Alla Clode Art Gallery arriva Primavera d'Arte
La mostra collettiva visitabile a Roma fino al 5 aprile
A Roma il 28 febbraio inaugura la mostra Chromotherapia, protagonista indiscusso: il colore. Gli spazi dell’Accademia di Francia a Roma - Villa Medici ospitano l’esposizione più vitaminica dell’anno del Giubileo. Curata dall’artista Maurizio Cattelan e dallo specialista dell’immagine contemporanea Sam Stourdzé, curatori anche del catalogo omonimo, Chromotherapia indaga il valore semantico del colore nella fotografia. Un valore polisemico e polivalente, precisa scelta artistica. Da quando l’invenzione tecnologica dell’autochrome, introdotta nel 1907 dai fratelli Lumiére, è comparsa nel mondo della fotografia artistica, le scelte cromatiche sono diventate parte integrante dello stile di un artista. Il grado di saturazione o l’insistenza su un determinato pantone, su una determinata palette hanno un valore specifico, di volta in volta.
Da semplice strumento per catturare la realtà come è, è diventato un elemento narrativo essenziale che permette di giocare sul significato incalzando sul significato. Permette di mostrare le cose in modo diverso. Un’immagine dal valore intrinsecamente politico, ma dai colori vibranti, accesi, per esempio, può trasmettere ancora di più il messaggio impegnato proprio attraverso il contrasto cromatico. Che sia fotografia di moda, street photography realista, pubblicità o critica sociale pungente il risultato emotivo può essere raggiunto in ogni caso, a prescindere dallo scopo esplicito: è una scelta di sensibilità artistica. Nella mostra Chromotherapia, organizzata in 7 sezioni espositive, si ripercorre la storia della fotografia a colori del XX secolo e il modo in cui gli artisti filtrano la realtà attraverso l’iride. Il risultato è un racconto cromatico del mondo, nella sua bizzarria e nella sua intensità, con occhio surrealista o iperrealista.
Sono 19 gli sguardi artistici selezionati, vibranti e acuti. Tra questa rosa, compaiono geni del calibro di Walter Chandoha, Guy Bourdin e Ouka Lee, oltre alle opere contenute nei numeri del magazine Toiletpaper, ideato da Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari e attivo dagli anni Dieci del Duemila. Ci sono le iconiche fotografie dei cani di William Wegman e la critica politica di Juno Calypso alle imposizioni maschili del femminile in pubblicità, la poetica del dramma di Arnold Odermatt e i contrasti forti e paradossali del consumismo bulimico di Martin Parr. Con un overcoloring come quello di questa esposizione, il mondo contemporaneo, che sta attraversando una pagina complicata della sua storia, sembra più gioioso di quello che è: una vera e proprio cromoterapia. In corso fino al 9 giugno, è la celebrazione dell’impatto emozionale dell’immagine, del potere dell’iride: parla in contemporanea allo stomaco e all’intelletto. Come suggerisce il titolo della mostra a Villa Medici: Chromotherapia è la fotografia a colori che rende felici.
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