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Condizionatori e crisi energetica, tutto farebbe pensare a una sorta di tempesta perfetta. Lo scenario, purtroppo, è ormai noto: proprio nel momento in cui a fatica stavamo cercando di superare lo shock energetico provocato dallo scoppio della guerra in Ucraina e dalle conseguenti sanzioni alla Russia da parte dell'Occidente, ecco che l'attacco di Stati Uniti e Israele all'Iran ha gettato pesantemente il settore di nuovo nel caos. Da settimane così i prezzi di materie prime come gas e petrolio sono schizzati alle stelle, ma a spaventare è anche la chiusura dello Stretto di Hormuz e i bombardamenti a diversi siti di produzione. Insomma, il rischio concreto non è solo quello di pagare di più carburante, luce e gas, ma anche quello dei minori rifornimenti.
Ecco così che tornano alla mente le parole pronunciate da Mario Draghi - all'epoca presidente del Consiglio - nell'aprile 2022 dopo l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia: "Preferite la pace o il condizionatore acceso?". Una sorta di dilemma amletico che potrebbe riproporsi anche quest'estate che, viste le temperature più che miti già di quest'inizio di primavera, si preannuncia essere particolarmente torrida. Al tempo stesso, l'incubo di una crisi energetica da settimane aleggia sopra i cieli del Vecchio Continente, soprattutto se la guerra in Iran non dovesse cessare a breve. Ecco che allora potremmo tornare a parlare di condizionatori spenti oppure di consumi ridotti, oltre ad altre misure che sarebbero al vaglio sia dell'unione Europea sia del nostro governo.
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Quando si parla di condizionatori e crisi energetica, occorre spiegare qual è la situazione attuale dell'Italia. Come ben noto da noi una considerevole fetta dell'elettricità viene generata bruciando gas naturale. I condizionatori sono tra gli elettrodomestici che consumano più energia, soprattutto in estate quando le temperature iniziano a farsi insostenibili. Con la guerra in Iran il problema per l'Italia è diretto: nel 2025 circa il 25% del gas naturale liquefatto consumato dall'Italia è arrivato dal Qatar, con quel gas che deve attraversare Hormuz: se lo stretto è chiuso, questa fornitura si interrompe.
In questo scenario, al momento in Italia livello di riempimento degli stoccaggi di gas è pari al 42%, un dato superiore alla media degli altri Paesi comunitari. Questo però non ci mette al riparo da possibili crisi energetiche, visto che le riserve potrebbero rivelarsi comunque insufficienti in caso di un prolungamento della guerra in Medio Oriente. Se così fosse, inevitabilmente i condizionatori tornerebbero a essere nel mirino. Allo studio così ci sarebbe un piano che prevederebbe la contrazione di un grado il consumo dei condizionatori in estate oppure il taglio di un’ora di utilizzo. L'ultima parola su queste misure, però, spetterà al Governo.

Non ci sono solo i condizionatori nel mirino in caso di crisi energetica. Se l'emergenza infatti dovesse prolungarsi, ecco che una misura simile scatterebbe anche per i termosifoni che andrebbero giù di un grado. Con il costo dei carburanti in costante ascesa e il concreto rischio di potersi ritrovare a corto di benzina e gasolio, ecco che per le auto potrebbe scattare un razionamento oppure il ritorno delle targhe alterne.
Soprattutto l'Unione Europea poi sembrerebbe spingere per un massiccio ritorno dello smart working specie per i dipendenti pubblici, ma in questo caso il nostro governo non sembrerebbe essere entusiasta della cosa. Infine ci sarebbe la volontà di aumentare la produzione delle centrali a carbone e delle fonti rinnovabili, ma la speranza è che presto si possa arrivare a un accordo - duraturo - in Iran per scacciare via questi fantasmi.
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