Costo diesel oltre 2,5 euro al litro dopo il primo maggio, le previsioni
Quando finirà l'effetto del decreto Carburanti fare il pieno diventerà un lusso. Il perché lo spieghiamo qui

Crisi carburante aerei in Italia, la situazione sta iniziando a essere preoccupante. Stando a quanto reso noto da Bruxelles nelle scorse ore, in questo momento "non ci sarebbero carenze di carburanti nell'Ue", ma "la situazione non è ideale". Tutta colpa della chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran, dopo l'attacco congiunto da parte di Stati Uniti e Israele. Con i negoziati in Pakistan che assomigliano sempre più a una sciarada e un Donald Trump che in maniera convulsiva esterna sui propri canali social tutto e il contrario di tutto nel giro anche di pochi minuti, la situazione in Medio Oriente sembrerebbe essere quella del caos più totale.
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Con diverse raffinerie che hanno chiuso i battenti negli ultimi anni, la crisi carburante aerei in Italia potrebbe farsi sentire prima rispetto ad altri Paesi europei. L'Italia infatti importa almeno il 50% del fabbisogno nazionale di jet fuel. Con i rifornimenti dal Golfo Persico fermi dal 9 aprile, ecco che da noi i primi segnali concreti della crisi già si sono fatti sentire. Negli aeroporti di Milano Linate, Bologna, Venezia e Treviso infatti a inizio aprile sono scattate le prime limitazioni ufficiali alla fornitura di carburante.
In questa situazione - e fino a quando ci sarà una crisi - la priorità per i rifornimenti è stata assegnata ai voli ambulanza, ai voli di Stato e ai voli con durata superiore a tre ore. Cosa significa questo? In base a questa sorta di "graduatoria" i voli nazionali ed europei a breve raggio sono quelli che potrebbero risentire maggiormente dei limiti. La situazione così potrebbe diventare ancora più caotica nei prossimi mesi. Durante l'estate 2026, si stima un taglio del 5-10% dei voli in Italia, uno scenario che già ha messo in allarme viaggiatori e operatori del settore.
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L'evolversi della crisi carburante aerei in Italia naturalmente è legata agli sviluppi della guerra in Iran. Purtroppo, ogni volta che un accordo tra le parti sembrava essere stato raggiunto, puntualmente sono sopraggiunte problematiche o smentite. Servirà un accordo duraturo per riaprire lo Stretto di Hormuz.
Tornando agli aeroporti, Ryanair ha dichiarato che, se la guerra dovesse prolungarsi fino a maggio o giugno, non si potrebbero escludere rischi per le forniture in alcuni aeroporti europei, compresi quelli italiani. Se l'Europa e l'Italia non dovessero riuscire a compensare i minori approvvigionamenti in arrivo nelle ultime settimane, ci potrebbe essere una carenza di jet fuel entro giugno. Per i passeggeri tutto questo significherebbe ritardi, scali tecnici per il rifornimento e prezzi più alti. Questa crisi in particolare potrebbe colpire le compagnie aeree più piccole e le low-cost, ovvero quelle che spendono quasi la metà delle loro uscite per il jet fuel. Per i voli aerei così questa potrebbe essere un'estate molto tormentata.
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