Stelvio in moto
Stelvio in moto_Foto Shutterstock_Lukas Gojda

Passo dello Stelvio in moto, l'itinerario tra 88 tornanti

Da Bormio a Prato allo Stelvio, un anello di meravigli tra Lombardia, Alto Adige e Svizzera
A cura della Redazione
Articolo pubblicato il:
16 Ottobre 2026

Ostinato, verticale, leggendario: è lo Stelvio. Con i suoi 2.757 metri è il valico stradale più alto d'Italia e il secondo delle Alpi dopo il francese Colle dell'Iseran. Per chi viaggia in moto rappresenta qualcosa di molto simile a ciò che una vetta rappresenta per un alpinista. Non una semplice strada di montagna, ma una salita che prima o poi va fatta, anche solo per poter dire di esserci stati. A renderlo un mito sono soprattutto i suoi 88 tornanti, divisi tra il versante lombardo e quello altoatesino, con pendenze che arrivano al 12%, ma anche una storia cominciata poco più di duecento anni fa per volere dell'Impero austriaco. Un itinerario sul passo dello Stelvio in moto si può costruire come un anello di una giornata con partenza e arrivo a Bormio, scendendo in Val Venosta e rientrando dalla Svizzera attraverso la Val Monastero e il Passo Umbrail.

Passo dello Stelvio in moto, l'itinerario ad anello da Bormio

Stelvio in moto - Bormio, in Valtellina
Bormio - Foto Shutterstock by xbrchx

Bormio - mezza giornata

Adagiata nella conca dell'Alta Valtellina, a circa 1.200 metri di quota, Bormio è la base più comoda per chi affronta lo Stelvio dal versante lombardo, e conviene arrivarci il pomeriggio prima, così da partire riposati la mattina successiva. Le ore che avanzano si possono passare in centro oppure alle terme, che dopo una giornata in sella diventano molto più di uno sfizio. Qui il nome del passo, però, non indica soltanto una strada. La pista Stelvio, la discesa che ha ospitato le gare di sci alpino maschile delle [Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026](DA DEFINIRE), porta lo stesso nome, segno di quanto questa montagna sia entrata nell'identità del paese, dagli sciatori ai motociclisti. A cena, la scelta più sensata è affidarsi alla cucina valtellinese, sostanziosa quanto basta per affrontare la salita del giorno dopo.

Cibo consigliato: Pizzoccheri, tagliatelle di grano saraceno con patate, verze, burro e formaggio Valtellina Casera.

Passo dello Stelvio in moto, da Bormio al passo: il versante lombardo

La salita comincia dalla zona dei Bagni Vecchi e prosegue lungo la statale 38 per una quarantina di tornanti, con pendenze massime del 12% e un tratto finale costante intorno all'8%. Rispetto al versante altoatesino la carreggiata è più aperta e le curve si alternano a brevi rettilinei, che lasciano il tempo di guardarsi intorno.

Salendo, i pascoli cedono il posto alle pietraie e alle lingue di neve che resistono anche in piena estate. In prossimità della IV Cantoniera, a circa tre chilometri dalla vetta, si incontra il bivio per il Passo Umbrail, da cui si tornerà nel pomeriggio. Nei fine settimana d'estate la strada è condivisa con moltissimi ciclisti, ed è forse l'aspetto che chi arriva per la prima volta sottovaluta di più. Sullo Stelvio la moto è un ospite tra gli altri, e ogni sorpasso va fatto con la pazienza di chi sa che la salita non appartiene soltanto a lui.

Vista aerea del Passo dello Stelvio
Vista aerea del Passo dello Stelvio - AaronChenPS2/Shutterstock

In cima, a 2.757 metri

La strada dello Stelvio nasce per ragioni tutt'altro che turistiche. A progettarla è stato l'ingegnere bresciano Carlo Donegani, per conto dell'Impero austriaco, che tra il 1820 e il 1825 la fece costruire per collegare i possedimenti lombardi al Tirolo, senza dover attraversare il territorio svizzero dei Grigioni. Un secolo più tardi, durante la Prima guerra mondiale, queste montagne divennero linea del fronte, e solo alla fine del conflitto l'intero tracciato da Bormio a Prato passò all'Italia. Il mito sportivo arriva invece il 1° giugno 1953, quando nella tappa Bolzano-Bormio del Giro d'Italia Fausto Coppi attacca lo svizzero Hugo Koblet sulle rampe del passo, gli strappa la maglia rosa e vince il suo quinto e ultimo Giro.

È per questo che, dal 1965, la vetta più alta di ogni edizione si chiama Cima Coppi. La consacrazione pop è più recente e porta la firma di Top Gear, che nel 2007 la elegge la strada più bella del mondo da guidare, salvo poi ripensarci davanti alla Transfăgărășan rumena. Oggi la vetta, ai margini del Parco Nazionale dello Stelvio istituito nel 1935, è soprattutto un punto di sosta obbligato per motociclisti e ciclisti, che si fermano per la foto davanti al cartello prima di affrontare la discesa.

Passo dello Stelvio in moto: verso Prato allo Stelvio: i 48 tornanti

Il versante altoatesino è quello delle fotografie aeree, dove 48 tornanti numerati scendono verso Trafoi e la Val Venosta per quasi 30 km, fino a Prato allo Stelvio. Sono più stretti e ravvicinati di quelli lombardi, la pendenza tocca anche qui il 12% e si addolcisce soltanto negli ultimi otto. Intorno al 5%, quindi la discesa chiede marce basse e lo sguardo sempre una curva più avanti. Il numero inciso su ogni tornante, in questo senso, aiuta più di quanto sembri, perché trasforma la discesa in un conto alla rovescia e permette di dosare la concentrazione fino all'ultimo.

Il panorama sull'Ortles, che compare e scompare a ogni cambio di direzione, conviene goderselo nelle piazzole di sosta piuttosto che dalla sella. Più che una discesa, è una lezione di guida, e chi la affronta per la prima volta se ne accorge ben prima di arrivare a valle. Qui la strada esce tra meleti e masi, e all'ora di pranzo la cucina diventa tirolese.

Cibo consigliato: Canederli allo speck, in brodo o con burro fuso e formaggio.

Il ritorno dalla Svizzera: Umbrail e Val Müstair

Per chiudere l'anello senza ripercorrere la stessa strada, da Prato si va verso ovest fino al confine svizzero e si entra nella Val Monastero, o Val Müstair. Il nome viene dal monastero benedettino di San Giovanni, patrimonio UNESCO noto per i suoi affreschi altomedievali, che vale una sosta di mezz'ora anche con la tuta addosso. Da Santa Maria Val Müstair comincia la salita al Passo Umbrail, il valico stradale più alto della Svizzera, a oltre 2.500 metri. Sono circa 13 km e più di mille metri di dislivello su una strada stretta e ripida, oggi interamente asfaltata, dove le curve cieche chiedono più attenzione che sullo Stelvio. In cima si rientra in Italia e ci si ricongiunge alla statale 38 all'altezza della IV Cantoniera, da cui si scende di nuovo verso Bormio. Per il passaggio del confine è necessario un documento d'identità valido.

Per chi ha un giorno in più: il Gavia

Chi ha a disposizione un giorno in più può dedicarlo al Passo di Gavia, che da Bormio sale verso Santa Caterina Valfurva e scende poi su Ponte di Legno, in Val Camonica. È meno celebre e molto meno trafficato dello Stelvio, e per molti motociclisti è anche più affascinante, proprio perché più selvaggio. La carreggiata in alcuni tratti si restringe, le protezioni sono ridotte al minimo e in vetta, accanto al Lago Bianco, il paesaggio ritrova i tempi lenti dell'alta montagna. Non è un passo da fotografia di rito, ma da percorrere senza fretta, possibilmente in un giorno feriale.

Passo dello Stelvio in moto: quando partire e cosa sapere

Lo Stelvio è una strada stagionale. Nel 2026 il versante lombardo ha riaperto a fine maggio, mentre la chiusura invernale arriva con le prime nevicate, di solito a novembre, senza una data fissa. A metà ottobre la strada risulta ancora percorribile, ma prima di partire conviene controllare la viabilità sui canali di Anas e della Provincia di Bolzano. In quota le temperature scendono rapidamente anche d'estate e la neve non è mai da escludere.

Quindi l'abbigliamento a strati è indispensabile, mentre le piccole cilindrate, soprattutto con passeggero e bagagli, sono sconsigliate. In alcune giornate estive, infine, la strada viene chiusa al traffico motorizzato per Enjoy Stelvio Valtellina, l'iniziativa che la riserva alle biciclette. Nel 2026 è successo il 29 agosto e il 19 settembre, e il calendario va verificato ogni anno. Partire presto al mattino, nei giorni feriali, rimane il modo migliore per trovare la strada libera e la luce giusta.

Poco più di duecento anni dopo Donegani, lo Stelvio continua a fare ciò per cui era stato costruito, ossia unire territori che la montagna terrebbe separati. Oggi, però, a percorrerlo non sono più gli eserciti, ma persone in cerca di qualcosa che l'autostrada non sa dare. In un tempo che misura tutto in minuti risparmiati, lo Stelvio resta uno dei pochi posti in cui la strada più lunga è anche quella giusta.

Redazione

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