Diego Rivera ai Musei Capitolini: l'arte messicana in mostra a Roma
Villa Caffarelli ospita oltre 140 opere di grandi artisti per raccontare la rivoluzione visiva e il muralismo del maestro messicano

Marc Chagall nel cuore della Barbagia. Dal 13 giugno, le sale del museo e del CaMuC di Ulassai, ospitano la mostra intitolata Chagall con Maria Lai. Il villaggio interiore, un percorso inedito che mette in dialogo l'universo lirico del maestro bielorusso con la grammatica poetica della celebre pioniera sarda. La mostra raccoglie oltre settanta opere tra dipinti, incisioni, libri d'artista, tessiture e lavori su carta.
Il borgo di Ulassai si conferma un centro nevralgico per l'arte contemporanea in Sardegna celebrando un traguardo storico. La Fondazione Stazione dell'Arte compie vent'anni e, per l'occasione, inaugura un progetto espositivo senza precedenti che unisce le storie di due giganti del Novecento.
Curata da Paul Schneiter e Marco Peri, l'esposizione è promossa dal Comune di Ulassai e prodotta dalla Fondazione Stazione dell'Arte con il supporto organizzativo di Arthemisia. L'iniziativa rappresenta inoltre un importante esempio di valorizzazione del territorio, essendo interamente finanziata dall'Unione Europea attraverso il programma NextGenerationEU nell'ambito del PNRR per la rigenerazione culturale, sociale ed economica dei borghi.

Il cuore pulsante dell'esposizione risiede nell'intuizione di un campo di risonanza profondo tra due artisti apparentemente distanti per area geografica e linguaggio espressivo. Vitebsk, la città natale di Marc Chagall, e Ulassai, il paese d'origine di Maria Lai, smettono di essere semplici coordinate geografiche per trasformarsi in territori della memoria e dell'immaginazione.
Per entrambi gli autori, il villaggio d'origine diventa una matrice interiore che continua a generare visioni e racconti capaci di parlare un linguaggio universale. Le opere di Chagall, caratterizzate da un lirismo visionario popolato di figure sospese nel vuoto e animali simbolici, si intrecciano così con i lavori di Maria Lai.
L'artista sarda ha saputo trasformare il legame con la propria terra, le tradizioni orali e il gesto ancestrale del cucire in una personale e potente forma d'arte. Il confronto ravvicinato non si focalizza su semplici somiglianze formali. Rivela bensì una comune capacità di trasfigurare le proprie radici in un patrimonio mitico accessibile a chiunque.
L'inaugurazione di questo evento coincide con il ventesimo anniversario della Fondazione Stazione dell'Arte, istituita l'8 luglio 2006 per l'esplicita volontà di Maria Lai e dell'amministrazione comunale. Questo spazio culturale è nato grazie al generoso dono dell'artista al proprio paese natale, concepito fin dal principio come un'eredità viva e un luogo d'incontro finalizzato alla crescita della comunità attraverso i linguaggi del contemporaneo.
Accogliere i capolavori di Marc Chagall all'interno di questa cornice permette una rilettura del tutto inattesa della produzione di Maria Lai. Il dialogo tra i due artisti evidenzia la dimensione sospesa tra l'esperienza vissuta e la visione poetica. Con la Sardegna che si rivela, al pari della Bielorussia per Chagall, una sorgente immaginativa inesauribile. L'arte si manifesta quindi come un custode di storie intime e collettive capaci di superare i confini del tempo e dello spazio.

La mostra offre anche una chiave di lettura profondamente attuale legata ai vissuti complessi dei due protagonisti. In un'epoca segnata da conflitti e migrazioni, la ricerca di una terra in cui mettere radici accomuna la vita di Chagall alla realtà contemporanea. Quando nel 1941 l'esercito tedesco distrusse Vitebsk, il pittore non si arrese alla nostalgia. Continuò a custodire la sua cultura in un'architettura mentale portatile, che lo sostenne durante l'esilio prima del suo definitivo trasferimento nel Sud della Francia.
Il percorso espositivo, scandito da una serie di autoritratti realizzati da Chagall tra il 1922 e il 1968, accompagna il visitatore alla scoperta di questa patria ricostruita privatamente. Parallelamente, emerge il legame con la traiettoria biografica di Maria Lai.
Entrambi dovettero abbandonare i luoghi natii per completare la propria formazione. Affrontando traumi legati alla guerra e pesanti discriminazioni, l'uno come immigrato ebreo a Parigi e l'altra come donna in un sistema dell'arte italiano fortemente patriarcale. Entrambi hanno saputo trasformare quelle storiche difficoltà in energia creativa pura.
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