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Alla 76ª edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino, il biopic musicale Everybody Digs Bill Evans ha conquistato uno dei riconoscimenti più ambiti della serata, l’Orso d’Argento per la miglior regia, assegnato al regista Grant Gee. Tratto dalla vita del leggendario pianista jazz Bill Evans, interpretato magistralmente da Anders Danielsen Lie, il film esplora gli alti e bassi di una carriera straordinaria, segnata dal dolore e dalla rinascita artistica dopo la tragica perdita del contrabbassista Scott LaFaro.
New York City, giugno 1961. Il leggendario pianista jazz Bill Evans ha finalmente trovato una voce musicale inconfondibile e dato vita al trio perfetto, insieme al contrabbassista Scott LaFaro, la sua anima gemella artistica. La loro residenza al Village Vanguard culmina nella registrazione dal vivo, in un’unica giornata, di due dei più grandi album jazz di tutti i tempi.
Pochi giorni dopo, però, LaFaro muore tragicamente in un incidente d’auto. Sconvolto dal dolore, Evans smette di suonare per la prima volta dall’infanzia. È da qui che prende avvio il racconto di ciò che accade dopo, nella vita di una delle figure più influenti e dotate della musica del Novecento.
Attraverso un montaggio che alterna passato, presente e futuro, sobrietà e dipendenza, Everybody Digs Bill Evans esplora le relazioni di Evans, con la famiglia e con la compagna, presenza intermittente che condivide con lui l’amore per la musica e per l’autodistruzione. Ne emerge il ritratto intimo di un genio fragile e tormentato, impegnato a comprendere che, a volte, anche una pausa fa parte della musica.

Durante la conferenza stampa alla Berlinale, Grant Gee ha spiegato la sua visione del film, sottolineando come la musica di Evans sia al centro della narrazione: “La sua musica è bellissima, precisa, delicata… la sua vita, invece, è un fottuto disastro” ha affermato con sincerità, evidenziando la tensione tra genio creativo e fragilità personale che il film intende raccontare.
Gee, già noto per i suoi documentari musicali, ha voluto portare sullo schermo non solo la figura di un musicista, ma l’intimità di un uomo alle prese con dipendenze, relazioni complesse e il peso del successo. Ha raccontato come sia stato fondamentale lavorare con un cast capace di incarnare queste sfumature, lodando in particolare Anders Danielsen Lie per la sua performance “di precisione trattenuta e sensibile”.
All’incontro con la stampa, gli attori hanno condiviso le loro impressioni sulla partecipazione al progetto. Anders Danielsen Lie ha parlato del privilegio e della responsabilità di interpretare una figura tanto amata nel jazz: “Ho studiato ogni registrazione di Evans, non per imitare, ma per capire cosa lo muovesse come artista e come uomo”, ha detto, evidenziando l’approccio profondo con cui ha affrontato il ruolo.
Anche Bill Pullman, che nel film interpreta il padre di Evans, ha sottolineato la collaborazione tra cast e regista: “Grant ci ha guidati con rispetto e passione, ha creato uno spazio in cui ogni scena poteva respirare, proprio come un assolo che costruisce, si spezza e riparte”.

Nato nel 1929 nel New Jersey, Bill Evans è stato uno dei pianisti più influenti della storia del jazz. La sua cifra stilistica, lirica, introspettiva, armonicamente sofisticata, ha ridefinito il ruolo del pianoforte nel trio jazz, trasformandolo in un dialogo paritario tra strumenti.
La collaborazione con Miles Davis, in particolare nell’album Kind of Blue, contribuì alla nascita e alla diffusione del jazz modale. Ma è con il suo trio, soprattutto quello con Scott LaFaro, che Evans raggiunse una nuova concezione di interplay, registrando dischi leggendari come Sunday at the Village Vanguard e Waltz for Debby.
Artista di straordinaria sensibilità, Evans lottò per tutta la vita contro la dipendenza da eroina e altre sostanze. Morì nel 1980, a soli 51 anni, lasciando un’eredità musicale immensa che continua a influenzare generazioni di pianisti.
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