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Arrivare ad Anghiari significa spingersi fino all'estremo est della Toscana, in quel punto perfetto dove la provincia di Arezzo incontra l'Umbria, proprio a cavallo tra il Casentino e l'Alta Valle del Tevere. Durante il mio viaggio ho capito subito perché questa località sia orgogliosamente entrata a far parte della rete delle Città Slow, del club dei Borghi più belli d'Italia e si sia aggiudicata la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Qui il tempo sembra seguire un ritmo diverso, fatto di aria pulita, colline pettinate da vigneti e scorci storici che richiedono di essere esplorati senza alcuna fretta.
Raggiungere il borgo in auto richiede un piccolo sforzo in più rispetto alle mete turistiche più battute, ma il paesaggio ripaga ampiamente. Partendo da Arezzo ci si impiega poco più di mezz'ora percorrendo la provinciale SP43, mentre da Firenze il viaggio dura circa due ore passando per l'autostrada A1. Chi arriva da Siena impiega circa un'ora e mezza attraversando la SS715 e la SS73. Per chi viaggia con i mezzi pubblici, la scelta migliore è raggiungere la stazione ferroviaria di Arezzo e da lì prendere l'autobus di linea Sitabus diretto a Sansepolcro o Città di Castello.

Passeggiando tra i vicoli mi sono resa conto di come la storia qui sia presente in ogni pietra. Il nome del borgo è indissolubilmente legato alla celebre Battaglia di Anghiari, combattuta il 29 giugno 1440, quando le truppe fiorentine sconfissero l'esercito del Ducato di Milano in uno scontro decisivo per gli equilibri geopolitici dell'epoca. L'episodio divenne leggendario anche perché, circa sessant'anni dopo, il gonfaloniere Pier Soderini commissionò a Leonardo da Vinci un enorme affresco per celebrare la vittoria nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, a Firenze.
Sebbene l'opera leonardesca sia andata perduta durante il processo di essiccazione dell'intonaco e coperta successivamente dagli affreschi del Vasari, il ricordo di quel capolavoro vive ancora nell'immaginario collettivo e negli studi autografi dell'artista, resi celebri anche dalle riproduzioni di grandi maestri come Rubens.
Esplorando il centro storico ci si accorge che il sistema difensivo duecentesco è ancora ben conservato, con le sue mura possenti e le sue tre porte storiche: Porta San Martino, anticamente dotata di ponte levatoio, la maestosa Porta Sant'Angelo e la Porta Fiorentina, che collega il nucleo antico con la più moderna Piazza Baldaccio.
Il mio percorso nel cuore di Anghiari è iniziato lungo la celebre Ruga di San Martino, la via dritta e ripidissima che attraversa il paese regalando uno scorcio scenografico che si apre sulla vallata. Camminando senza meta tra i vicoli si incontra subito Palazzo Pretorio in Piazza del Popolo. L'edificio del XIV secolo mostra sulla facciata gli stemmi in bassorilievo dei podestà fiorentini e custodisce al piano terra un affresco quattrocentesco attribuito ad Antonio di Anghiari, maestro di Piero della Francesca, oltre a un'antica vasca vinaria di epoca romana.
Poco distante, in Piazza Mameli, Palazzo Marzocco ospita il Museo della Battaglia e di Anghiari. Al suo interno ho potuto percorrere un viaggio archeologico e artistico che va dagli utensili dell'uomo di Neanderthal fino alle armi da fuoco del Settecento, con una sezione interattiva e multimediale interamente dedicata alla ricostruzione dello scontro del 1440 e al dipinto scomparso di Leonardo. Uscendo dal perimetro delle mura si incontra invece la Chiesa di Santo Stefano, rara testimonianza di architettura alto-medievale del VII secolo con influssi bizantini, al cui interno è conservata una preziosa tavola di Domenico di Michelino.

Spostandosi di pochi chilometri dal centro si scopre un territorio costellato di fortificazioni e pievi romaniche nate durante l'incastellamento longobardo. Tra le strutture più affascinanti spicca il Castello di Montauto, arroccato a quasi 800 metri di altitudine; un luogo denso di suggestione che per tre secoli ha custodito il saio di San Francesco d'Assisi. Altrettanto notevole è il Castello di Galbino, con i suoi torrioni cilindrici e il bel loggiato, oltre al Castello di Sorci, antica dimora del condottiero Baldaccio d'Anghiari.
Quest'ultimo è oggi famoso sia per la sua leggenda (si dice che nelle notti d'estate risuoni ancora l'armatura del fantasma di Baldaccio) sia per aver ispirato la sceneggiatura del capolavoro cinematografico Non ci resta che piangere con Roberto Benigni e Massimo Troisi.
Per gli amanti della natura e del trekking, una tappa fondamentale è la Riserva Naturale dei Monti Rognosi. I suoi 156 ettari offrono sentieri segnalati da percorrere a piedi, in mountain bike o a cavallo, immersi in un paesaggio aspro e affascinante. Tra gli itinerari più stimanti ci sono la storica "Via delle Miniere" e i cammini francescani che ripercorrono le tracce del Poverello d'Assisi.

La tradizione enogastronomica locale merita di essere scoperta con la stessa calma che caratterizza il borgo. Ad Anghiari la cucina propone sapori decisi: da non perdere i tipici bringoli anghiaresi, spaghettoni fatti a mano con acqua e farina conditi con ragù o funghi porcini, la trippa in salsa rossa e le carni alla brace.
Ristoranti storici all'interno delle mura come Da Alighiero o La Cantina del Granduca offrono l'occasione perfetta per gustare queste specialità insieme ai vini locali, come i rossi a base Sangiovese e Merlot prodotti dalla storica azienda agricola Davide Del Gaia. Chi cerca un'esperienza culinaria nell'immediata campagna può invece fare una sosta alla Vecchia Osteria la Pergola a Tavernelle o spostarsi verso Arezzo per provare la cucina stellata di Octavin.
Per quanto riguarda il soggiorno, l'offerta rispecchia l'anima accogliente del territorio. Chi desidera muoversi a piedi può optare per i piccoli hotel e gli appartamenti situati all'interno delle mura medievali. Se invece l'obiettivo è il totale relax immersi nel paesaggio collinare, la scelta cade sui tanti agriturismi, ville storiche e resort ricavati da vecchie dimore di campagna ristrutturate. Luoghi perfetti per godersi una piscina vista vigneti e finire la giornata con una cena a chilometro zero sotto le stelle.
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