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L'ultima edizione del Super Bowl, svoltasi nella notte tra l'8 e il 9 febbraio, ha regalato al pubblico uno degli show più intensi e discussi degli ultimi anni. Sul campo, il dominio dei Seattle Seahawks, capaci di imporsi nettamente sui New England Patriots con il punteggio di 29-13. Fuori dal rettangolo di gioco, un'half time show destinato a far discutere, firmato dalla superstar portoricana Bad Bunny, tra applausi, polemiche politiche e messaggi di unità.
La finale disputata al Levi’s Stadium di Santa Clara, in California, ha visto i Seahawks confermare il ruolo di favoriti. La chiave del match è stata una difesa granitica, capace di tenere a zero l’attacco dei Patriots per lunghi tratti della gara. Seattle ha costruito il successo con pazienza e solidità, portandosi avanti 12-0 prima che l’ultimo quarto accendesse definitivamente la partita.
Solo negli ultimi minuti New England è riuscita a rendere il punteggio meno severo, ma senza mai dare l’impressione di poter riaprire realmente il match. Per i Patriots si tratta della seconda sconfitta consecutiva al Super Bowl, dopo quella subita l’anno precedente, mentre per Seattle è un trionfo che conferma la supremazia tecnica e mentale della squadra.

Se sul campo ha vinto Seattle, sul palco il protagonista assoluto è stato Bad Bunny. Il cantante portoricano, reduce da tre Grammy Awards, ha portato al Super Bowl uno show carico di simboli e significati, trasformando l’half time in un vero e proprio manifesto culturale.
La scenografia della sua “casita rosa”, le coreografie e un cast di ospiti che spaziava da Lady Gaga a Ricky Martin, passando per Cardi B, Pedro Pascal e Jessica Alba, hanno dato vita a uno spettacolo che ha mescolato musica, identità e racconto sociale. Il messaggio centrale è stato chiaro: unità, inclusione e amore come risposta all’odio, sintetizzati nella frase pronunciata dall’artista:
“Insieme siamo l’America, l’unica cosa più potente dell’odio è l’amore”.
Non sono mancate le polemiche. Il presidente Donald Trump, assente allo stadio, ha duramente criticato lo show, definendolo “lo spettacolo più brutto di sempre” e attaccando la scelta di un artista che canta prevalentemente in spagnolo. Le sue dichiarazioni hanno acceso il dibattito sul ruolo del Super Bowl come evento nazionale: festa unificante per alcuni, terreno di scontro culturale per altri. La NFL, dal canto suo, sembra sempre più orientata ad ampliare il pubblico oltre i confini tradizionali degli Stati Uniti.

Come ogni anno, il Super Bowl si è confermato molto più di una partita. Un evento capace di raccontare lo stato d’animo di un Paese diviso, tra sport, spettacolo, politica e identità. Lo show di Bad Bunny ha messo al centro famiglia, comunità e diversità, con momenti simbolici come un matrimonio celebrato in diretta e l’omaggio a storie di vita reale. Un contrasto netto con le tensioni emerse fuori dallo stadio, tra timori per la sicurezza e polemiche sull’identità nazionale.
Il Super Bowl 2026 verrà ricordato per il dominio dei Seattle Seahawks, ma anche per uno degli half time più discussi di sempre. Una notte che ha mostrato, ancora una volta, come il football americano sia lo specchio perfetto delle contraddizioni, delle passioni e delle trasformazioni degli Stati Uniti.
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