Il Lago Balaton si tinge di viola: dove ammirare la fioritura della lavanda in Ungheria
A giugno la penisola di Tihany e le sponde del lago ungherese si trasformano in una piccola Provenza

C'è chi ricorda un viaggio grazie alle fotografie, chi grazie ai souvenir allineati sulla mensola e chi, invece, grazie a un odore: il gelsomino di un vicolo in Provenza, la scorza d'agrume spremuta sopra un granita, l'incenso di una chiesa in penombra. Proust lo aveva intuito con la sua madeleine, i neuroscienziati lo hanno confermato. L'olfatto è il senso più direttamente collegato alla memoria e alle emozioni, e nessun ricordo, forse, resiste al tempo quanto quello affidato al naso. Non stupisce, allora, che il turismo dei profumi – o turismo olfattivo, come lo chiamano gli addetti ai lavori – stia conquistando sempre più viaggiatori, tra atelier dove comporre la propria fragranza, distillerie aperte al pubblico e campi in fiore da attraversare all'alba. Ecco le mete da segnare in agenda, in Italia e in Europa.

Il nome evoca subito Il profumo di Patrick Süskind: è qui, tra le colline alle spalle di Cannes, che il protagonista del romanzo impara i segreti dei maestri profumieri. La realtà, del resto, non è da meno. Grasse è considerata la culla della profumeria moderna dal XVI secolo, e nel 2018 l'UNESCO ha iscritto i saperi legati al profumo del suo territorio nel Patrimonio culturale immateriale dell'umanità: la coltivazione delle piante, la trasformazione delle materie prime e l'arte della composizione. Le maison storiche aprono le porte ai visitatori. Fragonard, fondata nel 1926, ha una fabbrica-museo dove si scopre la distillazione; Molinard, attiva dal 1849, propone atelier nel centro storico; da Galimard, in circa due ore, si crea la propria fragranza accanto a un profumiere. Il momento migliore per andarci è agosto, con la Fête du Jasmin, che celebra l'inizio della raccolta del gelsomino tra sfilate, fiori e fuochi d'artificio.
Nessuna fabbrica, qui, ma un convento. Nel 1221 i frati domenicani si stabilirono a Santa Maria Novella e cominciarono a coltivare erbe medicinali, da cui nacquero unguenti, elisir e acque profumate. Da quella tradizione prese forma, nel 1612, l'Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella, una delle più antiche farmacie al mondo ancora in attività. La sua fragranza più celebre porta il nome di una regina: l'Acqua della Regina, legata a Caterina de' Medici, che nel 1533 partì per la Francia per sposare il futuro re portando con sé il suo profumiere personale (e, con lui, una moda destinata a fare scuola oltralpe). Oggi, in Via della Scala, si entra nell'antica Cappella di San Niccolò, trasformata in sala di vendita, tra affreschi, scaffali in legno e vetrine colme di flaconi. Si annusa, si ascolta, ci si perde.
Pochi sanno che l'Eau de Cologne, il profumo forse più imitato della storia, è nata dal talento di un italiano. Si chiamava Giovanni Maria Farina, veniva dalla Val Vigezzo, in Piemonte, e il 13 luglio 1709 fondò a Colonia l'azienda considerata la più antica fabbrica di profumi al mondo ancora attiva. La sua creazione, costruita attorno alle note fresche degli agrumi italiani, voleva ricordare un mattino di primavera nella terra d'origine. Il nome che l'ha resa celebre compare per la prima volta in una lettera del 1742. Nella Farina-Haus, sede della famiglia dal 1723, si visita il Museo del Profumo: solo con guida, accompagnati da figuranti in abiti d'epoca, tra alambicchi, essenze da annusare e la tecnica dell'enfleurage.

Ai piedi dei Balcani, tra maggio e giugno, una valle lunga circa 140 chilometri si tinge di rosa. È la Valle delle Rose, in Bulgaria, regno della Rosa damascena, portata qui nel Seicento da un mercante turco e diventata la fonte di uno degli oli essenziali più preziosi al mondo. Il prezzo si spiega con i numeri: per ottenere un solo chilo di olio servono oltre 3.000 chili di petali, raccolti a mano dall'alba fino a mezzogiorno, prima che il sole ne disperda il profumo. Il cuore della valle è Kazanlak, dove ogni anno, il primo fine settimana di giugno, la Festa delle Rose porta in strada raccolte tradizionali, dimostrazioni di distillazione, danze popolari e l'immancabile corteo della Regina delle Rose. Conviene prenotare con largo anticipo.

Torniamo in Italia, anzi, sulla punta dello Stivale. Se l'acqua di Farina profuma d'agrumi, il merito è anche del bergamotto, che cresce quasi esclusivamente lungo un centinaio di chilometri di costa tra Villa San Giovanni e Brancaleone, in provincia di Reggio Calabria. Da qui arriva la gran parte dell'olio essenziale prodotto nel mondo – tra l'80 e il 95%, secondo le stime del settore –, tutelato dal marchio Bergamotto di Reggio Calabria – Olio Essenziale DOP. I grandi profumieri lo usano come nota di testa in moltissime fragranze; Gabriele D'Annunzio, si dice, non sapeva farne a meno. A Reggio il Museo del Bergamotto racconta la storia del frutto attraverso gli attrezzi per l'estrazione manuale, le prime macchine ottocentesche e le fotografie delle spedizioni verso New York. Ma il vero viaggio è lungo la costa ionica, tra gli agrumeti.
Annusare, oggi, è diventata un'esperienza anche culturale. Il progetto europeo Odeuropa, dedicato al patrimonio olfattivo, ha portato in alcuni musei percorsi in cui i dipinti si scoprono anche con il naso, come il tour Follow your nose di Ulm, in Germania. L'Italia non resta a guardare. A Milano, dal 3 al 6 giugno 2026, Esxence ha riunito per la sedicesima edizione la profumeria artistica di 39 Paesi, mentre Torino ha inaugurato ad aprile Diffusioni Olfattive, festival ospitato a Palazzo Carignano con ospiti come Jean-Claude Ellena, uno dei nasi più celebri al mondo. Chi vuole cominciare da vicino può partire dai giardini più belli d'Italia.
Insomma, per una volta, si può lasciare a casa la macchina fotografica e affidarsi al naso (che, a differenza del cellulare, non si scarica mai).
Scritto da Morgana Fois