Le ricette italiane più cercate nel 2026 e come replicarle a casa
In Italia ci affidiamo sempre più al web anche in cucina: ecco quali sono le ricette più cercate dall'inizio dell'anno

Quali sono i piatti regionali italiani più cercati online nel 2026? La cucina italiana di recente è stata dichiarata Patrimonio dell'umanità, con la decisione presa dall'Unesco che di certo non è stata casuale. Il cibo infatti è uno dei tratti distintivi del Belpaese, una sorta di simbolo dell'Italia nel mondo tanto che molti turisti vengono da noi attratti anche dalla prospettiva di assaggiare la cucina nostrana. Il vero patrimonio inestimabile della cucina italiana però sono i piatti regionali, eccellenze enogastronomiche che raccontano anche dei pezzi di storia del territorio di provenienza. Ogni regione e ogni città - ma in molti casi anche ogni borgo - custodiscono ricette tramandate di generazione in generazione e spesso legate a rituali familiari, feste religiose, cicli agricoli e memorie collettive che risalgono a secoli fa. Non a caso in Italia ogni anno vengono organizzate migliaia di sagre per celebrare questi piatti.
Ma quali sono i piatti regionali italiani che nel 2026 gli utenti cercano di più sul web? Grazie all'analisi dei volumi di ricerca su Google, abbiamo stilato una classifica dei 10 piatti tipici italiani più popolari online. Allora siete pronti per un viaggio gastronomico lungo lo Stivale? Si parte!
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Volume di ricerca mensile: oltre 1,6 milioni
La lasagna al ragù è il piatto regionale italiano più cercato online in assoluto. Nata nell'area bolognese, troviamo la lasagna in documenti medievali già a partire dal XIV secolo. All'epoca si utilizzavano sfoglie di pasta alternate a condimenti di vario tipo. La versione che conosciamo oggi con ragù di carne macinata e besciamella si è definita soprattutto tra Ottocento e Novecento, ma la ricetta originale della lasagna alla bolognese è depositata dal 1982 presso la Camera di Commercio di Bologna a testimonianza dell'importanza culturale e identitaria di questo piatto. Preparare la lasagna in casa - dalla sfoglia tirata a mano fino al ragù cotto lentamente per ore - è ancora oggi un rito domenicale e festivo che unisce intere famiglie intorno al tavolo.
Volume di ricerca mensile: oltre 1,1 milioni
Piatto simbolo della cucina romana e laziale, l'origine della carbonara da tempo è oggetto di autentici dibattiti. Quello che è certo è che la carbonara nella sua forma attuale è emersa nel dopoguerra romano e da lì ha conquistato il mondo. Gli ingredienti della ricetta originale sono rigorosamente quattro: guanciale (non pancetta !!), pecorino romano, tuorli d'uovo e pepe nero. Niente panna, niente cipolla e niente aglio, pena l'esclusione dal consesso dei puristi romani. La carbonara è oggi oggetto di una proposta di candidatura a Patrimonio UNESCO, segno di quanto sia considerata non solo un piatto, ma un autentico monumento culturale.
Volume di ricerca mensile: circa 979.000
Il tiramisù è forse il dolce italiano più conosciuto al mondo, eppure la sua origine è relativamente recente e ancora contesa. La versione più accreditata lo vuole nato negli anni '60 e '70 a Treviso e, più precisamente, nel ristorante "Le Beccherie" dove la pasticceria si cimentava con strati di savoiardi inzuppati nel caffè, mascarpone, uova e zucchero, senza l'aggiunta di panna o gelatina. Il nome "tiramisù" evoca l'effetto energizzante e consolatorio di questo dolce che in Veneto veniva tradizionalmente consumato come ricostituente. Nel 2017 la regione Friuli-Venezia Giulia ha aperto un contenzioso sull'origine del dolce, rivendicandone la paternità per la città di Tolmezzo, ma il Veneto ha risposto con il riconoscimento ufficiale del tiramisù trevigiano come prodotto agroalimentare tradizionale. Insomma, una sorta di battaglia politica tutta in seno al Nord-Est dell'Italia.
Volume di ricerca mensile: circa 509.000
Il tortellino è molto più di una pasta ripiena: è un simbolo dell'identità bolognese e modenese, anche qui oggetto di dispute centenarie tra le due città sull'origine e sulla ricetta autentica. La leggenda più famosa vuole che il tortellino sia stato creato da un oste di Castelfranco Emilia che, spiando dal buco della serratura il ventre di Lucrezia Borgia, si ispirò a quella forma armoniosa per creare la sua pasta. Storie a parte, la ricetta del tortellino bolognese è stata depositata nel 1974 dalla Confraternita del Tortellino presso la Camera di Commercio di Bologna: ripieno di lombo di maiale, prosciutto crudo, mortadella, parmigiano reggiano e noce moscata, servito poi rigorosamente in brodo di carne. A Natale e a Capodanno, i tortellini in brodo sono un rito quasi sacro per le famiglie emiliane e non solo.

Volume di ricerca mensile: circa 480.000
La pizza napoletana è il piatto italiano più famoso al mondo, nato nei vicoli di Napoli tra il Settecento e l'Ottocento come cibo popolare e di strada. La leggenda vuole che nel 1889 il pizzaiolo Raffaele Esposito creò la pizza Margherita in onore della Regina Margherita di Savoia, scegliendo colori che richiamassero il tricolore italiano: rosso del pomodoro, bianco della mozzarella e verde del basilico. Nel 2017 la pizza napoletana è stata riconosciuta Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità dall'UNESCO, un riconoscimento storico che ha sancito il suo valore non solo gastronomico, ma anche antropologico e sociale. L'arte del pizzaiuolo napoletano - dalla preparazione dell'impasto con lievito madre all'infornata nel forno a legna a oltre 450°C - infatti è una pratica tramandata con rigore da generazioni.
Volume di ricerca mensile: circa 418.000
L'amatriciana nasce ad Amatrice nel reatino come evoluzione della "gricia" - altro piatto tipico della zona -, il condimento bianco dei pastori transumanti a base di guanciale e pecorino. Con l'introduzione del pomodoro avvenuta tra la fine del '700 e l'inizio dell'800, è nata così l'amatriciana che conosciamo oggi. La ricetta tradizionale prevede rigatoni o spaghetti, guanciale di Amatrice, pomodoro, pecorino romano e un filo di vino bianco sfumato in cottura. Niente cipolla, aglio o peperoncino: i puristi dell'amatriciana sono inflessibili su questo punto.
Volume di ricerca mensile: circa 323.000
Tre ingredienti e nessun compromesso. La cacio e pepe è forse il piatto più difficile da eseguire perfettamente tra quelli della tradizione romana nonostante la sua apparente semplicità: pasta (preferibilmente tonnarelli o spaghetti), pecorino romano e pepe nero. Anche la cacio e pepe è nata come pasto dei pastori laziali in transumanza che portavano con sé ingredienti duraturi e nutrienti, nel tempo si è affinata fino a diventare uno dei simboli della cucina povera romana elevata a forma d'arte. Il segreto della cacio e pepe perfetta sta nella mantecatura: il pecorino deve sciogliersi nella pasta con l'acqua di cottura senza formare grumi, creando una crema avvolgente e saporita. Un risultato che richiede tecnica e pratica e che spiega perché sia tra le ricette più cercate online da chi vuole cimentarsi nella cucina romana autentica.

Volume di ricerca mensile: circa 74.000
Gli gnocchi alla sorrentina di patate con salsa di pomodoro, fior di latte e basilico, gratinati in forno fino a formare una crosticina filante, sono uno dei piatti campani più amati e cercati. La storia di questa preparazione affonda le radici nel XVI secolo nella suggestiva Sorrento, quando le famiglie locali impararono a valorizzare le patate appena arrivate dall'America combinandole con i prodotti tipici della penisola: il pomodoro del Vesuvio, il fior di latte d'Agerola e il basilico fresco. Oggi gli gnocchi alla sorrentina vengono spesso serviti nelle caratteristiche ciotoline di terracotta che vanno direttamente in forno, una tradizione che ne esalta non solo il sapore, ma anche la presentazione rustica e conviviale: non a caso è il piatto della domenica per eccellenza in molte famiglie della Campania.
Volume di ricerca mensile: circa 74.000
La pasta alla Norma è il piatto simbolo di Catania e della Sicilia orientale: rigatoni o spaghetti conditi con salsa di pomodoro, melanzane fritte, ricotta salata grattugiata e basilico fresco. Il nome, secondo la tradizione più diffusa, sarebbe un omaggio alla Norma di Vincenzo Bellini, il compositore catanese autore dell'omonima opera lirica. Si racconta che l'attore e drammaturgo Nino Martoglio, assaggiando il piatto per la prima volta, esclamò: "Chista è 'na vera Norma!". La melanzana è protagonista assoluta di questa ricetta: fritta in abbondante olio fino a doratura perfetta, deve essere croccante fuori e morbida dentro. La ricotta salata - e non quella fresca - è l'altro ingrediente imprescindibile, con il suo sapore deciso che bilancia la dolcezza del pomodoro. Imperdibile tra i piatti regionali italiani.
Volume di ricerca mensile: circa 258.000
Tra i piatti regionali italiani, gli arrosticini sono il cibo dell'anima abruzzese: piccoli spiedini di carne di pecora (o castrato) infilati su bastoncini di legno e cotti sulla brace della caratteristica "fornacella", una griglia lunga e stretta che permette di cuocere decine di spiedini in fila contemporaneamente. Originariamente chiamati "rustelle", nascono dalla tradizione pastorale del Gran Sasso e della Maiella dove i pastori transumanti li preparavano con i tagli di carne meno pregiati della pecora. Oggi gli arrosticini sono un autentico rito collettivo: si mangiano in piedi, con le mani, uno dopo l'altro e magari accompagnati da un bicchiere di vino. Sono il simbolo delle grigliate estive, delle sagre di paese, dell'amicizia e della convivialità abruzzese. Il loro segreto? La carne di pecora adulta, con la giusta quantità di grasso intermuscolare che durante la cottura diventa pura bontà.
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