Bridgerton stagione 4
Courtesy of Ufficio Stampa Netflix

Sotto i corsetti, oltre lo scandalo: cosa racconta davvero Bridgerton 4

Dalla rivoluzione dei corsetti al potere "politico" del comfort
A cura di Valeria Girardi
Articolo pubblicato il:
30 Gennaio 2026

Siamo ormai giunti alla stagione 4 ma, al suo debutto natalizio del 2020, non potrete certo aver dimenticato come Bridgerton sembrò una piccola rivoluzione televisiva travestita da romance in costume. Nel pieno dell’egemonia dei romance patinati e rassicuranti, la serie Netflix prodotta da Shonda Rhimes portava in salotto un’alta società Regency fatta di sesso esplicito, corpi mostrati senza pudori televisivi e un casting etnicamente inclusivo presentato, finalmente, come normalità e non come semplice “tema” da dibattito. Era evasione, ovviamente, ma lo era a modo suo, con quella distinguibilissima carica trasgressiva che faceva al contempo rumore.

la seconda parte di Bridgerton 4
Courtesy of Ufficio Stampa Netflix

Quattro stagioni dopo, il volume di quel rumore si è sensibilmente affievolito. E lo possiamo certo dire, oggi Bridgerton non vive più di scandalo, quanto piuttosto di riconoscibilità. È entrata eclatantemente nella sua fase di "comfort viewing" - ovvero, non la guardi per essere scioccato, ma per ritrovare un mondo familiare, codici narrativi rodati, volti noti che tornano a farci visita come vecchi amici. Questo spostamento di tono potrebbe sembrare un ammorbidimento, quasi una resa. In realtà, la quarta stagione suggerisce un’evoluzione diversa: meno provocazione epidermica, più interesse per ciò che sta sotto la superficie delle fantasie romantiche.

Bridgerton 4, cosa c'è davvero sotto i sontuosi corsetti

Bridgerton 4 - Benedict Bridgerton (Luke Thompson) e Sophie (Yerin Ha)
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Il punto di partenza è chiaro: Bridgerton resta una macchina estetica impeccabile. Scenografie sontuose, abiti spettacolari, balli coreografati come videoclip e la cifra ormai iconica delle hit pop riarrangiate per quartetto d’archi. Ma dentro questo involucro da favola, quest’anno esplicitamente modellato su Cenerentola, si muovono temi meno ornamentali.

La trama principale segue Benedict Bridgerton (Luke Thompson), bohémien irrequieto e seduttore pansessuale, che al ballo in maschera di famiglia si innamora di Sophie (Yerin Ha), misteriosa giovane donna che in realtà è una domestica. È una dinamica da fiaba classica: lui aristocratico, lei ragazza “invisibile” che irrompe per una notte nel mondo dorato e poi sparisce. Ma la serie non si limita alla magia dell’incontro: per la prima volta porta davvero lo spettatore nel “piano di sotto”, tra la servitù. E non è solo un espediente romantico, quanto un allargamento di prospettiva: Bridgerton, che per tre stagioni aveva raccontato quasi esclusivamente il privilegio, riconosce ora l’esistenza di chi quel privilegio lo rende possibile.

Parallelamente, la linea narrativa di Francesca Bridgerton e del marito John Stirling sposta il discorso sul corpo e sulla conoscenza. La loro difficoltà di intesa sessuale non nasce da mancanza di sentimento, ma da un dato storico: nell’epoca Regency le giovani donne dell’alta società venivano tenute all’oscuro del sesso, mentre agli uomini era concesso fare esperienza prima del matrimonio. Il letto coniugale diventa così il luogo in cui esplode un’asimmetria culturale. Francesca non sa “cosa dovrebbe succedere” e cerca risposte parlando con altre donne, come la madre, la cognata e tutta la rete femminile. In una serie che era diventata famosa per mostrare il sesso, questa è una svolta significativa: non l’atto in sé, ma il diritto a capirlo, nominarlo e anche condividerlo.

Oltre lo scandalo: la svolta "politica" della serie

Francesca Bridgerton e il marito John Stirling
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Qui si inserisce anche un altro livello di lettura: alcuni spettatori hanno riconosciuto in Francesca tratti neurodivergenti (bisogno di silenzio, difficoltà con le convenzioni sociali) e gli autori hanno accolto questa interpretazione come possibilità aperta. Bridgerton, insomma, continua a lavorare sulla rappresentazione, ma lo fa meno come gesto manifesto e più come tessuto narrativo diffuso: identità sessuali fluide, corpi e volti non standardizzati, modi diversi di stare al mondo che trovano spazio in una cornice mainstream.

Anche le dinamiche tra donne adulte di potere si complicano. L’amicizia tra la regina Charlotte e Lady Danbury, pilastro della serie, viene messa in crisi quando la sovrana non vuole lasciare che l’altra si prenda una pausa. Il conflitto non è melodrammatico, ma simbolico: il diritto di una donna a sottrarsi al ruolo di sostegno costante, a mettere se stessa al centro. È un tema contemporaneissimo infilato in un dialogo in abiti d’epoca.

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Il filo conduttore, quindi, è questo: Bridgerton resta una favola romantica, ma usa quella forma rassicurante per parlare di squilibri che sono di classe, di genere, di conoscenza e di carico emotivo femminile. Ha smesso di voler scandalizzare con i corpi per interrogare le strutture che regolano quei corpi e i loro desideri. È meno “peccaminosa”, più riflessiva.

Chi rimpiange l’effetto sorpresa della prima stagione potrebbe percepire questa quarta come troppo “comoda”, pensata per il comfort viewing per l'appunto. I personaggi sono numerosi, le sottotrame si moltiplicano e a volte sembra di muoversi in un universo seriale che si autoalimenta. Eppure, è proprio questo a testimoniare la solidità del marchio: Bridgerton non è più l’outsider irriverente, ma un mondo in cui lo spettatore entra e resta - perché vuole restare.

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La vera sfida, ora, è quella di non farsi anestetizzare dalla sua eleganza: se la serie continuerà a usare la dolcezza della favola per far filtrare domande scomode (sul piacere, sulle differenze, sui ruoli, sul lavoro invisibile) questa fase “morbida” non sarà un declino, ma segno di maturità. Insomma, meno shock e più sostanza. E, in un panorama seriale spesso rumoroso e superficiale, a nostro avviso non è affatto poco.

Quando esce la seconda parte di Bridgerton 4

cosa racconta davvero Bridgerton 4
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Come per la stagione precedente, anche la stagione 4 di Bridgerton segue la ormai consolidata strategia di Netflix: gli otto episodi saranno rilasciati in due tranche distinte. I primi quattro sono già disponibili dal 29 gennaio 2026, mentre i restanti quattro verranno pubblicati il 26 febbraio 2026.

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Valeria Girardi
Valeria Girardi
Direttore Editoriale

Giornalista iscritta all'Ordine del Lazio, è laureata in Scienze Linguistiche e specializzata in Marketing e Comunicazione. Crede nel perfetto equilibrio tra digitale e umano, creatività e rigore scientifico, numeri e parole, linguaggi umani e linguaggi di programmazione. Appassionata di viaggi, urban trekking ed escursioni naturalistiche, ama ascoltare, leggere e riportare le storie degli altri. 

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