pari al 6,2%.
Il turismo si conferma così un indicatore sensibile alle tensioni economiche e diplomatiche. Dopo il boom post-pandemia sostenuto dalla forza del dollaro, il flusso statunitense verso l’Europa mostra i primi segnali di raffreddamento.

La crescita degli arrivi dagli Stati Uniti si attesterà a +4,2%, segnando un rallentamento rispetto agli anni precedenti.
Secondo i dati della piattaforma Cirium:
Il raffreddamento dei flussi transatlantici si inserisce in un contesto di relazioni meno distese tra le due sponde dell’Atlantico e in un clima di maggiore prudenza economica.
Se il turismo americano rallenta, quello asiatico accelera.
Le stime indicano che nel 2026:
Secondo China Trading Desk, i viaggiatori della Cina continentale effettueranno tra 165 e 175 milioni di viaggi transfrontalieri nel 2026, rispetto ai 155 milioni stimati l’anno precedente.
Anche in questo caso la geopolitica influenza le scelte di destinazione. Le visite in Giappone potrebbero diminuire di quasi il 50% a causa delle tensioni tra Pechino e Tokyo, spingendo parte dei flussi verso altre mete internazionali, tra cui l’Europa.

L’Europa continua a rappresentare il principale polo turistico globale, assorbendo circa il 50% del turismo mondiale.
Secondo i dati diffusi dalla EU Tourism Platform:
A livello globale, tra gennaio e settembre 2025:
Il quadro che emerge è chiaro:
Il Turismo in Europa 2026 non rallenta dunque, ma cambia composizione. E dimostra, ancora una volta, di rappresentare uno dei settori più reattivi agli equilibri economici e diplomatici globali.
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