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Il Giappone si prepara a una svolta storica sul fronte burocratico e finanziario che colpirà chiunque abbia la necessità di richiedere un visto d'ingresso. A partire dal primo luglio, le autorità nipponiche applicheranno un drastico aumento dei prezzi per i permessi di accesso al Paese.
Il costo del visto ingresso Giappone singolo subirà un incremento del cinquecento per cento, passando improvvisamente da tremila a quindicimila yen, una cifra che si aggira intorno agli ottanta euro rispetto ai precedenti sedici euro. La rimodulazione non risparmia nemmeno i visti a ingressi multipli, il cui prezzo decollerà da seimila a trentamila yen, traducendosi in una spesa di circa centosessanta euro per i viaggiatori frequenti. Si tratta di un provvedimento epocale, dato che i listini per l'accesso oltre confine erano rimasti completamente invariati dal lontano 1978.
La decisione dell'esecutivo guidato dal paese del Sol levante non è una misura estemporanea, bensì il risultato di una profonda analisi macroeconomica che tiene conto dei forti mutamenti finanziari avvenuti negli ultimi decenni. Il Governo ha spiegato di aver dovuto necessariamente fare i conti con l'andamento dell'inflazione globale e con le costanti fluttuazioni valutarie.
Negli ultimi anni lo yen ha registrato una progressiva svalutazione rispetto alle principali valute internazionali. Fattore che, se da un lato ha reso il Paese una meta estremamente conveniente per i visitatori stranieri, dall'altro ha richiesto un riallineamento dei costi interni. L'inflazione ha infatti toccato la soglia del due per cento, un dato insolito per l'economia giapponese. Questo ha spinto la Banca centrale ad alzare i tassi di interesse all'un per cento, un picco che non si registrava dalla metà degli anni Novanta.

Nonostante la portata della manovra, i vertici del Ministero degli Esteri nipponico hanno gettato acqua sul fuoco, dichiarando che non si prevede un contraccolpo immediato sui flussi turistici internazionali. C'è da specificare che la stretta sui visti non colpirà in modo indiscriminato chiunque decida di varcare i confini giapponesi.
Il documento di ingresso è infatti richiesto solo ai cittadini di specifiche nazionalità. Tra queste, la Cina e la Russia. Oppure a coloro che pianificano trasferimenti a lungo termine. Per i viaggiatori italiani la situazione resta invariata. Chi parte dall'Italia per un viaggio, per ricongiungersi con parenti e amici o per affari, può continuare a soggiornare in Giappone senza alcun visto per un periodo massimo di novanta giorni. Rimanendo così di fatto escluso da questa ondata di rincari.

La revisione dei prezzi fa parte di un piano di riforme che mira a equiparare i costi della burocrazia giapponese a quelli delle nazioni occidentali. Nei prossimi mesi entreranno in vigore ulteriori aumenti che colpiranno i visti di lungo corso e i permessi di soggiorno.
Estendere la validità di un visto costerà centomila yen rispetto ai vecchi diecimila. Mentre la richiesta per la residenza permanente subirà un balzo vertiginoso, arrivando a toccare i trecentomila yen, l'equivalente di circa milleseicento euro. Da Tokyo fanno sapere che queste cifre, per quanto apparentemente elevate, si limitano ad adeguare il sistema nipponico agli standard globali. Considerando che negli Stati Uniti il rinnovo di un permesso può costare diverse centinaia di euro e che in Italia la medesima procedura oscilla tra i settanta e i centotrenta euro.
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