Robot con in mano un bicchiere d'acqua
Robot con in mano un bicchiere d'acqua - immagine di hxdbzxy su Shutterstock

Anche l'intelligenza artificiale ha sete d'acqua: ma quanta ne consuma davvero?

Quanta ne serve per fare una ricerca? E per generare un'immagine o un testo?
A cura di Pietro Paolucci
Articolo pubblicato il:
18 Gennaio 2026

Quanta acqua consuma l'utilizzo dell'intelligenza artificiale? Ancora non lo sappiamo. Potremmo chiuderla qui, ma visto che qualche dato c'è, vale la pena dare un'occhiata alle (poche) analisi presenti sul consumo di acqua dell'intelligenza artificiale, o meglio, dei data center che l'alimentano.

Perché per far funzionare ChatGPT, Gemini, Llama e i tanti sistemi che utilizzano l'AI serve un mare di energia e d'acqua, possibilmente dolce. Un mare non sappiamo quanto grande, ma grande abbastanza da suscitare delle preoccupazioni riguardo all'impatto economico, energetico e ambientale.

Quanta energia serve all'intelligenza artificiale per funzionare?

Un uomo alle prese con l'intelligenza artificiale superintelligente
Un uomo alle prese con l'intelligenza artificiale - Shutterstock by DC Studio

Per addestrare un modello linguistico ormai superato come GPT-3 (la base delle prime versioni di ChatGPT) sono stati consumati circa 1300 megawattora di energia elettrica, l'equivalente del consumo annuale di 130 case statunitensi, secondo il sito di tecnologia The Verge. Una risposta di Google AI Overview consuma circa tre wattora, quanto una telefonata di un'ora da telefono fisso, secondo uno studio del ricercatore Alex de Vries.

Generare video consuma invece molta più energia, ma anche solo per produrre un'immagine ne serve una quantità sufficiente a caricare uno smartphone, stando a quanto riportano i ricercatori di AI Hugging Face e della Carnegie Mellon University.

Serve molta energia ma anche tanta acqua, necessaria per raffreddare i data center che fanno funzionare le intelligenze artificiali. E anche questo comincia a destare grandi preoccupazioni, soprattutto perché molti di questi data center vengono costruiti in aree in cui la disponibilità di risorse idriche è bassa.

Leggi anche: Cos'è l'intelligenza artificiale agentica e a cosa serve

Quanta (e quale) acqua consumano i data center?

Data center nei Paesi Bassi
Un data center nei Paesi Bassi - foto di Make more Aerials su Shutterstock

Per generare un testo di 100 parole con ChatGPT (versione GPT-4) serve circa mezzo litro d'acqua. Per un singolo prompt occorrono invece circa 2 millilitri, secondo gli studi dell'analista statunitense Andy Masley, il quale ritiene che il problema del consumo di acqua delle AI sia meno grave di quanto si pensi.

A suo dire nel 2023 tutti i data center degli Stati Uniti avrebbero consumato circa lo 0,2% del consumo nazionale di acqua dolce. E considerando che i data center non servono solo per le intelligenze artificiali, la quota di consumo attribuibile alle IA è ancora inferiore: di circa lo 0,04%.

Nonostante sia una questione presente da tempo sui tavoli di discussione di governi e istituzioni, i dati sul consumo idrico dei data center utilizzati (anche) per le intelligenze artificiali sono ancora oggi pochi e spesso in contraddizione tra loro. Anche perché le quote di acqua consumata cambiano molto da impianto a impianto a seconda delle tecniche di raffreddamento utilizzate e da altri fattori, anche climatici.

In genere, viene comunque utilizzata acqua il più pura possibile (cioè dolce, non marina) per evitare incrostazioni negli impianti, acqua che viene consumata anche nei processi di produzione dell'energia elettrica delle centrali che usano i combustibili fossili e alimentano i data center stessi.

Leggi anche: È meglio non usare ChatGPT per pianificare escursioni in montagna

Tra preoccupazioni, necessità e poca trasparenza

Palazzo di Google Cloud
Un palazzo di Google - Shutterstock, foto di Bluestork

A causa delle preoccupazioni per il consumo idrico eccessivo, un tribunale di Santiago del Cile poco più di un anno fa revocò l'autorizzazione a Google per costruire un data center nei paraggi della capitale del Paese, un'area interessata da anni di siccità e di scarsità idrica.

A causa delle necessità di stare al passo in un settore in pieno sviluppo, la maggior parte dei nuovi data center continuano tuttavia a venire costruiti anche in aree aride in cui la disponibilità di acqua è scarsa, come alcune zone degli Stati Uniti, oltre che in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti.

Tra le due forze opposte, si delinea una situazione che non è ancora chiara né analizzabile perché i principali attori del settore (come OpenAI e Google) non diffondono dati chiari sull'impatto energetico dei loro modelli linguistici, come sottolineato da Il Post. Pertanto, finché non ci sarà maggiore trasparenza al riguardo, resta praticamente impossibile sapere con certezza i reali consumi energetici e idrici dei sistemi che alimentano le intelligenze artificiali.

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Pietro Paolucci
Pietro Paolucci
Redattore

Nato a Roma, è un giornalista che si occupa soprattutto di tecnologia e innovazione. Dalle lauree in Letteratura Musica Spettacolo e in Filologia Moderna si indovinano alcuni suoi interessi, ma gli piacciono anche le montagne, nuotare, la psicologia e andare nei posti che non conosce. Ha tre biciclette, quattro chitarre e altre cose che non ha tempo di rispolverare, dice. Da vecchio vorrebbe mettere piede su Marte, o quantomeno scriverne un reportage.

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