Cioccofest e Festa della Castagna a Caprarola 2026, il programma
Due weekend nel Parco delle Scuderie di Palazzo Farnese tra cioccolato e sapori della Tuscia

Chi cerca un castello nel Lazio e segue i cartelli per i Castelli Romani rischia di ritrovarsi, al massimo, davanti a una porchetta. Frascati, Marino, Ariccia: borghi splendidi, ma il nome è un'eredità medievale più che una promessa di torri merlate. Le fortezze vere stanno altrove, sparse tra la costa tirrenica, i laghi vulcanici della Tuscia e le alture della Ciociaria, e raccontano secoli di famiglie potenti – Orsini, Caetani, Farnese – di papi in lotta e di assedi. Alcune sono ancora abitate dagli eredi; altre custodiscono leggende che i custodi raccontano volentieri, magari abbassando la voce. Ecco sei castelli da visitare nel Lazio, scelti per storia, posizione e quel tanto di mistero che basta a giustificare la gita.

Nel novembre del 2006 fotografi da mezzo mondo si accamparono sulle rive del Lago di Bracciano: dentro le mura, Tom Cruise e Katie Holmes si stavano sposando. Il castello, però, non aveva bisogno di Hollywood per essere celebre. Completato dagli Orsini nel 1485, a metà strada tra fortezza e residenza nobiliare, passò agli Odescalchi nel 1696, poi ai Torlonia e di nuovo agli Odescalchi nel 1848, che ne curarono il restauro e ne sono tuttora proprietari. Il percorso di visita attraversa una ventina di sale, tra soffitti lignei, armature e affreschi rinascimentali, fino ai camminamenti di ronda da cui il lago si apre in tutta la sua ampiezza. Aperto ogni giorno dalle 10:00, è raggiungibile anche in treno da Roma.
Qui conviene arrivare in treno, alla fermata Santa Severa Nord, e fare l'ultimo tratto a piedi verso il mare. Il castello, costruito nel XIV secolo, sorge infatti sulla spiaggia, dove un tempo c'era Pyrgi, il porto dell'etrusca Caere (l'attuale Cerveteri), fondato tra la fine del VII e l'inizio del VI secolo a.C. Dal santuario di Pyrgi provengono le celebri lamine d'oro, incise in etrusco e fenicio e oggi custodite a Roma, al Museo di Villa Giulia. Dopo i Romani, che vi costruirono un castrum, arrivarono il borgo medievale e le mura che si vedono oggi, presidio dello Stato Pontificio sulla costa. Il complesso, gestito dalla Regione Lazio, ospita il Museo del Mare e della Navigazione Antica, un'area archeologica e, d'estate, un fitto calendario di concerti e mostre. Dista circa 50 km dalla Capitale.

Nel 1499 papa Alessandro VI Borgia scomunicò i Caetani e ne confiscò i beni. Sermoneta finì così nelle mani dei Borgia, che trasformarono il castello in una fortezza militare: mura più spesse, una nuova cittadella, la chiesa interna abbattuta. Durò poco. Morto il papa, nel 1504 Giulio II restituì il feudo alla famiglia, che lo aveva acquistato già nel 1297 grazie al sostegno di un altro pontefice di casa, Bonifacio VIII. Oggi il castello domina uno dei borghi meglio conservati della provincia di Latina, con il Maschio alto 42 metri e le Camere Pinte, sale affrescate intorno al 1470 con soggetti mitologici. Nel 1536 vi soggiornò perfino l'imperatore Carlo V. Le visite sono solo guidate, durano circa un'ora e costano 8 euro (giovedì chiuso): meglio prenotare sul sito della Fondazione Roffredo Caetani.
Fumone è il castello che fa paura. Arroccato su un'altura della provincia di Frosinone, servì per secoli da prigione papale, e il suo ospite più illustre fu anche il più sfortunato: Celestino V, il pontefice del "gran rifiuto" (quello che Dante, si dice, avrebbe collocato tra gli ignavi), vi fu rinchiuso dal successore Bonifacio VIII e vi morì nel 1296, dopo circa dieci mesi di prigionia. Il resto lo fanno le leggende. Nelle sale si conserva il corpo imbalsamato del marchesino Francesco Longhi, morto a cinque anni, e il medico che lo trattò – così narrano in paese – sarebbe scomparso misteriosamente pochi giorni dopo. C'è chi giura di sentire ancora i pianti della madre. Superstizioni a parte, la visita regala anche un giardino pensile con vista sulla Ciociaria.

Siepi di bosso disegnate con precisione da ricamo, un giardino segreto fiorito, una fontana al centro: il giardino all'italiana di Vignanello, in provincia di Viterbo, è tra i meglio conservati d'Europa. Lo volle nel 1610 Ottavia Orsini, figlia di quel Vicino Orsini che a pochi chilometri aveva creato il visionario Sacro Bosco di Bomarzo (buon sangue, evidentemente, non mente). Il castello è più antico: rocca fortificata già nel Medioevo, fu donato nel 1531 da papa Clemente VII a Beatrice Farnese Baglioni e rimodellato nel Cinquecento, con quattro torrioni angolari e il fossato. La famiglia Ruspoli lo abita ancora. Si visita su prenotazione nei fine settimana e nei festivi, da febbraio a dicembre (luglio escluso), con biglietto da 15 euro.
All'estremo nord della Tuscia, quasi al confine con la Toscana, Torre Alfina sembra uscita da un libro di fiabe. E non per caso. La fortezza medievale fu ridisegnata in stile neogotico nell'Ottocento dal banchiere belga Edoardo Cahen d'Anvers, che aggiunse guglie, merli e un parco all'inglese. Ai piedi del castello si stende il Bosco del Sasseto, 61 ettari di lecci, aceri e castagni cresciuti tra massi lavici coperti di muschio, monumento naturale dal 2006 e soprannominato "Bosco di Biancaneve". Nel cuore del bosco si trova il mausoleo della famiglia Cahen. Il castello si visita con guida; il bosco, con le sue luci filtrate, dà il meglio di sé in autunno.
Orari e tariffe cambiano spesso, soprattutto per i castelli privati: conviene sempre verificarli sui siti ufficiali prima di mettersi in viaggio. Chi ha un fine settimana può abbinare Bracciano a una passeggiata sul lago, oppure Vignanello e Bomarzo a un weekend nella Tuscia.
Cerchi altri eventi ed esperienze da vivere? Scarica l'app di KuriU e lasciati ispirare!