Le 3 mostre da visitare nell'autunno 2024
Da Martin Parr ad Artemisia Gentileschi passando per l'Art Brut

Chi in queste settimane ha attraversato piazza Municipio – di corsa, magari, verso il Molo Beverello e un aliscafo che non aspetta nessuno – si sarà trovato davanti tre barche di legno alte fino a otto metri che, a dispetto della vicinanza con il porto, non mostrano alcuna intenzione di prendere il mare.
Sono le sculture di Voyageur, il progetto di Ibrahim Mahama, e il fatto che resteranno lì solo fino al 18 novembre dice parecchio su come vanno lette le mostre a Napoli a novembre: più che un mese di inaugurazioni, per l'arte cittadina questo è soprattutto un mese di congedi. Tra il 9 e il 23 chiudono le tre mostre del Madre, nel giro di pochi giorni salutano anche il Maschio Angioino e Sant'Anna dei Lombardi, mentre in via Toledo le Gallerie d'Italia alzano il sipario sull'unica vera novità del mese. Ma procediamo per gradi, partendo da chi ha meno tempo.

Il Madre – per esteso, Museo d'arte contemporanea Donnaregina, in via Settembrini – ha scelto di chiudere la stagione a scaglioni, una settimana dopo l'altra, quasi a voler concedere al pubblico il tempo di rimettersi in pari. La prima a lasciare è Gli anni. Capitolo 3, curata da Eva Fabbris con Marta Federici, Laura Mariano e Alberta Romano, visibile fino a lunedì 9 novembre: il titolo stesso lascia intendere un racconto a puntate, e chi si è perso le prime due farebbe bene a non perdersi almeno l'ultima. Lunedì 16 tocca a Living Collapse, a cura di Samuele Piazza, un titolo che suona fin troppo in sintonia con lo spirito del tempo (e non è detto che sia un caso). Lunedì 23, infine, chiude POST, curata da Arianna Rosica e inaugurata appena il 10 ottobre: sei settimane in tutto, una durata da mostra-lampo.
Il museo apre tutti i giorni tranne il martedì, dalle 10 alle 19:30, con la domenica che si allunga fino alle 20; la biglietteria, però, chiude un'ora prima. Dettaglio non proprio marginale per chi conta di infilarsi nelle sale all'ultimo momento, il 23 novembre.
Nel frattempo, al Maschio Angioino, la Fondazione Valenzi ospita fino a sabato 14 novembre Arte e Resistenza a Napoli, dedicata a Marino Mazzacurati. Il nome, ai più, dirà poco. Eppure è sua la firma sul monumento alle Quattro Giornate di Napoli, e prima ancora – a Roma, negli anni Venti – era stato tra i giovani che con Scipione e Mario Mafai diedero vita a quella che Roberto Longhi battezzò Scuola di via Cavour. L'ingresso è libero, il che ne fa una di quelle soste che si possono decidere sul momento.
Sempre tra le mostre di novembre a Napoli, ci sono poi le barche. Voyageur, curata da Vincenzo Trione e promossa dal Comune di Napoli dentro il programma Napoli Contemporanea, schiera tre imbarcazioni costruite secondo modelli e tecniche tradizionali del Ghana, tra i cinque e gli otto metri d'altezza, per raccontare un Mediterraneo che comincia molto più a sud di Lampedusa: migrazioni, commerci, lavoro, scambi. Non è una mostra in senso stretto ma un'installazione all'aperto, che si guarda passando e senza biglietto fino a mercoledì 18 novembre. Il paradosso, va detto, è riuscito: tre navi ferme a due passi da quelle che partono davvero.
Fino a venerdì 20, invece, a Sant'Anna dei Lombardi, in piazza Monteoliveto, va in scena un gioco di specchi che vale la deviazione. Doppia scena. Da Tolosa a Tolosa è la personale del pittore Nicholas Tolosa, curata da Marco Di Capua e allestita nella cappella che porta – omonimia felice – lo stesso cognome dell'artista. Le opere inedite rileggono il Compianto sul Cristo morto di Guido Mazzoni, il gruppo in terracotta del 1492 custodito nel complesso, e prestano a quei volti rinascimentali, segnati da un dolore tutt'altro che trattenuto, una fisionomia contemporanea. Anche qui l'ingresso è libero, negli orari di apertura del complesso.

La notizia del mese, però, arriva da via Toledo 177, dove le Gallerie d'Italia di Intesa Sanpaolo inaugurano venerdì 6 novembre Angelica e Élisabeth. L'età delle donne pittrici, in calendario fino al 7 marzo 2027. A cura di Fernando Mazzocca, Francesco Leone ed Elisabetta Rasy, la mostra mette una accanto all'altra Angelica Kauffmann ed Élisabeth Vigée Le Brun, due pittrici che tra Settecento e primo Ottocento riuscirono in un'impresa che definire improbabile, per una donna dell'epoca, è quasi un complimento: una carriera internazionale, costruita a colpi di ritratti e di favori conquistati presso le corti e le élite europee.
Chi è cresciuto con Lady Oscar ha in mente una Maria Antonietta disegnata dai cartoni giapponesi; Vigée Le Brun quella regina la ritrasse dal vero, e più di una volta. Napoli, del resto, le conobbe entrambe: Kauffmann dipinse la famiglia di Ferdinando IV, mentre Vigée Le Brun, in fuga dalla Rivoluzione, fece qui il ritratto di Emma Hamilton.
Il percorso, a giudicare dalle intenzioni dei curatori, non si limita al confronto fra due biografie, ma si inserisce in un ragionamento più ampio sulle artiste attive nell'Italia meridionale e sul posto che il sistema dell'arte ha concesso (o negato) alle donne. Per chi non vuole aspettare, c'è un'anteprima gratuita giovedì 5 novembre, dalle 19 alle 21, con ultimo ingresso alle 20:30. E già che si è lì, vale la pena passare a salutare il Martirio di sant'Orsola di Caravaggio, che nello stesso palazzo ha la sua casa.
Per le ultime due mostre a Napoli di novembre non c'è fretta: restano aperte per tutto il mese e anche oltre, fino al 10 gennaio 2027.
«Napule è mille culure», cantava Pino Daniele nel 1977. Mimmo Jodice, per buona parte della sua carriera, di colori ne ha usati due, ed è proprio per questo che Il colore di Mimmo Jodice, al Museo del Tesoro di San Gennaro, è una piccola rivelazione. Curata da Sylvain Bellenger, la mostra riunisce oltre quaranta fotografie, alcune mai esposte prima, dell'unico progetto a colori del fotografo: dettagli della pittura napoletana del Seicento – Ribera, Caravaggio, Artemisia Gentileschi – scattati negli anni Ottanta, presentati nel 1985 a Villa Pignatelli e restaurati per l'occasione. Le immagini sono distribuite fra le sale del Tesoro e le Sacrestie, aperte tutti i giorni dalle 9:30 alle 18, con ultimo ingresso tre quarti d'ora prima.
A pochi passi, in via dei Tribunali 253, il Pio Monte della Misericordia fa una cosa che in pochi possono permettersi: mettere un'opera contemporanea accanto a un Caravaggio senza che la prima ne esca schiacciata. Yu Hong. Umanità a confronto tra buio e oro, a cura di Mario Codognato e Loredana Gazzara, ruota attorno a Make a Wish, la grande tela che la pittrice cinese ha realizzato pensando proprio a questa chiesa e che dialoga con le Sette opere di Misericordia, dipinte per l'altare maggiore e mai spostate da lì.
Accanto, un piccolo trittico del 2023 dal titolo programmatico, Death Can't Be Known until One Knows Life, entrato nella collezione grazie al progetto Sette Opere per la Misericordia. Se si dovesse scegliere una sola visita in tutto novembre, sarebbe questa. Si entra dal lunedì al sabato dalle 10 alle 18 e la domenica dalle 9 alle 14:30, con un biglietto da 10 euro (8 il ridotto) che comprende chiesa e quadreria; per chi vuole abbinarla a Jodice esiste anche un biglietto combinato legato alle visite guidate Scintillarte.
Chi ha un solo weekend di novembre disponibile per approfittare delle mostre a Napoli, può dividere la città in due passeggiate. La prima tiene insieme via Toledo, piazza Municipio, il Maschio Angioino e Monteoliveto, quattro tappe di cui tre gratuite. La seconda resta nel cuore antico, fra il Duomo, via dei Tribunali e il Madre di via Settembrini, a pochi minuti a piedi. L'unica accortezza è non programmare il Madre di martedì, quando il museo resta chiuso.
In fondo, le mostre a Napoli a novembre sono un piccolo esercizio di gestione del tempo: qualcosa va visto adesso, qualcosa può aspettare Natale. Chi volesse allargare lo sguardo oltre il golfo trova la nostra guida alle mostre d'autunno 2026 in Italia. Le barche di Mahama, intanto, lasceranno la piazza il 18 novembre senza aver mai toccato l'acqua – che, per un'opera intitolata Voyageur, è un modo piuttosto originale di viaggiare.
Scritto da Anna Furlan
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