Alla Clode Art Gallery arriva Primavera d'Arte
La mostra collettiva visitabile a Roma fino al 5 aprile
Dal 16 marzo al 20 luglio 2025 a Palazzo Strozzi, Firenze, arriva Tracey Emin. Sex and Solitude, la mostra più grande mai realizzata in Italia dedicata a una delle artiste dall’identità più forte nel panorama contemporaneo. La mostra indaga la poliedricità di Tracey Emin, in grado di spaziare dalla pittura alla fotografia, dal video alla scultura. La frase Sex and Solitude spicca, in azzurro vivido, sugli eleganti marmi di Palazzo Strozzi. Sesso e Solitudine, poli opposti, sono le parole chiave per comprendere l’esposizione, ma anche per comprendere la poetica di Emin. «Rappresentano il fulcro della sua pratica artistica, un dialogo intimo tra il desiderio di connessione e l’inevitabile isolamento dell’esistenza», commenta il curatore Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi.
Le oltre 60 opere esposte nella mostra di Tracey Emin, provenienti da collezioni pubbliche e private di tutto il mondo, permeano di questi significanti: amore, sacrificio, desiderio, vulnerabilità, corpo sono i temi che ricorrono più prepotentemente ed esplicitamente nelle sue opere, sin dagli esordi negli anni Novanta. La mostra di Palazzo Strozzi include alcune opere mai esposte in precedenza in Italia, come la monumentale scultura di bronzo I Followed You To The End, posizionata nel cortile rinascimentale. Molte le nuove creazioni realizzate in occasione dell’esposizione fiorentina, così come quelle ricostruite ad hoc per gli spazi del Piano Nobile: tra queste, impossibile non citare la storica Exorcism of the last painting I ever made, del 1996. Lo stile di Emin è unico e identificativo, tratta la percezione del corpo altrui e la riappropriazione del proprio, in modo quasi epifanico. Il linguaggio che utilizza, nei titoli e nelle opere stesse, è composto da parole forti, esplicite, che parlano direttamente allo stomaco.
Il suo è un approccio crudo e diretto in cui l’intimità personale diventa di tutti, patrimonio artistico e antropologico dell’umanità. Se per l’esteta Oscar Wilde la vita dovrebbe somigliare a un’opera d’arte, per la radicale Tracey Emin la vita diventa davvero un’opera d’arte, matericamente. Con il pennello in mano, le esperienze si trasformano in metafore esistenziali. Il suo stesso corpo diventa materiale di indagine artistica: all’interno di Palazzo Strozzi è stato ricostruito lo studio di Emin in cui, come pratica sperimentale, visse e lavorò per tre settimane e mezzo completamente nuda. La passione, amorosa e carnale, si intreccia indissolubilmente con la solitudine, in opere che non raccontano mai l’evento in sé, ma la percezione. Il tratto marcato e le cromie audaci rendono il tutto ancor più potente. Decontestualizzati e vivi, i corpi della mostra di Tracey Emin sembrano uscire dalla tela, dalla pellicola, dal testo, dallo schermo, per parlarci. Ci ricordano che esistiamo: esiste la nostra carne, esiste la nostra percezione e la nostra complessità di esseri umani, in cui il sesso e la solitudine, la fisicità e l’emotività, sono parte di uno stesso continuum.
Non limitarti alla lettura: trasforma l'ispirazione in azione! Scarica KuriU e inizia subito la tua avventura.