Cos'è la Namelaka: storia dell'irresistibile crema giapponese
Dalle origini giapponesi ai segreti per farla a casa: tutto sulla crema che sta rivoluzionando la pasticceria moderna

Quanti, tra chi è cresciuto davanti alla TV dei ragazzi tra la fine degli anni 70 e gli anni 80, avrebbero immaginato che il Giappone di Goldrake e di Candy Candy sarebbe diventato, qualche decennio dopo, una vera e propria passione di massa? All'epoca il Sol Levante arrivava nelle case italiane quasi di contrabbando, con i cartoni animati del pomeriggio e qualche riga sui libri di geografia; oggi, per molti, è un repertorio di gesti, sapori e parole che va dal ramen al manga, dal bonsai alla cerimonia del tè. A Roma questa passione ha da anni un appuntamento fisso: i Japan Days, il festival dedicato alla cultura giapponese che si tiene in città dal 2007 e che, nel 2026, torna sabato 24 e domenica 25 ottobre all'Ippodromo delle Capannelle, con ingresso gratuito.

I Japan Days non sono un evento unico ma una piccola stagione: nel 2026 si sono già tenuti l'opening di fine febbraio all'Eur, l'edizione di aprile, quella di maggio e l'apertura di stagione di settembre, queste ultime due sempre alle Capannelle. Quella di ottobre, però, ha un tratto suo, e lo deve al calendario. Con Halloween alle porte, il programma pesca nel folklore giapponese e nelle sue creature soprannaturali, gli yokai: spiriti, demoni e mostri di ogni forma che popolano da secoli racconti e stampe, molto meno rassicuranti di una zucca intagliata. Accanto, spazio al teatro tradizionale, con il kyogen – il teatro comico che per secoli ha fatto da intermezzo agli spettacoli di Nō – e le maschere del Nō stesso.
Il cuore della manifestazione è la Market Zone, con oltre cento espositori divisi tra il Giappone tradizionale e quello che gli organizzatori chiamano, con un certo gusto per l'iperbole, “hyper”: artigianato, illustrazione, oggetti di design, fumetti. Intorno ruota tutto il resto, dalle esibizioni di arti marziali agli showcase di musica J-pop e K-pop, dal cosplay agli arcade, fino ai giochi da tavolo e a uno spazio per le famiglie. Non mancano i talk, con autori, firmacopie e presentazioni.

Per chi preferisce mettere le mani in pasta, il programma prevede corsi introduttivi alle arti tradizionali: il kintsugi, la tecnica che ripara le ceramiche rotte con la lacca e l'oro e trasforma la crepa in un ornamento; lo shodō, la calligrafia; e poi origami, bonsai, ikebana, mizuhiki (i nodi decorativi in cordoncino di carta), lezioni di lingua giapponese e di disegno manga. Ce n'è per tutti, insomma, compresi i più impazienti.

La Food & Drink Area si ispira allo street food dei matsuri, le feste popolari giapponesi: takoyaki (le polpette di polpo), onigiri, gyoza, karaage, ramen e curry, e per il dolce dango, dorayaki e daifuku – il dorayaki, per i pochi che non lo ricordassero, è il dolce di cui va ghiotto Doraemon. Completano il quadro le degustazioni di tè matcha, gli incontri introduttivi al sakè e lo show cooking. In due parole: un konbini a cielo aperto.
L'appuntamento è all'Ippodromo delle Capannelle, su via Appia Nuova, sabato 24 e domenica 25 ottobre dalle 10 alle 19.30, con ingresso gratuito. Chi non vuole cercare parcheggio può prendere il treno della linea FL4 fino alla stazione di Capannelle, a circa 700 metri dall'ingresso, oppure la metro A fino a Colli Albani e da lì il bus 664. Una sola raccomandazione, da prendere sul serio: arrivare con un certo appetito.
Scritto da Anna Furlan
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